Le proposte

Associazioni all’attacco: «Fisco da allineare agli standard europei»

Per favorire il rinnovo, Unrae propone deduzioni maggiori e ammortamenti ridotti a due anni per le auto a zero o basse emissioni

di Vincenzo Conte

4' di lettura

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Le politiche tributarie sulle flotte aziendali sono al centro delle riflessioni delle associazioni attive nel comparto della mobilità (aziendale e non) in questa fine di 2024. Unrae insiste sulla fiscalità come leva per un parco circolante sempre più sostenibile. «Con l’eliminazione dell’Ecobonus dal 2025 – dice Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae - il sostegno alla transizione energetica (lato domanda) e al rinnovo del parco auto è uscito dalle priorità del governo. Tuttavia, per Unrae questi obiettivi restano perseguibili attraverso una revisione della fiscalità sulle auto aziendali». I tetti di deducibilità, fermi al 1997, la riduzione progressiva delle deduzioni per auto in uso non esclusivo e per professionisti fino al 20%, insieme a una detraibilità Iva limitata al 40% (in deroga da quasi 40 anni alle norme Ue), creano un gap competitivo per tutte le imprese italiane rispetto ai concorrenti europei. Per questo «Unrae propone di premiare le auto a zero o basse emissioni fino a 60 g/Km CO2 con deduzioni fiscali maggiori e ammortamenti ridotti a due anni per veicoli in pool, di professionisti o assegnati ai dipendenti in uso promiscuo».

A fianco di Unrae si schiera anche Aniasa. «Le aziende di autonoleggio - sottolinea Pietro Teofilatto, direttore area fisco ed economia di Aniasa - rappresentano attualmente il canale principale nella diffusione di veicoli elettrici ed ibridi. È di fondamentale importanza procedere alla concretizzazione della legge delega per la riforma tributaria, ponendo particolare attenzione al regime fiscale delle auto aziendali il quale è rimasto in gran parte invariato in Italia fin dagli anni ’90. Intervenire sulla deducibilità dei costi nei confronti di questi veicoli, modulandola in funzione delle emissioni di CO2, rappresenterebbe un passo significativo per un allineamento della nostra normativa fiscale con gli standard degli altri Paesi europei».

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La recente riforma della fiscalità sulle auto in fringe benefit, che favorisce l’adozione di auto elettrificate ed elettriche, resta dunque uno degli elementi più discussi in questo periodo (si veda anche il servizio di pag. 1). «La legge di Bilancio - dice Francesco Naso, segretario generale di Motus-E - si appresta a segnare uno spartiacque significativo nel settore delle flotte aziendali, con l’introduzione di agevolazioni per i veicoli elettrificati con ricarica esterna e l’applicazione di un malus per le auto con emissioni di CO2 superiori ai 61 g/km». Questa misura contribuirà senz’altro a un incremento delle quote di mercato dei veicoli elettrici e plug-in, «invogliando i dipendenti a scegliere la soluzione full electric, con le aziende che potranno continuare a beneficiare anche degli incentivi rivolti allo sviluppo delle infrastrutture di ricarica aziendali».

«Per il 2025 – sottolinea Andrea Boraschi, direttore di Transport & Environment Italia - gli effetti congiunti di una maggiore disponibilità sui mercati di veicoli elettrici, combinata con la riforma della pressione fiscale sulle auto in fringe benefit, potrebbe determinare un significativo cambiamento nei trend di mercato. A oggi, ragionando in termini di decarbonizzazione, il canale delle flotte aziendali mostra ritardi, nell’adozione delle tecnologie più pulite, del tutto assimilabili a quelli del canale privato. È una situazione che va in qualche modo ribaltata, anche perché sappiamo che dal canale delle auto aziendali dipende in larga misura la composizione di quello dell’usato».

Sull’importanza della sostenibilità insiste anche Aiaga, come emerge dalle parole di Michele Amici, consigliere direttivo di Aiaga. «A distanza di 5 anni dagli obiettivi del Green Deal europeo – dice Amici - i nostri associati fleet e mobility manager sono sicuramente impegnati a far quadrare tali obblighi con strategie e scelte tenendo conto anche degli obiettivi aziendali. Con tale premessa le gestioni della fleet e del mobility management saranno sempre più condivise tra loro prevedendo scelte di mobilità sempre più integrata e sostenibile».

Il rapporto tra fleet manager e società di noleggio è invece sotto la lente di ingrandimento di una rilevazione condotta da Top Thousand. «La nostra ricerca - spiega Riccardo Vitelli, presidente di Top Thousand - conferma il generale gradimento delle aziende per i servizi del noleggio a lungo termine, in questi anni in graduale crescita. I gestori delle flotte chiedono oggi di essere coinvolti sempre di più e di essere considerati come partner con cui definire soluzioni ad hoc per le specifiche esigenze di mobilità dell’azienda. Ampi margini di crescita si intravedono nelle potenzialità ancora inespresse della consulenza sui costi di gestione della mobilità».

Sul quadro congiunturale si focalizza infine il presidente di Amina, l’associazione dei broker italiani, Iacopo Chelazzi. «Al momento sono diversi i motivi di incertezza per il settore automotive in tutta Europa. Non c’è una ricetta che ci dica come uscire da questa situazione: noi siamo a stretto contatto con clienti che percepiscono questa incertezza e vogliono essere aiutati a ridurre i motivi di preoccupazione». Per questo sarebbe molto importante individuare degli indirizzi certi su cui si possa andare avanti con lo sviluppo della mobilità, e sulla base di questi indirizzi fare in modo che le aziende possano programmare i propri investimenti potendo contare su un quadro congiunturale immutato anche dei prossimi anni. «Certezze, in una sola parola: ecco di cosa c’è bisogno per tornare a crescere».

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