Agricoltura

Asparagi, primato veneto e produzione in ripresa

Primeggia Treviso con la Igp di Badoere registrata nel 2010 - A Padova la specialità di Pernumia alla prova del cambiamento climatico

di Barbara Ganz

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Il Veneto ha il primato nel panorama asparagicolo nazionale: la regione ospita circa un quinto della produzione complessiva (21,2%) e i dati - contenuti nel report sui dati congiunturali dell’ortaggio pubblicato da Veneto Agricoltura - mostrano una produzione di asparago in Veneto che, dopo tre anni, supera di nuovo la soglia delle 13mila tonnellate. Guardando ai numeri del quinquennio 2019-2024 con le stime 2025, si evidenzia un aumento produttivo di asparago del 21,7% nel corso della scorsa annata.

La produzione

I quantitativi, se si prendono in considerazione gli ultimi sei anni, sono risultati superiori solo nel 2022 (14.168 tonnellate, nel 2024 erano state poco meno di 11.000) e rafforzano la centralità della produzione regionale.

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Leggera contrazione invece per le superfici coltivate. Con 1.806 ettari, il Veneto fa registrare un -4% sul 2024, ma rimane comunque una delle regioni più incisive sul suolo nazionale per quanto riguarda le coltivazioni di asparago: il 19,6% delle superfici asparagicole in Italia è situato dentro i suoi confini.

I territori

Il primato della produzione è della provincia di Padova con circa il 40%, ma esistono molte altre specialità territoriali: Verona (20%), Treviso (15%), Venezia (10%), Rovigo (10%) e Vicenza (5%). Tutte queste province hanno contribuito alla significativa crescita produttiva del 2025, a eccezione di Treviso, che è stata l’unica a mostrare un calo (-7%).

Eppure la zona del Trevigiano resta il punto di riferimento per l’asparago di Badoere Igp. Nel 2024, anno in cui sono state raccolte in Veneto circa 28 tonnellate, su un totale di 15 ettari, di questa Indicazione Geografica, ha infatti accolto il 69% delle superfici ad essa destinate e il 66% delle tonnellate complessive prodotte in regione. Decisamente più distanziate risultano Padova e Venezia, con quote pari rispettivamente a circa il 30% e al 6% per quanto riguarda la produzione certificata, e al 20% e al 2% in termini di superfici.

Le denominazioni

Questi numeri si inseriscono in un quadro che, per l’asparago di Badoere, è stato piuttosto altalenante tra il 2019 e il 2024. Il report di Veneto Agricoltura segnala come i quantitativi prodotti si siano ridotti del 20% rispetto al 2023, elevando il tasso medio annuo di diminuzione al 3% nella finestra temporale considerata, mentre gli ettari coltivati sono cresciuti costantemente fino a tre anni fa, prima della contrazione del 2024 (-38,2%). Un andamento volatile, che ha riportato la quota delle superfici coltivate ad asparago di Badoere Igp sullo stesso livello del 2010, anno in cui è stata registrata la denominazione, senza però comprometterne la forte impennata produttiva mostrata nell’ultimo quindicennio: dalle sue origini, le quantità certificate sono cresciute dell’81,8%.

Nel Padoavano, il fulcro della produzione risiede nel Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia, che coordina 24 aziende agricole su un’estensione di quasi 500 ettari distribuiti tra i comuni di Pernumia, Monselice, Galzignano Terme, Battaglia Terme, Cartura, San Pietro Viminario e Due Carrare. Nonostante un inizio d’anno segnato da un caldo record (+1,65°C rispetto alla media storica), la campagna 2026 sta affrontando le complessità del maltempo primaverile, con piogge intense che hanno condizionato le rese nel periodo pasquale, mantenendo tuttavia elevate le quotazioni di mercato grazie alla qualità superiore del prodotto “bollinato”.

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