Sbagliando si impara

Ascoltare il corpo per evitare il burnout (e come usarlo per le decisioni)

Il corpo invia segnali precoci di malessere che spesso ignoriamo; riconoscerli e agire aiuta a fare scelte più consapevoli e a prevenire crisi personali e professionali

di Giulio Xhaet*

 (AdobeStock)

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Qualche mese fa dovevo condurre un evento legato alla motivazione di un pool di talenti e cercavo un manager capace di ispirarli come ospite. Alla fine, ho intercettato un ex Ceo che mi ha raccontato una storia di quelle che ti fanno riflettere lungo: “Se c’è un messaggio che ci tengo a far passare è questo: imparate ad ascoltare il vostro corpo quando vi parla. Io l’ho capito a mie spese.”

“Mi spieghi meglio?” Gli domando.

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“Considera che per una quarantina d’anni io non sono praticamente mai entrato in un ospedale. Scoppiavo di salute. Poi, dopo decenni come manager e top manager, ho iniziato ad avere dolori: emicranie, gastriti, nausee…”.

“Beh, quando non sei più giovane è normale.”

“Lo pensavo anch’io, ma in alcuni casi l’età centra poco. Guarda caso ora sono più vecchio, e sto meglio che mai. C’era dell’altro.”

“Di che si trattava?”

“Te lo spiego con un ricordo di quel periodo. Mi stanno per imbarcare in un volo, come sempre. Credo viaggiassi il 90% delle mie giornate. Infilo il mio trolley nei misuratori per bagagli a mano, e non ci entra. Ero convinto fosse della misura giusta, e invece niente. Non potevo portarlo con me.”

“E quindi?”

“Ho iniziato a urlare come un pazzo, a insultare tutti e ho distrutto a calci il trolley davanti alla gente attonita.”

Mi ricordo che fece una lunga pausa, come se rivivesse quei momenti di follia.

“Vedi, il corpo mi stava avvertendo che non ero più fatto per quel lavoro, che dovevo cambiare qualcosa, che stavo sfiorando una crisi di nervi”.

Ecco, non so se anche a voi sia capitato, ma le recenti ricerche sulla neuroscienza delle emozioni lo confermano: il corpo è il primo a segnalare che qualcosa non va, e lo fa con i “marcatori somatici”, concetto ideato dal neuroscienziato Antonio Damasio.

E noi cosa rispondiamo di solito?

A causa della cultura dominante, tendiamo a silenziarli:

Dolori gastrici: “è lo stomaco, succede”

Mal di schiena: “Devo migliorare la postura”

Ansia continua: “È normale quando si hanno responsabilità”

Il corpo anticipa il collasso prima della mente. Ignorarlo significa ignorare un sistema di allarme integrato. Imparare ad ascoltarlo, ci aiuta a fare una cosa fondamentale: prendere decisioni ponderate quando dobbiamo scegliere se cambiare, e come farlo.

E quindi, come fare scelte incarnate?

Come sempre, regole certe per ogni persona e contesto non esistono, ma tre riflessioni interessanti penso di poterle lasciare.

Innanzitutto, riconosciamo i segnali prima che urlino.

Riprendendo i marcatori somatici di Damasio, se provo tensione viscerale o muscolare, è facilmente il segnale di un’incoerenza con la vostra natura.

Ciò che ci “contrae”: malessere o stanchezza costante, fiato corto, insonnia… Non è debolezza: è informazione.

Quali sono gli ambienti, le attività, le persone che ci contraggono? Se un progetto ti contrae ogni giorno, anche se la logica ripete: “è una buona opportunità”, forse dovresti fidarti del segnale. Il corpo non mente sui costi nascosti delle scelte.

Secondo punto: muoviti!

Una valanga di ricerche dimostra come il pensiero diventi più lucido quando passeggiamo, corriamo o scateniamo il corpo. Non sono solo “pause”, ma catalizzatori che riaccordano i pensieri.

Lo sapete chi troviamo tra più grandi pensatori-passeggiatori della storia?

Gli antichi filosofi greci.

La stessa scuola di Aristotele era peripatetica, cioè “passeggiante”: le lezioni le teneva mentre camminava con gli allievi, per far assorbire loro i concetti al meglio.

Quando ti senti bloccato in una scelta, muoviti, potresti aiutare alcuni pensieri veri e nascosti a uscire dalla tana.

Ultimo punto: grocca una decisione.

Groccare è un principio di Life Design: significa simulare una scelta immaginando di averla già presa con il massimo realismo possibile, e vedere come ci si sente.

Provate un mini-groccaggio ora: immaginate di aver preso una decisione importante su qualcosa di vero in questo periodo della vostra vita. Ormai ci siete dentro.

Datevi qualche minuto per immaginarvi dentro quella scelta: cosa fate, con chi siete?

Come vi sentite dopo?

Più contratti e tesi, o più leggeri, energici?

Se percepite energia, curiosità, una buona tensione, siete in un margine vitale. Altrimenti, come direbbero i neuroscienziati, siete in regressione.

Sembra proprio che gli atteggiamenti più saggi nel prendere una scelta nascano dall’alleanza tra ragione, emozioni e corpo. Il corpo è un’intelligenza che parla un linguaggio sottile: sensazioni, micro-tensioni, carezze allo stomaco. Il corpo reagisce prima della mente. E la mente, se è saggia, ascolta.

* Partner & Head of Communication, Newton SpA

Riproduzione riservata ©
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