Artprice: il mercato nel 2025 si è consolidato
Lo studio analizza i risultati d’asta, arrivati a 11,11 miliardi di dollari (+12% sul 2024) grazie alla ripresa del secondo semestre
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È tempo di analisi. Oltre al report di Art Basel e Ubs è uscito quello di Artprice, che restituisce una fotografia simile dell’anno 2025, benché consideri solo le aste, a differenza del primo, che guarda anche ai dealer. L’anno passato è stato, anche pr Artprice, un anno di aggiustamento, una fase di transizione, in cui, dopo un 2024 difficile, il settore si è assestato.
La contrazione del primo semestre
Nella prima parte dell’anno, il mercato ha continuato a contrarsi (-34% sull’anno precedente), soprattutto nella fascia alta: nessun lotto ha superato la soglia dei 50 milioni di dollari ed è emersa la vulnerabilità anche sopra i 10 milioni di dollari. È mancata la fiducia, carburante per il mercato dell’arte, per cui i venditori sono stati riluttanti a consegnare i loro capolavori. Inoltre, alcuni nomi affermati non hanno innescato più le solite guerre di rilanci, mentre stime più sobrie hanno mantenuto viva l’appetito degli offerenti. Per mantenere l’attività nel segmento di prestigio, le garanzie hanno giocato un ruolo cruciale: secondo Artprice, le case d’asta hanno dimostrato di aver ora compreso la natura ciclica del mercato, adattando i loro calendari, le stime e le strategie, mentre il mercato sta diventando più esigente: più riflessivo, più strategico, dà priorità alla stabilità rispetto allo spettacolo.
La ripresa nel secondo semestre
Dopo l’estate, invece, il mercato dell’arte di fascia alta ha iniziato a mostrare segni di rinnovato vigore, chiudendo con un +12% a 11,11 miliardi di dollari dopo tre anni di declino (sono 20,7 miliardi secondo l’altro report). Il ritorno di grandi collezioni private, come quelle della famiglia Pritzker e di Leonard Lauder, ha iniettato rinnovata energia e fiducia, culminando nella vendita record del capolavoro di Gustav Klimt (236,4 milioni di dollari). Quindi, a posteriori, il 2025 sembra essere stato un anno di contrasti, ma anche di significativo sviluppo, in cui il mercato è stato capace “di contrarsi senza rompersi, di riadattarsi senza tradire i suoi valori fondamentali”.
Il numero dei lotti venduti è cresciuto fino a 867.150 opere, vale a dire 2.375 lotti venduti al giorno. Secondo lo studio, nel 2025 oltre il 90% dei risultati delle aste d’arte globali è stato inferiore a 10.000 dollari. Lungi dall’immagine di un mercato riservato ai milionari, gli scambi dell’arte oggi funzionano principalmente in virtù dei volume, ampiamente trainati da opere accessibili, mentre la maggior parte dei valori complessivi si concentra su una minuscola frazione di capolavori.
La geografia
Le performance a livello geografico sono state molto diverse: gli Usa – mercato leader – sono cresciuti del 22%; in Europa sono andati bene Francia (+26%) e Belgio (+25%). La Cina, il secondo player a livello globale (per il report di Art Basel e Ubs è il terzo dopo la Gran Bretagna) ha continuato a fare fatica, perdendo il 5%, mentre altri mercati asiatici hanno performato bene, in particolare, l’India (+71%). La Gran Bretagna ha mantenuto stabile la terza posizione (+3%).








