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Artificial, il film su Sam Altman che nessuno vuole distribuire

Amazon scarica «Artificial» di Guadagnino dopo aver stretto una maxi-partnership con OpenAI. Netflix, A24 e Warner Bros. declinano. Mubi resta l’ultima speranza per il biopic su Altman, nuovo simbolo dei poteri finanziari che intrecciano industria tech e Hollywood

di Marco Trabucchi

FILE PHOTO: Figurines with computers and smartphones are seen in front of the words "Artificial Intelligence AI" in this illustration taken, February 19, 2024. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration/File Photo REUTERS

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Può un investimento da 50 miliardi di dollari influenzare il destino di un film? È la domanda che aleggia attorno alla nuova pellicola di Luca Guadagnino dedicata a Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, che si sta trasformando in uno dei casi più discussi dell’industria cinematografica americana.

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Artificial, il nuovo lungometraggio del regista dedicato alle vicende del fondatore di OpenAI, già completato e accolto positivamente durante alcune proiezioni riservate, avrebbe dovuto essere distribuito da Amazon MGM Studios con un’uscita prevista nel 2027. Poi il colpo di scena: lo studio ha deciso di abbandonare il progetto. Una scelta arrivata pochi mesi dopo l’annuncio dell’accordo strategico pluriennale tra Amazon e OpenAI, che prevede investimenti per circa 50 miliardi di dollari in infrastrutture, data center e servizi cloud destinati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

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Ufficialmente, Amazon ha evitato qualsiasi collegamento tra le due vicende. In una nota diffusa alla stampa statunitense, la società ha usato toni concilianti, ma inequivocabili: «Nutriamo il massimo rispetto e ammirazione per Luca Guadagnino in qualità di regista pluripremiato - per non menzionare la nostra duratura collaborazione che speriamo continui. Riteniamo che Artificial possa trovare una collocazione migliore se distribuito da un altro studio e stiamo lavorando a stretto contatto con il team dell’autore per trovare una nuova casa al film». Tuttavia, la coincidenza temporale ha alimentato interrogativi e speculazioni inevitabili.

Il biopic: perché non piace

La sceneggiatura, firmata da Simon Rich - già autore per il Saturday Night Live e i Simpson - si concentra sui cinque giorni che sconvolsero OpenAI nel novembre del 2023, quando il consiglio di amministrazione rimosse improvvisamente Altman dalla guida dell’azienda per poi richiamarlo pochi giorni dopo, sotto la pressione di oltre 700 dipendenti e investitori che minacciarono di lasciare l’azienda per seguire il manager in una nuova divisione che Microsoft si era detta pronta a creare.

La vicenda assume particolare rilievo perché Artificial non è un tradizionale biopic celebrativo, nonostante il registro della commedia drammatica (qualcuno lo ha già paragonato a The Social Network di David Fincher). Secondo diverse indiscrezioni circolate negli ambienti hollywoodiani, il film offrirebbe un ritratto poco accomodante dei protagonisti della Silicon Valley. Andrew Garfield interpreta Sam Altman, descritto da alcune fonti come una figura manipolatrice e incline alla mitomania, mentre Ike Barinholtz veste i panni di Elon Musk, rappresentato in modo altrettanto poco lusinghiero. Ci sono anche Yura Borisov (rivelazione di Anora) come il co-fondatore Ilya Sutskever e Monica Barbaro nel ruolo dell’ex cto Mira Murati.

Una patata bollente che altri distributori non vogliono

Quello che poteva sembrare un normale passaggio distributivo si è rapidamente trasformato in un caso più ampio. Dopo l’uscita di scena di Amazon, infatti, anche diversi potenziali acquirenti avrebbero rinunciato al progetto. Secondo le ricostruzioni della stampa americana, Netflix, A24, Focus Features e Warner Bros. avrebbero visionato il film senza procedere all’acquisizione dei diritti. Resterebbero invece aperte le ipotesi rappresentate da Mubi e Neon.

Le motivazioni ufficiali di questi rifiuti non sono state rese note. Tuttavia, osservatori del settore sottolineano come il crescente intreccio tra industria tecnologica, finanza e intrattenimento renda sempre più delicata la gestione di opere che raccontano in modo critico figure centrali dell’economia digitale. Il caso di A24 – lo studio considerato da molti la casa naturale per un autore come Guadagnino, che ha già distribuito Queer - viene spesso citato come esempio di questa complessità: è sostenuto finanziariamente da Thrive Capital di Josh Kushner, che siede nel consiglio di amministrazione di OpenAI ed è tra i principali investitori della società. Distribuire una biografia poco lusinghiera di Altman nei mesi che precedono la possibile quotazione di OpenAI li avrebbe messi esattamente nella stessa posizione scomoda di Amazon.

Un intreccio di interessi che colpisce l’autonomia di Hollywood?

Per decenni Hollywood ha raccontato il potere economico e politico mantenendo una relativa autonomia rispetto ai soggetti rappresentati. Oggi le grandi piattaforme tecnologiche non sono soltanto protagoniste delle storie raccontate, ma anche investitori, partner commerciali, fornitori di infrastrutture cloud e, in alcuni casi, distributori dei contenuti stessi. In questo scenario, Artificial rischia di diventare qualcosa di più di un film su Sam Altman. Potrebbe trasformarsi in un test sulla capacità dell’industria culturale di raccontare criticamente i nuovi centri del potere economico globale proprio mentre da essi dipende una quota crescente delle proprie risorse finanziarie e tecnologiche. E come accade in questi casi, l’attenzione generata dal caso potrebbe finire per aumentare il valore del progetto. Se Mubi o Neon dovessero acquisirlo nelle prossime settimane, si fa sempre più concreta l’ipotesi di una prima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre.

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