Mercato

Arte latinoamericana: una crescita strutturale tra mercato e istituzioni

Dalla Biennale di Venezia a SP-Arte, fino alla nuova generazione degli anni Novanta: una scena sempre più globale e stratificata

di Maria Adelaide Marchesoni

«Azulejão (voluta)», 2016 di Adriana Varejão, olio su gesso su tela, (180 x 180 cm)

6' di lettura

English Version

6' di lettura

English Version

Negli ultimi anni il mercato dell’arte contemporanea latinoamericana ha consolidato una presenza sempre più significativa all’interno del sistema globale. Tra il 2024 e il 2026 si osserva una crescita strutturale, sostenuta da una maggiore visibilità internazionale, da un rinnovato interesse istituzionale e da una produzione artistica capace di intercettare alcune delle questioni più urgenti del presente, come identità, ecologia, memoria e post-colonialismo.

Questo sviluppo si inserisce, tuttavia, in un contesto globale più cauto, segnato da una fase di assestamento dopo l’espansione post-pandemica. Il mercato internazionale, pur mostrando segnali di ripresa, appare oggi meno incline alla speculazione e più orientato verso artisti consolidati o pratiche sostenute da una forte legittimazione curatoriale. In questo quadro, l’arte latinoamericana si distingue per una crescita più qualitativa che puramente economica, che trova riscontro non solo nel mercato ma anche nelle principali piattaforme istituzionali.

Loading...

Gli artisti latinoamericani in laguna

La Biennale di Venezia 2026, ad esempio, registra diversi artisti provenienti dall’America Latina e dalle sue diaspore a partire da Rosanna Paulino (1967) e Adriana Varejão (Rio de Janeiro, 1964) che rappresentano il Brasile a Venezia. Entrambe nelle scuderie di importanti gallerie internazionali presentano il progetto, «Comigo Ninguém Pode» (“Con me nessuno può”), che esplora le ferite coloniali e la resilienza, utilizzando la pianta tossica Dieffenbachia come metafora di bellezza e ambiguità. Paulino, già presente nel 2022 nella mostra «Il Latte dei Sogni», nella sua attività abbraccia numerosi ambiti quali disegno, ricamo, incisione, scultura per esplorare la storia della violenza razziale e il persistente retaggio della schiavitù in Brasile. Adriana Varejao conosciuta per i suoi «Azulejos», mattonelle bianche e blu, che simboleggiano la presenza portoghese in Brasile, li usa per riflettere sull’ibridazione culturale, spesso forzata, avvenuta durante la colonizzazione (prezzi in asta tra 200 mila e 900 mila dollari, l’opera «Macau Wall (Blue)» è stata venduta per 845.000 dollari).

Nella mostra principale “In Minor Keys” troviamo Ayrson Heráclito, classe 1968 (prezzi da 7 mila dollari per le fotografie da Simões de Assis Art Gallery, Curitiba, Brasile) artista bahiano il cui lavoro è profondamente radicato nella cultura afro-brasiliana e nei suoi elementi sacri, Carolina Caycedo (1978) di origine colombiana (da Istituto de Vision, Bogotà, opere tessili da 43 mila dollari) le cui opere intrecciano dimensione ambientale e sociale, contribuendo alla costruzione di una memoria storica ed ecologica, e il venezuelano Alvaro Barrington, presenze che confermano il ruolo sempre più centrale della regione nel discorso contemporaneo globale.

Sempre a Venezia la mostra «Algebra» alla Pinault Collection a Punta della Dogana la personale dell’artista brasiliano Paulo Nazareth ripercorre la sua pratica fondata sul viaggio, sull’incontro e sull’esperienza diretta dei territori. Attraversando per anni le Americhe e l’Africa lungo le rotte di migranti e comunità diasporiche, l’artista ha trasformato lo spostamento in strumento di ricerca e testimonianza, raccogliendo storie e memorie che confluiscono nelle sue opere. L’artista è fortemente sostenuto da istituzioni e da gallerie internazionali, le sue opere presentano una forbice ampia dalle migliaia di euro per lavori su carta fino a cifre significativamente più alte per installazioni e opere complesse.

Paulo Nazareth. Immagine dell’installazione «Paulo Nazareth. Algebra», 2026, Punta della Dogana, Venezia.

SP-Arte come ponte tra scena locale e sistema globale

La fiera SP-Arte si è svolta dall’8 al 12 aprile a San Paolo. Si è appena conclusa: “C’è stato un cambiamento fondamentale di mentalità – sottolinea Fernanda Feitosa, fondatrice di SP-Arte – vent’anni fa l’internazionalizzazione era un’ambizione o un’aspettativa; oggi è parte integrante dell’operatività quotidiana delle principali gallerie che viaggiano costantemente, partecipano alle principali fiere, costruiscono relazioni con istituzioni all’estero e rappresentano gli artisti all’interno di un circuito globale. Ciò che è interessante è che questa presenza internazionale non ha diluito l’identità, ma l’ha rafforzata: le gallerie brasiliane di maggior successo oggi sono quelle che sanno operare a livello globale pur rimanendo profondamente radicate nel proprio contesto culturale”. “SP-Arte – prosegue Feitosa – si inserisce in questo contesto come piattaforma e come ponte, collegando il Brasile e l’America Latina al sistema internazionale dell’arte e, allo stesso tempo, invitando il mondo a confrontarsi più profondamente con ciò che viene prodotto qui”.

In questo scenario, la scena artistica latinoamericana si configura sempre più come un equilibrio tra artisti storicizzati e una nuova generazione emergente già sostenuta dal mercato e dalle istituzioni. “Le proposte presentate a SP-Arte riflettono chiaramente questa compresenza, rendendo la fiera un osservatorio privilegiato sul presente della regione” afferma Feitosa.

La legittimazione delle nuove generazioni

Una delle caratteristiche più rilevanti del sistema latinoamericano è il modo in cui si afferma una nuova generazione di artisti: non tanto attraverso il mercato primario, quanto tramite un processo di riconoscimento istituzionale che passa da biennali, residenze e mostre museali. È questo percorso a garantire una crescente visibilità internazionale, grazie a pratiche capaci di coniugare ricerca formale e urgenza tematica.

«Diosa del sueño«, 2024 di Santiago Yahuarcani. Colori naturali e acrilico su tela 134 x 165 cm

Ai nomi più noti si affiancano figure come Santiago Yahuarcani (Pebas, Perù, 1960), che testimoniano un passaggio sempre più fluido tra scena emergente e riconoscimento istituzionale. Il MASP – Museo d’Arte di San Paolo – ha inaugurato in questi giorni una mostra a lui dedicata. Artista indigeno appartenente al popolo Uitoto, attivo nell’Amazzonia peruviana, Yahuarcani sviluppa una pratica profondamente radicata nelle tradizioni orali, nella cosmologia e nella cultura visiva della sua comunità, intrecciando memoria familiare, storia e immaginazione. La mostra riunisce circa trenta dipinti, tra cui opere inedite, e segna un ulteriore passo nel suo riconoscimento internazionale dopo la partecipazione alla 60ª Biennale di Venezia (2024), dove il suo lavoro ha attirato l’attenzione della critica e del pubblico (prezzi a partire da 85 mila dollari da Stephen Friedman Gallery, Londra, New York).

Accanto a figure ormai canonizzate emerge una scena giovane particolarmente dinamica, rappresentata da artiste come Manuela Navas (1996), rappresentata da Janaina Torres Galeria (San Paolo), le cui pratiche pittoriche si collocano in una fascia di mercato ancora accessibile — tra i 5 mila e i 18 mila euro — ma in rapida crescita.

«Sem título [Untitled]», 2025 di Kelton Campos Fausto. Pigmenti naturali e acrilico su lino

In questa stessa direzione si colloca una generazione di artisti nati negli anni Novanta, la cui affermazione si sviluppa all’interno di un sistema sempre più strutturato e interconnesso. A Gentil Carioca, storica galleria con sedi a San Paolo e Rio de Janeiro, rappresenta un osservatorio privilegiato di queste dinamiche, sostenendo pratiche che coniugano sperimentazione formale e radicamento culturale. Artisti come Kelton Campos Fausto (1996), Vinicius Gerheim (1992) e Marcela Cantuária (1991) sviluppano linguaggi distinti ma convergenti nell’attenzione al contesto sociale e simbolico. Le loro opere si muovono tra pittura, installazione e pratiche ibride, intrecciando riferimenti alla cultura urbana, alla memoria collettiva e alle trasformazioni del paesaggio contemporaneo. Ne emerge una produzione capace di articolare nuove forme di rappresentazione dell’identità e del territorio, in linea con una scena che, pur giovane, appare già pienamente inserita nei circuiti di legittimazione internazionale. I prezzi per le opere pittoriche di grandi dimensioni si collocano intorno ai 23 mila dollari.

«Sem título [Untitled]», 2024 di Maxwell AlexandreOlio su carta da imballaggio 120 x 160 cm

In questa stessa direzione si colloca un ulteriore nucleo di artisti sostenuti da Almeida & Dale, galleria con sede a San Paolo. Tra questi, Maxwell Alexandre (Rio de Janeiro, 1990), Marina Woisky (San Paolo, 1996) e Thiago Hattner (San Paolo, 1990) sviluppano pratiche distinte, ma accomunate da una forte attenzione alla dimensione identitaria e alla costruzione dell’immagine contemporanea. Le loro ricerche si articolano prevalentemente attraverso la pittura, declinata in forme diverse: dalle grandi composizioni di Maxwell Alexandre, che indagano la rappresentazione dei corpi neri e dello spazio urbano, alle atmosfere più intime e sospese di Marina Woisky, fino al linguaggio stratificato di Thiago Hattner, in cui segno, materia e simbolo si intrecciano (i prezzi oscillano tra gli 8 mila e i 25 mila dollari). Ne emerge una produzione che, pur muovendosi tra dimensione personale e collettiva, conferma il ruolo di questa generazione all’interno di un sistema sempre più strutturato e internazionale.

« Grade com pássaro», 2025 di Marina Woisky. Stampa su tessuto, malta e resina (82 x 96 x 5 cm)

Infine, per chi vuole gettare uno sguardo sull’arte latinoamericana a Milano, presso la galleria ArtNoble è in corso la prima personale europea di Amparo Viau (1991), con un’installazione composta da un unico disegno lungo circa 40 metri, realizzato con gessetti su carta. L’artista ha costruito una presenza significativa sulla scena latinoamericana, tra mostre istituzionali — tra cui la Fundación PROA — e riconoscimenti come il Premio a la Obra de Arte ad arteBA 2022. I prezzi partono da circa 10 mila euro e arrivano fino a 35 mila euro.

« Un secreto se apaga entre mis manos», 2026 di Amparo Viau. Pastelli a cera su carta di cotone al 100%

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti