In fiera

Art Rotterdam punta sulla fotografia

Grande fermento in città tra collezionisti, la nuova casa del Nederlands Fotomuseum e l’inaugurazione del Fenix, il Museo della Migrazione

di Giorgia Basili

 Einspach & Czapolai_Art Rotterdam_Web Res_JdeWaart

7' di lettura

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Dal 27 al 29 marzo 2026 — preview il 26 —, Art Rotterdam si è tenuta presso il Rotterdam Ahoy a Zuidplein, nuova zona artistica nel sud della città che sta già subendo un processo di gentrificazione. Siamo alla 27ª edizione: più di 150 gallerie, provenienti soprattutto dai Paesi Bassi. DHB Bank è lo sponsor principale. Altro colosso di sostegno è il Mondriaan Fonds che ha reso possibile la sezione Prospects.
Amsterdam e Rotterdam sono a un’ora di distanza, quindi, molti ne hanno approfittato per vedere la mostra di Dahn Vo allo Stedelijk. La scena di Rotterdam, in ogni caso, si rivela in sé piuttosto frizzante, spingendo su architettura e fotografia. Non a caso, la fiera Unseen, nata ad Amsterdam ha unito le forze con Art Rotterdam: è stata incorporata all’interno della fiera in maniera molto intelligente. Infatti, una sua ramificazione “Unseen Publication” si è tenuta al pianterreno del Nederlands Fotomuseum. Il museo della fotografia olandese si è trasferito da appena due mesi nella sua nuova casa, l’ex torrefazione di caffè brasiliano. Campeggia la scritta “Santos” sulla facciata in mattoni, mentre all’interno, oltre ai booth dei libri, si apprezza un allestimento ben ragionato. Inoltre, è stato inaugurato a maggio 2025 il Fenix, il Museo della Migrazione —su colonialismo, diaspora e flussi migratori —, vecchio edificio portuale riprogettato da MAD Architects e caratterizzato dal “Tornado”, la scala che porta fino al soffitto che offre una vista panoramica su tutta la città.

La fiera, la Main Section

La Main Section ha una parte dedicata a Solo/Duo show e una focalizzata su mostre personali di artisti emergenti. Nella sezione Solo/Duo, spicca sicuramente lo stand di No Man’s Art Gallery (Amsterdam) con le opere di Sakir Khader e Alejandro Galvan, artista messicano abilissimo nel disegno, che ci parla di violenza e vulnerabilità. Sakir Khader, nato nel 1990 da genitori palestinesi, ha trascorso gran parte della sua vita in Cisgiordania, è ora di base in Olanda. Cerca di preservare il ricordo di persone e mondi che vengono sistematicamente cancellati e disumanizzati. Ha ritratto combattenti palestinesi in Cisgiordania, ma il termine combattente non si riduce a “colui che è armato” bensì vuole rappresentare tutti coloro che resistono. Così in “Knight” la concentrazione si sposta sulla cura e la relazione affettiva tra un giovane uomo e il suo cavallo che si muovono di notte per strade dissestate e palazzi fatiscenti, in una condizione di guerra apocalittica (13.000 euro, ediz. 8+2). La galleria rappresenta anche Buhlebezwe Siwani, candidata al Prix de Rome 2025, e presente nella mostra «In Minor Key» della Biennale di Venezia, sia ai Giardini che all’Arsenale.

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Nella capitale olandese si può parlare di buon vicinato per quanto riguarda la Diez Gallery, nella stessa area urbana di No Man’s Art Gallery, nonostante siano dislocati agli antipodi in fiera. Qui troviamo un solo del giapponese Shimon Kamada, oli su tela raffinatissimi che cercano di catturare atmosfere rarefatte, una sensazione di nostalgia e inquietudine richiama dalla texture pittorica. Red Lab di Milano presenta un duo show di Carmen Schabracq e Agata Ferrari Bravo (classe 2001). Quest’ultima si nota per un disegno naïve e per un immaginario Viminale tra sogno e veglia (prezzi dai 700 ai 1.200 incorniciati). Interessanti, soprattutto, le opere, di entrambe le artiste, frutto della collaborazione con la Fashion designer Pecora Nera (sui 6.000 euro). Bradwolff & Partners presenta il lavoro video di un artista coreano Jaehun Park: un’immagine digitale cruda il suo mulino in fiamme.

Ren Hang, 100 x 67 cm, edition of 10,40x27 cm, edition of 10, Estate of Ren Hang

Sempre nella Main Section notiamo Spazio Nuovo con sede sia a Roma (Via d’Ascanio) che ad Amsterdam. Oltre alle fotografie di Chiara Bettazzi, attraggono quelle di Florence Di Benedetto, una serie organizzata a dittici di intimi angoli domestici sia a colori che in bianco e nero. Per DHB Art Space, «South Forward» — a cura di Jeanthalou Haynes & Houcem Bellakoud —, grazie allo sguardo di tre artisti, restituisce uno spaccato sul conglomerato meridionale della città dove si tiene la fiera, con una popolazione meno abbiente ma ricca di creatività. Melissa Moria parte dall’orto comunitario in cui si può piantare ciò che si vuole, l’unica regola è condividere: l’artista ricava i pigmenti dalle piante stesse. Karla King riflette sempre su cooperazione e sostenibilità: nella zona esiste una bottega in cui ognuno può trovare quello di cui necessità, che sia cibo, attrezzi da lavoro o competenze. Ogni venerdì, gli abitanti del quartiere si incontrano qui per tessere relazioni: l’artista impiega le capsule del caffè usate per aggiungere materialità al suo dipinto. Infine, Urvee Kulkaeni, di origine indiana, si focalizza sull’importanza della formazione e dell’intrattenimento infantile. Calzini usati diventano così marionette, un materasso con tessuti ricamati un accogliente “nido” dove sedersi e parlare.

Silvia Giordani (b. 1992) «Blue River», 2026, acrylic and oil on canvas. Image courtesy of Buysse Gallery. © Silvia Giordani. All rights reserved

New Art Section, Prospects

Nella New Art Section incontriamo due italiane: 1/9unosunove presenta una personale dell’artista Luca Grimaldi la cui personalissima pittura — ogni pennellata corrisponde a un pixel — si nota immediatamente tra gli stand. Doris Ghetta (sede a Ortisei e Milano) punta sulla giovane artista di New Delhi Shivangi Kalraa. La direttrice afferma: “bella fiera, con molta energia e un forte afflusso di pubblico, anche grazie ai tour organizzati e seguiti dal team fieristico e dalla curatrice della sezione in cui siamo state invitate, Övül Ö. Durmuşoğlu. Per quanto riguarda le vendite, il booth presentava lavori di diversi formati e sono state vendute un’opera di piccolo formato e una di medio a collezionisti privati. Il range di prezzi è dai 900 ai 6.000 euro. L’artista è stata presente con noi per tutta la durata della fiera e ha avuto l’opportunità di incontrare diversi curatori e rappresentanti istituzionali, aprendo a possibili sviluppi futuri, tra cui l’organizzazione di studio visits.”

Proprio di fronte la belga Buysse Gallery sceglie un’artista veneziana Silvia Giordani che crea paesaggi di conglomerati di rocce tra il reale e il digitale. La punta di diamante della fiera olandese è senza dubbio Prospects, curata da Johan Gustavsson e Daphne Verberg, che, presentata dal Mondriaan Fund, offre un assaggio sull’arte della nuova generazione con 92 artisti emergenti. Appena usciti dalle accademie, hanno ricevuto il budget di 25.000 euro per realizzare un loro progetto. Un’occasione ghiotta per i collezionisti in cerca di nuovi talenti ancora non rappresentati da gallerie.

Projections si concentra sulla videoarte, qui l’opera video «Chiaro di luna» di Silvia Gatti colpisce per la riflessione sull’evanescenza dei ricordi e per il contrasto tra immagini naturali e pixel digitali. Fili della biancheria stesi in campagna…Pieghe sospese…Odore di sapone. “Cosa ne sarà dei ricordi ? Rimangono sospesi nell’aria o si dissolvono nella marea? Se la morte è uno stato di sogno che ne sarà dei ricordi?”

Sculpture Park si estende con le sue installazioni per ben 280 m2 ed è sicuramente una parte su cui Rotterdam punta, visto l’amore per l’arte pubblica e le sculture di arte contemporanea disseminate per tutta la città. Inoltre, NN Art Award festeggia quest’anno la sua decima edizione. Le opere dei quattro candidati sono esposte al Kunsthal Rotterdam, il montepremi di 10.000 euro è stato assegnato a Fiona Lutjenhuis della Galerie Fleur & Wouter con i suoi paraventi dal sapore nipponico. Da non perdere al Kunsthal la mostra di David Shrigley.

THE RAVESTIJN GALLERY, Sara De Brito Faustino, «Bedroom», 2024

La fotografia in fiera: Unseen

Unseen Encounters a cura di Domenico de Chirico si concentra su un fotografia che si interroga sulla sua entità, negando spesso la piattezza della stampa per diventare persino scultorea. Tra le gallerie si contraddistingue la qualità dell’offerta di Viasaterna, la cui direttrice si ritiene soddisfatta “abbiamo venduto alcune opere di entrambe le artiste e abbiamo ricevuto l’attenzione di vari musei”, le opere sono di Teresa Giannico artista multidisciplinare (Bari, 1985) e di Camilla Gurgone (1997, Lucca. Vive e lavora a Milano). Camilla Gurgone presenta due nuovi lavori su carta termica in cui alcuni elementi sono destinati a scomparire. È un lavoro sul disegno, sui sentimenti umani e sul senso di perdita che dialoga con creazioni IA elaborate tramite un algoritmo. Viene da chiedersi cosa rimarrà indelebile e cosa dobbiamo essere pronti a lasciar andare. MLZ art dep (Trieste) ha presentato un dialogo tra due diverse generazioni e mondi: Anaïs Horn e Sergio Scabar — scatti fotografici ma da cavalletto, nature morte dal gusto morandiano. Le fotografie di Anaïs Horn ritraggono oggetti che le sono stati sottratti qualche anno fa in un’effrazione domestica. Provenivano da un’eredità ricevuta dal marito, il quale, fotografo di professione, li aveva immortalati in alcuni scatti. Gli stessi oggetti, divenuti immagine, si trasformano in presenze spettrali, quasi amuleti anti-malocchio. Nella stessa sezione è presente Osnova, galleria nata a Mosca e riaperta ufficialmente lo scorso dicembre a Valencia, con una grande mostra collettiva. Inma Femenía, artista valenciana, parte dalla resa fotografica del prisma di colori che compone la luce andando a creare sculture stratificate di fogli in lattice. Da Jorge Lopez Galeria spicca il lavoro di Miguel Rothschild in cui la fragilità e il dissesto urbano diventano cardini espressivi: la teca in vetro, nella quale le fotografie sono contenute, è spaccata in maniera programmata, le linee delle fratture evidenziano i cavi elettrici scoperti che collegano i palazzi come fili di ragnatela.

Beta Contemporary (Barcelona | Berlino) presenta Carlos Herraiz e Lena Laguna Diel. Carlos concepisce l’immagine come qualcosa che si ritira e deperisce: le sue superfici fotografiche, esposte al tempo, sono frammenti screpolati e sbiaditi. È un elogio alla lacuna e alla perdita dei connotati, piuttosto che alla pienezza di una fotografia vivida e dettagliata. “Rispetto alla mia sezione, hanno venduto quasi tutte le gallerie ma in particolare BETA, ERIKA DEAK, Viasaterna, LO MAGNO, Raffaella De Chirico, Namuso, Jorge Lopez…” ci racconta il curatore de Chirico. Nella New Photography section, sempre parte di Unseen, è assolutamente da menzionare lo stand di Intervalle con «Screenlove» di Julien Mignot le cui opere (prezzo 2.550 euro) commentano il voyeurismo a pagamento e i peep show di piattaforme specializzate. Eppure, le identità dei sex workers risultano sfocate e protette dal vetro, l’erotismo risulta così sublimato per sottrazione, mentre l’artista, che ha curato le copertine degli album di celebri cantanti e immortalato i protagonisti dello Star System, ragiona sul desiderio scopico legato alle icone. Da Stieglitz19 si segnala un booth all’insegna della fotografia cinese con Ren Hang (1987 – 2017) e Lin Zhipeng, noto come 223, considerato uno dei rappresentanti della «nuova generazione».

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I collezionisti di Art Rotterdam

Numerosi i collezionisti che sono accorsi in fiera. Tra gli olandesi cha hanno comprato: Joop van Caldenborgh, fondatore e proprietario del Museo Voorlinden in Wassenaar (tra gli altri con Alighiero Boetti, Massimo Bartolini e Maurizio Cattelan nella collezione); Wim Pijbes — ex direttore del Rijksmuseum—, ha comprato molte opere per il nuovo museo Fenix dedicato alla migrazione; Hester Alberdingk Thijm, direttore della AkzoNobel Art Foundation; Jeannette ten Cate, fondatore del The Art Connector che consiglia collezionisti; The Collectors Circle, un gruppo di collezionisti che esplorano il mondo dell’arte insieme. Si dichiara soddisfatta anche, Manuela Klerkx, la Vip manager: “il programma VIP è molto ricco con visite presso musei, breakfast negli atelier, appuntamenti in case private di collezionisti. Abbiamo accolto numerosi collezionisti stranieri austriaci, belgi, francesi e italiani”. Inoltre, tutte le consuete collezioni aziendali hanno acquistato delle opere: da ING, all’ABN AMRO e dal DHB Bank al Van Lanschot Kempen.

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