Art Dubai volano per il turismo culturale nel Golfo
La fiera nel 2023 ha avuto un impatto economico diretto di 35,8 milioni di euro. Parla Benedetta Ghione, Executive Director della fiera sull’arte e sugli artisti del Global South
di Maria Adelaide Marchesoni
6' di lettura
6' di lettura
Dal 1 al 3 marzo (con preview dal 28 al 29 febbraio) si è svolta la 17ª edizione di Art Dubai, la fiera d’arte internazionale del Medio Oriente, un appuntamento che da sempre focalizza la sua offerta sull’arte e sugli artisti del Global South con un ruolo fondamentale nella Regione per lo sviluppo culturale. Un recente studio sull’impatto economico condotto dalla principale società di consulenza indipendente per ricerche di mercato Ipsos, ha affermato che la fiera nel 2023 ha avuto un impatto economico diretto di 142,9 milioni di AED (35,8 milioni di euro) per la città di Dubai, un aumento del 55% rispetto al 2019, evidenziando l’ascesa della città come centro culturale e una delle principali destinazioni globali. Inoltre nel periodo di apertura dal 1 al 5 marzo la fiera è stata visitata da 34 mila persone, di cui 8.557 non residenti l’hanno visitato per la prima volta e Art Dubai è stato il motivo principale per visitare Dubai. In questa intervista Benedetta Ghione, Executive Director, fa il punto sul contributo di ArtDubai nello sviluppo dell’ecosistema culturale dell’area.
Quali sono i punti di forza di questa 17ª edizione?
Sono orgogliosa del continuo aumento della qualità delle presentazioni in tutta la fiera, in concomitanza con l’evoluzione del mercato. In quanto piattaforma commerciale che si impegna per la regione, è importante offrire qualcosa che vada oltre i modelli fieristici tradizionali. Quest’anno siamo particolarmente orgogliosi delle sezioni curate. La storia del Modernismo nel mondo arabo è ancora relativamente poco raccontata e Art Dubai Modern è particolarmente interessante: racconta la storia degli artisti della sfera d’influenza sovietica della Guerra Fredda. Artisti provenienti da luoghi come Kampala, Il Cairo o Colombo che sono stati invitati a studiare nelle metropoli sovietiche come Kiev, Almaty e Tashkent. Si tratta di una presentazione davvero speciale, a sostegno del nostro ruolo di importante piattaforma di studio e di commercio. Un altro punto di forza è la sezione Bawwaba, curata da Emiliano Valdes. Con un’attenzione particolare alle comunità, alla spiritualità e alla speranza. Questi temi si estendono alle Art Dubai Commissions, che vedono una serie di eventi e performance inaspettate durante tutta la fiera, dagli spazi di meditazione allo yoga.Un altro punto di forza, che contraddistingue Art Dubai, è la terza edizione di Art Dubai Digital. Lanciata nel 2022 sta iniziando ad affermarsi e ad offrire qualcosa di unico nel panorama delle fiere d’arte internazionali. L’edizione di quest’anno è curata da A+A e presenta temi e tendenze specifiche: dalla celebrazione del 10° anniversario della prima arte su Blockchain, ai pionieri del medium, agli artisti che lavorano all’avanguardia della robotica, dell’AI, della VR e dell’XR.
Anche il tema dell’unione e della spiritualità è presente, con una serie di commissioni e grandi installazioni di artisti come Ouchhh e Sougwen Chung e una nuova opera importante chiamata «Heart Space» dell’artista coreano-canadese Krista Kim, commissionata dal nostro partner di lunga data Julius Baer, che registra e proietta il ritmo unico del battito cardiaco di ogni visitatore quando entra nello spazio.
Art Dubai è stata presentata come “la piattaforma leader per la visione e l’acquisto di arte moderna e contemporanea del Global South”. È una promessa mantenuta?Pensiamo di sì - il Global South è un termine impegnativo per molti, un termine economico che è stato applicato alla geografia. A differenza di altre grandi fiere d’arte internazionali in cui il programma dedicato al “Global South” è forse pari al 5%, nella nostra offerta oltre il 65% del programma proviene da queste parti del mondo. È importante dire che si tratta di un termine in evoluzione, che cerchiamo di perfezionare e ridefinire nel contesto del nostro programma. Sempre più spesso pensiamo al termine Global South nel contesto delle persone, delle comunità e delle esperienze vissute piuttosto che della geografia. Comunque lo si definisca, siamo orgogliosi di essere la principale piattaforma commerciale per l’arte, gli artisti, le gallerie e le istituzioni di queste comunità. È anche importante vedere questo aspetto nel contesto dello sviluppo di Dubai stessa, che è sempre più multiculturale e ospita persone provenienti da tutto il mondo - forse sta persino diventando la capitale del Global South, se è possibile una cosa del genere.
Quali sono le ragioni che spingono le gallerie d’arte a tornare ad ArtDubai?
In fiera le gallerie fanno affari, la città è in piena espansione economica e culturale e c’è una base di collezionisti in crescita sia nella regione che tra coloro che visitano Art Dubai. Si tratta inoltre di una vera e propria fiera di cinque giorni, a differenza di molte altre che si sono sempre più limitate alle prevendite e a una giornata Vip. Si tratta, inoltre, di un polo emergente e di una porta d’ingresso per le opportunità commerciali e istituzionali nelle nostre aree di influenza e di forza.
Da dove proviene la maggior parte dei visitatori stranieri non residenti?
Come per ogni grande fiera internazionale, accogliamo i nostri visitatori da tutto il mondo. Un numero crescente di persone ha casa a Dubai - lo si può vedere nei dati economici -, ma molte persone visitano anche Art Dubai e la Art Dubai Week. La natura globale della popolazione di Dubai e il fatto che Dubai sia un hub e una destinazione di viaggio globale, significa che può essere difficile definire esattamente la provenienza delle persone. Collezionisti istituzionali interessati ai programmi in evidenza e, naturalmente, un numero crescente di collezionisti individuali e fondazioni private. Esistono legami particolarmente forti tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Asia meridionale, e questo si riflette sia nel nostro programma che nel profilo dei Vip, ma stiamo anche assistendo a un aumento dei visitatori dalla Grande Cina, dalla Corea e da quelli che si potrebbero definire i tradizionali centri occidentali come l’Europa occidentale e gli Stati Uniti.



