Art Dubai: il 65% dell’offerta artistica proviene dal Global South
La 17a edizione della fiera ha attirato l’attenzione internazionale, riaffermando il potere dell’arte come mezzo di difesa, ricordo e resistenza: molte le opere sulle sfide globali, in particolare alle lotte in corso
di Maria Adelaide Marchesoni
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I punti chiave
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In mezzo alle tensioni globali e regionali, l’edizione 2024 di Art Dubai, la numero 17 (dal 1 al 3 marzo al Madinat Jumeirah) ha accolto oltre 120 gallerie contemporanee, moderne e digitali che hanno presentato il lavoro di oltre 500 artisti distribuiti in quattro sezioni: Contemporary, Bawwaba, Art Dubai Modern e Art Dubai Digital.
Oltre ad una buona rappresentanza dell’arte locale, il 65% degli artisti proveniva dal Global South, Asia, Africa e America Latina, a conferma del ruolo di Art Dubai quale promotrice di queste diverse comunità artistiche che, mai come quest’anno, complice anche la Biennale di Venezia, ha voluto ampliare il tema domandandosi ancora una volta quale sia il ’vero’ Global South, dove iniziano e finiscono i suoi confini, se si tratta di un’area geografica o di una comunità unita da una storia comune e dagli impatti della colonizzazione, della migrazione e della globalizzazione.
«Il Sud globale può essere vago se ad esempio ci domandiamo chi sono oggi gli artisti francesi più interessanti, per me sono i magrebini e la periferia di Parigi può essere il Global South, se vai a Los Angeles e vedi tutti questi giovani in comunità che non parlano inglese, quello è il Global South» ha sottolineato Pablo Del Val direttore artistico della fiera.
Le sezioni
In fiera oltre alla definizione del concetto di Global South non sono mancati i riferimenti alla gravità della situazione a Gaza. Nonostante gli ostacoli logistici due le gallerie palestinesi presenti anche quest’anno. Zawyeh Gallery, che ha spazi a Ramallah, in Cisgiordania e a Dubai, ha portato le opere di tre artisti palestinesi. Tra queste, le stampe dai colori vivaci di angurie, simbolo ampiamente riconosciuto e diffuso della resistenza palestinese, dell’artista di Ramallah Khaled Hourani. Ogni stampa è in vendita al prezzo di 2.850 dollari (ne sono state vendute sette nei primi giorni della fiera). Un altro corpo di opere nello stand della galleria che affronta direttamente la crisi, è costituito da un gruppo di nuove stampe dell’artista Saher Nassar, nato a Gaza e residente a Dubai (la sua famiglia vive ancora a Tal Alzaatar, nel nord di Gaza, una zona che è stata pesantemente bombardata nell’ultimo mese) nelle sue opere utilizza colori vivaci e audaci, figure stilizzate e satira per rappresentare scene che in un primo momento attirano per l’estetica, con un linguaggio pittorico influenzato da elementi della pop art con un ricco senso del gioco. Ma quando il contesto della scena diventa evidente, lo spettatore deve rivalutare ciò che sta guardando come nell’opera «Memes of Conflict», 2023 (UV print on acrylic in edizione di 5 al prezzo di 1.800 $) dove una piccola figura umana che emerge da un uovo, è circondata da un cartello di avvertimento. Quest’ultimo fa riferimento alla «distruzione della gioventù palestinese da parte di Israele», afferma il direttore della galleria, Ziad Anani.
La sezione Bawwaba con le 10 gallerie presenti ha approfondito il concetto di “cura artistica”, esplorandola attraverso molteplici sfaccettature e le opere qui esposte sono state realizzate nell’ultimo anno. Curata da Emiliano Valdes, curatore capo del Museo d’Arte Moderna di Medellin, in Colombia, le opere parlano di guarigione in modi diversi, dai tempi antichi e di come certi rituali e concetti tribali vengano riutilizzati in epoca contemporanea: l’idea dello sciamano, del guaritore, di come le comunità reagiscono insieme alle avversità. Tra le gallerie anche l’italiana Secci (Firenze, Milano, Piertrasanta) per la prima volta in fiera che ha presentato il lavoro dell’indiano Abul Hisham (range di prezzo delle opere in fiera 4-25 mila dollari). Le sue opere esplorano le nozioni di desiderio, morte e memori, realizzati con la tecnica del pastello secco. Viene, invece, dal Guatemala ed espone per la prima volta, Galeria Extra con l’artista Manuel Chavajay, classe 1982, che ha partecipato alla 35a Biennale di San Paolo e come altri artisti indigeni della sua generazione pensa all’arte contemporanea come a uno spazio di guarigione. La sua storia personale, come quella della maggior parte degli abitanti del Guatemala, è segnata dalla violenza del conflitto armato, di cui lui e la sua famiglia sono stati vittime dirette (range di prezzo da 6-18.000 $).
La sezione Modern ha analizzato come l’ex Unione Sovietica abbia creato legami culturali con regioni come il Medio Oriente, l’Africa e l’Asia meridionale. Molti artisti hanno partecipato a programmi di scambio culturale con l’Unione Sovietica durante l’epoca della Guerra Fredda, ha spiegato Christianna Bonin, curatrice della sezione e assistente alla cattedra di storia dell’arte presso l’American University of Sharjah. Tra le gallerie, Meem Gallery (Dubai) esponeva importanti modernisti iracheni tra cui Mahmoud Sabri, che ha studiato all’Istituto d’Arte Surikov di Mosca dal 1963, combinando socialismo ed espressionismo, tradizione e modernità; le sculture in bronzo di Dia Al-Azzawi, pioniera dell’arte araba moderna che in passato ha realizzato striscioni a sostegno del sovietico Abd al-Karim Qasim, e le opere di Kadhim Hayder e Jewad Selim, entrambi esposti nei principali musei dell’Unione Sovietica e presenti nelle pubblicazioni dell’epoca sovietica sull’arte irachena. Sono, invece, tre artisti dell’Arzebaijan quelli presentati da Gazelli Art House e tra questi Ashraf Murad (1925-1979) che non ha ricevuto alcun riconoscimento durante la sua vita ma è stato una fonte di ispirazione per la generazione futura di artisti (opere da 30-100.000 $).
La sezione digitale
Mentre molti degli interventi ad Art Dubai hanno riguardato il riesame di connessioni storiche poco esplorate, il padiglione digitale è proiettato al futuro, anche se alcune opere digitali attingono o sono collegate all’arte tangibile e a quella più tradizionale come nel caso di Cinello realtà italiana che dispone di un catalogo esclusivo di opere d’arte di capolavori, appartenenti a diversi movimenti e periodi convertite in opere d’arte digitali (DAW®). Per celebrare i dieci anni della blockchain il collettivo MORROW ha deciso di utilizzare una casa d’asta, Sotheby’s, per mettere in vendita le opere di otto artisti pionieri che hanno influenzato in modo significativo lo spazio dell’arte digitale negli ultimi 10 anni. La vendita effettuata online dal 15 al 21 marzo si intitolava «R(Evolutionaries); Digital Art Through the Decade». Nello stand anche l’esposizione R(Evolutionaries); una mostra che si compone di due parti “origins”; con pezzi storici e contemporanei di artisti visionari che hanno aperto la strada alla blockchain art nel 2014 e generations; una selezione di artisti di ogni anno del decennio successivo al 2014, che hanno perpetuato il movimento. La sezione Digital ad Art Dubai è stata curata da Auronda Scalera e Alfredo Cramerotti, co-direttori dello IAM-Infinity Art Museum nel metaverso e della piattaforma curatoriale ed editoriale Multiplicity-XXnft.












