Economia della cultura

Art bonus anche per dimore storiche e musei d’impresa

La scelta sarebbe lungimirante e coerente: può diventare non solo un incentivo economico, ma un riconoscimento istituzionale

di Antonio Calabrò e Maria Pace Odescalchi

La collezione di strumenti ad arco del Museo del Violino, Cremona. (ANSA / US MASERATI)

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L’Italia possiede uno straordinario patrimonio di bellezza, qualità, tecnologia e saper fare che deve diventare sempre più anche «far sapere»: non solo produzione, dunque, ma racconto, trasmissione, consapevolezza. La forza delle nostre città, delle nostre dimore storiche, dei nostri palazzi e dei nostri monasteri, oltre che, anche nelle aree cittadine, del nostro sistema produttivo risiede infatti nella relazione profonda tra cultura e impresa, tra manifattura e identità, tra industria e territorio, tra bellezza, come senso della misura e come forma di equilibrio, e tecnica. Un vero e proprio patrimonio culturale.

Nel nostro Paese esiste una rete diffusa di dimore storiche, di musei d’impresa, archivi storici aziendali, fondazioni, collezioni tecniche e artistiche che documentano la storia “saper fare” italiano. Sono luoghi in cui si conserva e si valorizza la memoria del lavoro, dell’innovazione, del design, dell’ingegno tecnico che hanno reso il Made in Italy sinonimo di qualità nel mondo. Accanto ai grandi musei pubblici e ai beni culturali tradizionali, questi istituti rappresentano un patrimonio culturale a tutti gli effetti, capace di raccontare l’evoluzione economica, sociale e culturale del Paese.

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Una caratteristica originale di molte imprese italiane è la loro «cultura politecnica»: la capacità di coniugare saperi umanistici e competenze scientifiche, estetica e tecnologia, bellezza e funzionalità. È questa sintesi che ha consentito all’Italia di eccellere non solo nei settori tradizionali del Made in Italy, ma anche nella meccatronica, nella robotica, nell’automotive, nella chimica, nell’aerospazio, nella nautica. Nei musei e negli archivi d’impresa questa integrazione diventa visibile e tangibile: macchinari, prototipi, brevetti, progetti, campagne pubblicitarie e prodotti iconici raccontano un modello di sviluppo in cui innovazione e cultura crescono insieme.

La storia dell’Italia è fatta di manifatture di qualità e fabbriche di eccellenza, di grandi aziende agricole ricavate da dimore storiche: luoghi in cui si è costruita non solo ricchezza economica, ma anche identità collettiva. Valorizzare questi spazi significa riconoscere che la cultura non è separata dall’impresa, ma ne costituisce una dimensione essenziale.

Per questo motivo, l’estensione dell’Art Bonus ai musei e agli archivi storici d’impresa e alle dimore storiche – come proposto dall’On. Lupi, assieme ad altri deputati, nel dibattito parlamentare in corso – rappresenta una scelta coerente e lungimirante. L’Art Bonus ha dimostrato di essere uno strumento efficace nel mobilitare risorse private a sostegno della cultura, rafforzando la collaborazione tra pubblico e privato. Includere stabilmente anche le istituzioni culturali d’impresa e storiche significa riconoscerne il valore pubblico e incentivare investimenti in conservazione, digitalizzazione, apertura al pubblico, attività educative e progetti di ricerca.

Sostenere questa modifica significa, dunque, rafforzare la competitività del sistema Paese, accrescere la consapevolezza del valore del nostro patrimonio produttivo e culturale e promuovere un modello di sviluppo in cui cultura e industria si sostengono reciprocamente: significa, in sintesi, estendere uno strumento già collaudato a un ambito che possa contribuire in modo decisivo all’identità, all’innovazione e alla reputazione internazionale dell’Italia.

In questa prospettiva, l’Art Bonus può diventare non solo un incentivo economico, ma un riconoscimento istituzionale del fatto che la cultura d’impresa è parte integrante del patrimonio culturale nazionale e merita, a pieno titolo, di essere tutelata e valorizzata.

Presidente del Gruppo Tecnico Cultura d’Impresa di Confindustria, di Museimpresa e della Fondazione Assolombarda

Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi)

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