Art Basel Hong Kong prova di mercato tra crisi e conflitti
La fiera apre tra incertezza geopolitica e segnali di consolidamento degli scambi. Grande attenzione sugli artisti emergenti cinesi
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Art Basel Hong Kong, che si tiene la prossima settimana (27-29 marzo, anteprima il 25-26), è la prima prova del mercato dall’inizio della guerra in Medioriente. Un conflitto che preoccupa molto anche la Cina, che ha appena approvato il nuovo piano quinquennale per il 2026-30. Alla fiera, giunta alla 13ª edizione, hanno confermato la loro presenza 240 gallerie da 41 paesi, tra cui una dozzina di italiane che tornano ogni anno, e precederà di pochi giorni la visita di Trump, annunciata per fine mese. Insomma, una situazione di profonda incertezza, che non piace alla Cina, interessata al petrolio del Medioriente, ma anche alla stabilità internazionale per proseguire i suoi commerci.
Gli scambi
Dal punto di vista del mercato dell’arte, l’anno 2025 in Cina è rimasto stabile a 8,5 miliardi di dollari (+1%), secondo l’Art Market Report di Art Basel e Ubs, che mette il Paese al terzo posto per quote di mercato dopo Usa e Gran Bretagna. Le performance migliori sono stati nella Cina continentale, più focalizzata sul mercato locale, mentre si sono contratte a Hong Kong, più votata a quello internazionale. Anche secondo il report di Artprice, la Cina nel 2025 è rimasta più o meno stabile (-5%) a 1,7 miliardi di dollari (lo studio considera solo le aste), ponendola al secondo posto nel contesto mondiale.
Le gallerie affrontano, quindi, l’appuntamento asiatico non senza preoccupazioni, derivate anche dai trasporti di opere bloccati in Medioriente, e guardano alle borse per indovinare la propensione all’acquisto dei clienti.
Per Massimo De Carlo è un’edizione importante perché celebra il decimo anno della sua sede a Hong Kong. “L’ecosistema artistico a Hong Kong e in Asia in generale è cambiato ad una velocità estrema, se paragonata ai cambiamenti avvenuti in Italia, in Europa o in America” ha commentato Claudia Albertini, che dirige la galleria milanese a Hong Kong dal 2016, ma è in Cina già dal 2004. “In questi anni c’è stata una crescita del collezionismo, un avvicinamento al gusto e ai linguaggi artistici occidentali da parte di una cultura molto diversa dalla nostra, favorito anche dalla maggiore possibilità di viaggiare, dai social media, dall’aumento della possibilità di spesa. La pandemia ha dato un’ulteriore accelerazione al mercato dell’arte nel 2022-23, facendo aumentare anche la speculazione. Ma non poteva durare a lungo”.
La crisi immobiliare, il rallentamento della crescita economica, l’acuirsi dei controlli sulla circolazione dei capitali (ogni cittadino non può trasferire all’estero più di 50 mila dollari all’anno) non hanno aiutato il mercato dell’arte nel 2024-25. “Oggi si fa il doppio del lavoro per ottenere la metà dei risultati” ha affermato Albertini, “ma si lavora con una nuova generazione di collezionisti, interessata a sostenere gli artisti, ad essere coinvolti nella produzione, a relazionarsi con il sistema”. Una fase, quindi, di consolidamento, più che di declino. De Carlo porterà in fiera opere di artisti italiani, europei, cinesi e americani come Mimmo Paladino, Yan Pei-Ming, Carsten Höller, Elmgreen & Dragset a prezzi tra 40 mila e 400 mila dollari.











