Decreto Scuola

Arrivano i licei tecnologici

Rafforzato il legame tra scuola e imprese: altri 10 milioni alla filiera 4+2. Nei concorsi pubblici, fino al 2028, prevista una quota del 15% per i diplomati Its.

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Non c’è solo il tetto al 30% di alunni stranieri nelle classi iniziali, ancora ieri attaccato dalle opposizioni («misura propagandistica») e difeso dal ministro Giuseppe Valditara («superiamo le classi ghetto e assicuriamo a ogni studente le stesse opportunità di apprendere e crescere»). Nel provvedimento c’è anche un pacchetto di norme, che ha fatto meno clamore politico, ma è destinato a segnare una svolta reale nella scuola italiana. Parliamo del cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali, che d’ora in avanti si chiameranno, rispettivamente, «licei tecnologici» e «licei professionali», avvicinando così l’Italia a quello che è già realtà in molti Paesi europei, ad esempio Francia e Germania.

La pari dignità culturale ed educativa

Una scelta non solo linguistica. Nell’era dell’umanesimo tecnologico, la nuova denominazione mira infatti a riconoscere la «pari dignità culturale ed educativa» dei percorsi tecnici e professionali all’interno del sistema nazionale di istruzione e ne valorizza il ruolo strategico nella formazione delle competenze richieste dai processi di innovazione e di sviluppo del Paese. «Finalmente si chiude con una discriminazione antica, che riservava la strada dei licei ai figli delle famiglie abbienti - ha sottolineato Renato Brunetta, economista e presidente del Cnel -. Davanti all’intelligenza artificiale che incalza, la risposta sta nell’intelligenza umana, che si è costruita nel tempo anche come “intelligenza delle mani”. Superare queste incrostazioni vuol dire ascensori sociali per tutti e più sviluppo per il Paese».

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La nuova filiera tecnica

Proprio su impulso del ministro Valditara, a settembre è partito l’ampio restyling dei percorsi di istruzione tecnica e professionale, ed è divenuta ordinamentale la nuova, innovativa, filiera formativa 4+2 (quattro anni di scuola superiore più due anni negli Its Academy), che vede già in percorsi quadriennali oltre 20mila studenti.

Nel decreto licenziato giovedì dal Governo si aumentano di 10 milioni le risorse per il “Fondo per la promozione dei campus della filiera formativa tecnologico-professionale”, e si rimodulano i quadri orari degli istituti tecnici, proprio per garantire un avvio senza scossoni: l’area di istruzione generale, nel primo biennio, potrà contare su un monte ore di 1.221 ore, 990 nel secondo biennio, 462 nell’ultimo anno. Parallelamente il monte ore dell’area “flessibile” passa, sia nel settore economico sia nel settore tecnologico-ambientale, a 891 ore nel primo biennio, 1.122 nel secondo biennio, e 528 nell’ultimo anno.

Valorizzazione degli Its Academy

Nel testo entra pure una valorizzazione degli Its Academy (il +2 della nuova filiera). Fino al 2028 la Pa potrà assumere a tempo giovani laureati e, nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, diplomati degli Its Academy, anche privi della laurea, nel limite, rispettivamente, del 10 e del 15 per cento delle facoltà assunzionali. L’obiettivo è rafforzare competenze tecnologiche, digitali e informatiche nel settore pubblico. Per regioni ed enti locali prosegue, per lo stesso periodo, l’applicazione della quota del 20 per cento già prevista. I diplomati Its seguono specifici percorsi formativi e, al conseguimento del titolo di studio, possono essere stabilizzati.

Si consolida il ponte tra scuole e imprese

Per le imprese il passo avanti è decisivo. «È importante sottolineare - ha detto Riccardo Di Stefano, vice presidente di Confindustria per l’Education e l’Open Innovation - un aspetto di cui si è poco parlato di questo decreto, che consolida il ponte tra scuole e imprese, materialmente grazie a un investimento ulteriore sul 4 + 2, culturalmente chiamando licei quegli, ormai ex istituti, che hanno formato la spina dorsale economica del nostro Paese. Il ponte adesso c’è, è solido, ampio, visibile. Sta a noi, scuole e imprese, percorrerlo insieme».

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