Arriva lo strappo definitivo: sulle tasse l’America va da sola
Il 47° presidente ha rotto gli indugi: gli Stati Uniti si sfilano dalle politiche concertate dell’Ocse e rivendicano piena sovranità fiscale
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Il nuovo mondo fiscale di Trump, nonostante le roboanti dichiarazioni iniziali - e gli atti presidenziali già emanati - è la perfetta continuazione del lavoro iniziato otto anni fa durante il primo mandato: America first, anche e soprattutto in materia di tasse.
L’aggressività verbale del nuovo inquilino della Casa Bianca, in realtà, rende palese e definitivo, dopo anni di attendismo dell’amministrazione Biden, quello che agli osservatori internazionali era già chiaro da tempo: gli Usa non hanno più bisogno del resto del mondo per recuperare le proprie tasse, e soprattutto non vogliono, nè mai hanno voluto, redistribuire globalmente gli utili enormi delle loro corporation dominanti nell’economia mondiale.
L’uscita clamorosa dal Global tax deal - tentativo dell’Ocse di armonizzare il fisco globale - proclamata da Trump il giorno stesso della sua nomina, suona come una dichiarazione di guerra: il memorandum presidenziale «riconquista la sovranità e la competitività economica» degli Usa , il «Global tax deal non ha forza o effetto negli Stati Uniti» e la Global minimum tax - già avviata lo scorso anno dall’Europa unionale -«limita la capacità della nostra nazione di attuare politiche fiscali che servano gli interessi delle imprese e dei lavoratori americani».
Anche se il Rappresentante del Commercio e il Segretario del Tesoro sono ancora al lavoro per consegnare al presidente, entro il 20 marzo prossimo, il carnet di sanzioni da minacciare e/o irrogare a mezzo mondo - alleati strategici del G7 compresi, Italia in prima fila - pochi hanno dubbi sul fatto che indietro non si torna: il 20 gennaio 2025 entrerà di diritto nei libri di storia della fiscalità internazionale.
Il nuovo corso trumpiano è quindi destinato ad avere un impatto enorme sul resto del mondo, anche in materia fiscale, e l’Europa è potenzialmente una delle vittime predestinate, anche perché si è già auto-ingabbiata, come early adopter, nella tassa che Trump più detesta, la Global minimum con aliquota del 15 per cento.


