“Arrested Memory”, tanta azione e poca sostanza
Cinema orientale ancora protagonista a Venezia con i nuovi film di Sabu e Hirokazu Koreeda
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Il cinema dell’Estremo Oriente è ancora protagonista a Venezia: dopo “Mr. Nelson, Did You Kill People?” di Shin’ya Tsukamoto e “Possible Love” di Lee Chang-dong, è arrivato il turno di “Arrested Memory” e di “Look Back”.
Chiedilo al Sole
Il primo, presentato fuori concorso, è diretto da Sabu, attore e regista giapponese noto per aver diretto film come “Miss Zombie” (2013) e “Mr. Long” (2017).
“Arrested Memory” ha come protagonista Lee, un ispettore di punta della polizia di Taipei. Dopo aver perso la sua squadra nel corso di un’indagine, è tormentato dal senso di colpa e finisce per essere trasferito in una stazione di polizia di campagna. Traumatizzato dall’accaduto, Lee sviluppa un’amnesia, che è deciso a mantenere segreta. Ben presto gli viene affidato un nuovo caso: il rapimento del figlio di un influente uomo d’affari giapponese. Mentre la sua memoria continua a svanire, Lee può fare affidamento solo sul proprio istinto che, contro ogni previsione, lo condurrà ai criminali.
Parte abbastanza bene “Arrested Memory”, un film che, fin dalla prima sequenza, punta poco sulle parole e molto sulle immagini, attraverso un montaggio incalzante che è l’aspetto più riuscito dell’intera operazione.
Seppur il ritmo sia più che discreto, manca però una tenuta narrativa davvero degna di nota e la sensazione è che il risultato sia un prodotto con ben poca sostanza.








