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Arredamento, a gennaio l’export cala del 13,1%, l’Ue perde il 9%

Pesano i mercati principali: Francia (-6,1%), Usa (-28,5%) e Germania (-18,4%). Feltrin: preoccupati, ma fiduciosi in un recupero, se la situazione in Iran migliora

di Giovanna Mancini

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Il 2025 si è chiuso per il macrosistema dell’arredamento con 27,7 miliardi di euro, una cifra in aumento rispetto al 2024 (+0,9%), nonostante il lieve calo delle esportazioni (-0,8%), che rappresentano per il comparto più della metà dei ricavi, con un valore di 14,2 miliardi di euro contro i 13,5 miliardi generati sul mercato domestico, secondo i dati diffusi la scorsa settimana da FederlegnoArredo (Fla).

Il rallentamento dell’export viene ora confermato dai numeri relativi al primo mese del nuovo anno e fanno suonare un campanello d’allarme tra le imprese del settore, che si preparano a dare vita alla più grande manifestazione internazionale dell’arredo-design, il Salone del Mobile di Milano, in programma dal 21 al 26 aprile negli spazi di Rho-Fiera Milano.

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La gelata dell’export di gennaio

Le elaborazioni del centro studi Fla descrivono uno scenario in forte peggioramento, a cominciare dagli Stati Uniti. «Il calo complessivo su questo mercato a fine 2025 era tutto sommato contenuto, attorno al 4,9%. Ma eravamo consapevoli che quel dato nascondeva diminuzioni molto più consistenti a partire dalla fine dell’estate, con l’entrata in vigore ufficiale dei dazi voluti dal presidente Trump», spiega il presidente di Fla, Claudio Feltrin. La conferma è un crollo del 28,5% a gennaio 2026 rispetto a gennaio 2025, con vendite di mobili congelate a causa non solo delle nuove tariffe doganali al 15%, ma anche, e forse soprattutto, della svalutazione del dollaro sull’euro.

Non va molto meglio in Europa: la Francia (primo mercato di destinazione dell’arredo italiano) cede il 6,1%, la Germania (che nell’ultimo scorcio del 2025 aveva dato timidi segnali di ripresa, chiudendo l’anno a -0,1%) addirittura il 18,4%, portando la Ue nel complesso a un -9%, con crescite sono in Austria e Cechia, mercati troppo piccoli per compensare gli altri. Allargando l’orizzonte alle destinazioni extra-europee, colpisce il dato del Regno Unito, che lo scorso anno aveva registrato una crescita molto sostenuta, mentre a gennaio diminuisce del 6,7%. Crolla (-46,6%) la Cina, che secondo molte aziende del settore stava invece dando segnali di recupero dopo il raffreddamento post pandemia. E l’India, Paese su cui le imprese del mobile ripongono grandi speranze, registra un tonfo del 41,2%.

A livello globale, le esportazioni segnano quindi un -13,1% a gennaio rispetto allo stesso mese del 2025. Un dato che preoccupa, perché ancora non riflette gli effetti della guerra in Iran, che impatta soprattutto sui Paesi del Golfo, l’area da cui era arrivato uno dei principali contributi alla crescita negli ultimi anni, in particolare dagli Emirati Arabi Uniti.

L’impatto della guerra

Tuttavia, Feltrin preferisce non cedere a facili allarmismi: «Si tratta solo del primo mese dell’anno, un mese tradizionalmente breve e su cui dunque è più facile registrare forti fluttuazioni, in senso positivo o negativo - spiega -. Siamo preoccupati, ovviamente, e lo siamo ancora di più considerando i possibili effetti della guerra in Iran sulle esportazioni e, più in generale, sul sistema. Ma siamo fiduciosi che il conflitto possa trovare presto una soluzione e che l’anno possa chiudersi senza troppi danni per le nostre imprese».

Segnali incoraggianti

Ci sono due dati, in particolare, che confortano le aziende: il numero dei visitatori statunitensi al Salone del Mobile è aumentato in modo molto significativo, tanto che questo Paese è passato dal nono al quinto posto tra i più rappresentati a Milano. Anche la Cina si conferma salda al primo posto tra i Paesi presenti e questi due dati, insieme, confermano l’interesse di questi mercati, a dispetto dei dati negativi di gennaio. «Il Salone si conferma una piattaforma strategica irrinunciabile per le nostre imprese, in un momento storico così confuso e incerto», aggiunge il presidente Fla.

Infine, se si considera la produzione industriale, il settore del mobile a gennaio ha tenuto (+0,1% su base annua e +2,3% rispetto a dicembre), mentre l’Istat rileva per la manifattura nel suo complesso un –2,3% rispetto al gennaio 2025 e un –0,7% rispetto a dicembre. A febbraio si rileva una lieve flessione, pari allo 0,5% su febbraio 2025. Dati che riflettono, probabilmente, una tenuta del mercato interno e, più in generale, degli ordinativi.

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