Caucaso

Armenia, la patria del turismo «slow» tra canyon, monasteri e vini antichi

Nell’era dell’overtourism è una destinazione poco affollata ad altissima densità di monumenti e capolavori naturalistici

di Gabriele Meoni

Il monastero di Noravank del XIII secolo sorge in fondo a una gola con spettacolari pareti di rocce rosse

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Niente code e ritmi umani. Nell’era dell’overtourism l’Armenia è una destinazione ideale per chi ama viaggiare senza l’ansia di dover prenotare online la prossima visita. Un turismo lento, sostenibile e per niente stressante.

L’Armenia è un fazzoletto di terra senza sbocchi sul mare con solo due confini aperti, a nord con la Georgia e a sud con l’Iran. La non facile accessibilità è il suo punto di forza: c’è tutto il tempo di godersi le ricchezze di questa comunità antica e solida nonostante le profonde ferite che ha dovuto subire nei secoli della sua tormentata storia.

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Yerevan: impronta sovietica e caffè cool

La Northern Avenue, la via più costosa di Yerevan con appartamenti di lusso, boutique e caffè

Il viaggio comincia da Yerevan, la brulicante capitale in cui vive un armeno su tre. Della sua storia antichissima non resta praticamente niente, eppure la città affascina per la sua grande vitalità, i caffè “cool”, i contrasti tra l’edilizia popolare sovietica ancora onnipresente e i nuovi edifici moderni e lussuosi. Le arrugginite Lada sono affiancate ai semafori dalle sfavillanti auto elettriche cinesi, gli hotel a 5 stelle incombono su vecchi quartieri come Kond, dove la gente vive in precarie baracche di lamiera e mattoni ma offre generosamente grappoli d’uva ai pochi turisti che si avventurano nelle sue viuzze.

Armenia da scoprire senza fretta (e senza folla)

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Il primo pogrom del Novecento

Prima di lasciare Yerevan è indispensabile una visita al Museo del genocidio armeno, che testimonia il primo massacro di un popolo del XX secolo: almeno un milione di vittime tra il 1915 e il 1916 trucidate per ordine del governo nazionalista dei Giovani Turchi e costrette alla fame dalle marce della morte verso la Siria. Un ripasso doloroso ma necessario di una tragica vicenda troppo spesso dimenticata, come lo stesso Hitler avrebbe sottolineato sprezzante nel 1939 alla vigilia della Shoah: «Chi si ricorda più del massacro degli armeni?».

La Sinfonia delle Pietre

I pilastri di basalto della Sinfonia delle Pietre

Appena usciti da Yerevan si alza il sipario su un altro Paese, a bassa densità abitativa e ad alto tasso di spettacolo paesaggistico. Abbandonata la torrida pianura dell’Ararat - la montagna venerata dagli armeni ma sotto sovranità turca e destinata a scomparire anche dai timbri dei passaporti armeni - le strade si fanno più tortuose, tra sconfinati pianori semi-aridi e vette rocciose. Il cemento lascia spazio a capolavori della natura come la Sinfonia delle pietre, incredibile composizione di colonne esagonali di basalto alte fino a 50 metri che somigliano a un enorme organo adagiato su una profonda gola.

I deliziosi vini di Areni

Le tradizionali anfore di terracotta nelle cantine di Areni

A un paio d’ore dalla capitale ecco Areni, villaggio agricolo famoso per i suoi deliziosi vini rossi dove nel 2007 un team di archeologi ha scoperto la più antica cantina vinicola del mondo, vecchia di oltre 6mila anni. La tradizione è ancora viva: qui si produce il vino nelle anfore di terracotta come una volta, la qualità è davvero alta anche grazie ai terreni secchi battuti dal vento. Passeggiare per Areni è come tornare alle nostre campagne di un secolo fa: strade sterrate, donne che al tramonto, quando il sole concede un po’ di respiro, siedono nei cortili ad essiccare peperoncini insieme ai figli.

Noravank, IL monastero

A poca distanza da Areni c’è il monastero di Noravank: impossibile non restare a bocca aperta di fronte allo straordinario connubio tra storia millenaria e pareti di roccia rossa che al tramonto diventano color ocra. Il silenzio assoluto invita al raccoglimento, la bellezza del luogo è commovente, il consiglio è di restare seduti ad ammirare lo spettacolo fino all’imbrunire. L’Armenia ha decine di splendidi monasteri, ma se bisogna sceglierne uno solo, non ci sono dubbi: è Noravank.

Le grotte illuminate di Goris

Giochi di luce nelle pareti di roccia di Goris

Si prosegue verso il confine con l’Iran, sfiorando le exclave azere che qua è là spuntano in queste terre così frammentate e conflittuali e si arriva a Goris, la città che nel 2023 ha ospitato i rifugiati armeni in fuga dal vicino Nagorno-Karabakh definitivamente conquistato dalle truppe di Baku. Oggi la cittadina è tornata al suo fascino di meta turistica circondata da imponenti pareti di roccia dove un tempo sorgevano villaggi rupestri: di sera le grotte si illuminano in un caleidoscopio di luci. La piazza centrale di Goris invece è un bizzarro accostamento di classici edifici sovietici, giardini e una singolare copia della Torre Eiffel.

A Tatev con la funivia più lunga del mondo

Da qui in meno di un’ora si sale in auto al monastero di Tatev. Per arrivarci si può scegliere tra una strada panoramica e ricca di tornanti – attenzione ai camion provenienti dall’Iran – e la Tatev Wings, la funivia più lunga del mondo finanziata nel 2010 dal magnate Ruben Vardanyan, che in seguito alla vittoriosa offensiva azera nel Nagorno Karabakh si trova ora rinchiuso in carcere a Baku. Tatev è un altro luogo di alta spiritualità: come a Noravank qui in epoca medievale sorgeva una Università e in effetti il sito si presta perfettamente allo studio e al raccoglimento.

Il ponte tibetano e il villaggio rupestre

Il ponte tibetano che conduce al villaggio rupestre di Khndzoresk

Tornando verso Goris una breve deviazione conduce all’impronunciabile Khndzoresk, impressionante villaggio rupestre ormai abbandonato ma che meno di un secolo fa ospitava migliaia di famiglie, negozi e scuole. Raggiungerlo è una doppia avventura: prima bisogna percorrere una strada sterrata e malconcia e una volta parcheggiata l’auto si deve attraversare un traballante ponte tibetano sospeso su uno strapiombo di 60 metri. Per chi non soffre di vertigini è un’esperienza molto divertente. Con circa 4 ore di auto si torna nel caos di Yerevan, sede dell’unico aeroporto internazionale del Paese collegato anche con l’Italia. In alternativa si può proseguire in auto verso nord per un soggiorno in Georgia: ma questa è un’altra storia.

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