Armenia, la patria del turismo «slow» tra canyon, monasteri e vini antichi
Nell’era dell’overtourism è una destinazione poco affollata ad altissima densità di monumenti e capolavori naturalistici
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I punti chiave
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Niente code e ritmi umani. Nell’era dell’overtourism l’Armenia è una destinazione ideale per chi ama viaggiare senza l’ansia di dover prenotare online la prossima visita. Un turismo lento, sostenibile e per niente stressante.
L’Armenia è un fazzoletto di terra senza sbocchi sul mare con solo due confini aperti, a nord con la Georgia e a sud con l’Iran. La non facile accessibilità è il suo punto di forza: c’è tutto il tempo di godersi le ricchezze di questa comunità antica e solida nonostante le profonde ferite che ha dovuto subire nei secoli della sua tormentata storia.
Yerevan: impronta sovietica e caffè cool
Il viaggio comincia da Yerevan, la brulicante capitale in cui vive un armeno su tre. Della sua storia antichissima non resta praticamente niente, eppure la città affascina per la sua grande vitalità, i caffè “cool”, i contrasti tra l’edilizia popolare sovietica ancora onnipresente e i nuovi edifici moderni e lussuosi. Le arrugginite Lada sono affiancate ai semafori dalle sfavillanti auto elettriche cinesi, gli hotel a 5 stelle incombono su vecchi quartieri come Kond, dove la gente vive in precarie baracche di lamiera e mattoni ma offre generosamente grappoli d’uva ai pochi turisti che si avventurano nelle sue viuzze.
Il primo pogrom del Novecento
Prima di lasciare Yerevan è indispensabile una visita al Museo del genocidio armeno, che testimonia il primo massacro di un popolo del XX secolo: almeno un milione di vittime tra il 1915 e il 1916 trucidate per ordine del governo nazionalista dei Giovani Turchi e costrette alla fame dalle marce della morte verso la Siria. Un ripasso doloroso ma necessario di una tragica vicenda troppo spesso dimenticata, come lo stesso Hitler avrebbe sottolineato sprezzante nel 1939 alla vigilia della Shoah: «Chi si ricorda più del massacro degli armeni?».
La Sinfonia delle Pietre
Appena usciti da Yerevan si alza il sipario su un altro Paese, a bassa densità abitativa e ad alto tasso di spettacolo paesaggistico. Abbandonata la torrida pianura dell’Ararat - la montagna venerata dagli armeni ma sotto sovranità turca e destinata a scomparire anche dai timbri dei passaporti armeni - le strade si fanno più tortuose, tra sconfinati pianori semi-aridi e vette rocciose. Il cemento lascia spazio a capolavori della natura come la Sinfonia delle pietre, incredibile composizione di colonne esagonali di basalto alte fino a 50 metri che somigliano a un enorme organo adagiato su una profonda gola.














