La scomparsa a Milano.

Armani, ambasciatore del miglior stile italiano e nel fare impresa

Quest’anno la sua azienda compie 50 anni, l’alta moda che sfila a Parigi ne festeggia 20 e viene messo online l’archivio di mezzo secolo di lavoro: non sono coincidenze ma conferme della fine di un’epoca e dell’auspicio che alla moda resti il tocco magico di Re Giorgio

di Giulia Crivelli

Il saluto finale. Armani era solito salutare il pubblico al termine degli show e spesso si faceva ritrarre in una foto “di gruppo” con i modelli e le modelle. (AFP)

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Si tramanda che i Navajo lasciassero dei punti imperfetti nel creare i loro tappeti, per evitare che l’anima del tessitore rimanesse imprigionata. È una delle piccole grandi scoperte che si fanno leggendo il Piccolo manuale illustrato per cercatori di stoffe, appena pubblicato dal Saggiatore, un libro che certamente Giorgio Armani avrebbe apprezzato: lo stilista e imprenditore scomparso ieri a Milano a 91 anni ha passato la sua vita adulta a dare forma a un’idea di eleganza, partendo spesso proprio da tessuti e stoffe. Quanto al destino della sua anima, difficile pensare che resti in alcun modo imprigionata: l’eredità stilistica, imprenditoriale e umana (si vedano i diversi ricordi e approfondimenti di queste pagine) di Giorgio Armani è talmente vasta da garantirgli non solo la libertà legata all’essere stato pioniere in ogni aspetto del suo lavoro, ma anche un posto nella storia del sistema moda italiano e globale. Se non addirittura una sorta di eternità, per quanto fragile e incerta appaia l’attuale condizione del mondo.

Oggi e domani sarà aperta dalle 9 alle 18 la camera ardente, allestita presso l’Armani/Teatro di via Bergognone 59, una delle molte eredità fisiche che lo stilista regala a Milano, dove si trasferì nel 1975 lasciando la città natale, Piacenza. Per sua espressa volontà i funerali si svolgeranno invece in forma privata. Anche in queste scelte si può leggere molto dell’uomo Armani: nelle prossime 48 ore saranno sicuramente tanti colleghi stilisti, amici, conoscenti e rappresentanti delle istituzioni a dargli un ultimo saluto, ma visiteranno la camera ardente anche moltissime persone che non lo hanno mai incontrato personalmente e forse non hanno neppure mai comprato una sua creazione.

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Giorgio Armani ha compiuto una specie di miracolo, nell’Italia delle tifoserie: era ammirato e rispettato da tutti, forse anche per il suo inconfutabile ruolo di ambasciatore di alcuni dei tratti più lusinghieri di noi italiani, mentre appariva lontanissimo da altri, assai meno lusinghieri. Non amava le scorciatoie, ammirava i giapponesi per la capacità di proiettarsi nel futuro e proporre innovazioni senza rinnegare il passato. È importante anche riconoscergli uno stile imprenditoriale: scompare ricoprendo, nella sua azienda, non uno bensì tre ruoli, presidente, amministratore delegato e direttore creativo. Appare quasi ingeneroso, nel suo caso, pensare a una mania di controllo: meglio vedere nel suo impegno e dedizione, fino all’ultimo giorno, la volontà di consegnare al futuro un’azienda solida, che possa continuare a essere volano economico e di immagine non solo per il nostro sistema moda, ma per l’intero Paese. Fu pioniere in tutto e in alcuni casi persino profetico: il 2025 non è solo il 50° anniversario dell’azienda, ma anche quello in cui si festeggiano vent’anni di alta moda. Le collezioni Armani Privé sfilano a Parigi, nei giorni della couture di cui i francesi si sentono ancora oggi maestri, e quegli abiti unici ed estremamente esclusivi li stiamo vedendo proprio in questi giorni sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia. Armani è stato tra i primi a intuire il potenziale delle licenze, dai profumi agli occhiali, e della diversificazione in ambiti inesplorati dalla moda, dagli hotel ai ristoranti. Un esempio che in molti hanno poi seguito, come è successo con il legame con il mondo dello sport: non solo Giorgio Armani ha fatto germogliare, attorno al marchio principale, linee più casual, accessibili e pensate per diverse generazioni, ma ha anche vestito atleti di tante discipline sul campo e fuori. Un amore per lo sport e forse per alcuni dei valori che sa esprimere sfociato pure nell’acquisto di una squadra di pallacanestro, l’Olimpia Milano, e nella partnership con il Coni per disegnare le divise delle nostre nazionali olimpiche e paraolimpiche.

Quanto all’essere profetico, basti ricordare l’intervento a pochi mesi dallo scoppio dell’epidemia di Covid, nel 2020: invitò tutti, nel mondo della moda, sé stesso e i suoi marchi compresi, a riflettere sugli eccessi degli anni precedenti. Auspicava che si tornasse a sfornare meno novità, ma con maggior cura, convinto che la moda stesse perdendo la sua anima e quindi il suo ruolo culturale, sociale ed economico. Non si stancò mai di impegnarsi per migliorare la sostenibilità sociale e ambientale della sua azienda, con azioni concrete, indispensabili – non sembri un paradosso – a mantenere intatta la magia della moda e la sua capacità di cambiare, in meglio, il mondo.

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