Salone del Mobile

Arex, la Pmi che in cucina usa l’acciaio a chilometro zero

L’azienda veneta, 4,5 milioni di ricavi, ha fornito anche Starbucks a Milano. Dall’export la metà dei ricavi, con prodotti anche diretti all’outdoor

di Luca Orlando

2' di lettura

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«Il cliente più esigente? Una famiglia che ha chiesto un piano cottura con elementi in oro rosa, progetto che installeremo in Svizzera e che può arrivare a superare anche i 500mila euro». E’ il motivo per cui Adriano Zanardo managing director e proprietario di Arex, non si sbilancia troppo sull’evoluzione del fatturato della Pmi di Treviso, con i 4,5 milioni realizzati lo scorso anno che potrebbero modificarsi in modo significativo “centrando” appena una manciata di maxi-proigetti in più come quello citato.

Il target è quello degli oggetti su misura, progetti sviluppati insieme agli architetti che lavorano sulle ristrutturazioni e sui nuovi edifici, impianti rigorosamente in acciaio che nei diversi modelli si possono indirizzare sia per un utilizzo “standard” all’interno delle abitazioni che nelle situazioni outdoor.

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Non solo gas ma anche piani a induzione

Nata nel 1992, l’azienda, 50 addetti, ha saputo ritagliarsi uno spazio anche in progetti ad alta visibilità, come ad esempio i banchi di Starbucks a Milano in piazza Cordusio, ordine che nel complesso è arrivato a superare i due milioni di euro.

«Mediamente - spiega l’imprenditore - per realizzare una di queste isole impieghiamo due mesi di lavoro, anche se poi le variabili in gioco possono essere diverse e richiedere anche tempi superiori per progetti complessi. La cassa in acciaio è la nostra caratteristica chiave distintiva e questo permette di costruire cucine che possono operare sia all’interno che in condizioni outdoor, naturalmente con accorgimenti costruttivi particolari».

Il design è minimale, di richiamo “industriale”, per un’acciaio che l’azienda ottiene a chilometro zero, da aziende del territorio, nei dintorni della sede di Mareno di Piave, in provincia di Treviso.

L’export per Arex (il brand però è Xera) vale quasi la metà del fatturato e il richiamo internazionale è visibile osservando la frequentazione dello stand, dove in effetti spiccano cinesi, giapponesi e buyer stranieri in generale.

«Nella media gli ordini valgono 25-50 mila euro - spiega Zanardo - e il mercato per ora mi pare ancora positivo, pur tra tante difficoltà. Qui al Salone del Mobile devo dire che l’afflusso è molto alto, qui abbiamo ogni giorno almeno un centinaio di contatti “buoni”, l’afflusso è incredibile e devo dire che il Salone rappresenta una vetrina importantissima».

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