Stranieri (quasi) impuniti
C’è un primo problema che riguarda i veicoli con targa straniera. Le talecamere possono anche fotografarli, ma il sistema di controllo non può stabilire se possono circolare.
Infatti, la loro classe ambientale è ignota alle autorità italiane: occorrerebbe accedere in tempo reale alle banche dati dei Paesi in cui sono immatricolati, cosa impossibile. L’unica cosa che si può fare è affidarsi ai controlli tradizionali fatti dai vigili (quando hanno tempo e personale e se i documenti di bordo sono sufficientemente chiari).
Le Euro 6 che potranno circolare più a lungo
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Con le targhie italiane, invece, pparentemente l’unica difficoltà per far funzionare davvero i controlli sta nella necessità di installare telecamere proprio su tutte le strade d’ingresso in città: per una metropoli come Milano sono tantissime e di tutti i tipi. E infatti a regime sono previsti ben 188 varchi di controllo (per ora ne sono installate poche, per cui l’avvio delle multe sarà relativamente lento).
Ma l’ostacolo pressoché insormontabile è un altro: la possibilità legale di utilizzare anche solo una telecamera in una situazione di questo genere. Infatti, per ragioni di privacy, non si possono interrogare indiscriminatamente le banche dati (fondamentalmente, in questo caso, l’Anv - Archivio nazionale veicoli - tenuto dalla Motorizzazione): lo si può fare solo per ricavare le generalità dell’intestatario (e così spedirgli il verbale dell’infrazione), non anche per capire se un mezzo è in regola o no.
Nel caso delle normali zone a traffico limitato (Ztl) istituite finora, i Comuni rispettano questo vincolo: hanno un proprio elenco di autorizzati all’accesso (per esempio, i residenti, i mezzi di servizio ed emergenza e chi paga l’eventuale pedaggio, come accade nell’Area B della stessa Milano). Per Area B, invece, la violazione può essere accertata solo disponendo di un elenco delle caratteristiche tecniche di ciascun veicolo immatricolato, presenti appunto nell’Anv.