Libri

Aprile è il più poetico dei mesi

Dalla dozzina del Premio Strega alle kermesse, i libri che fanno profezia e quelli da dimenticare

di Matteo Bianchi

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La fatidica dozzina dei candidati alla terza edizione del Premio Strega Poesia funge oramai da spartiacque rispetto alle novità cui volgere l’attenzione. Di sicuro, l’ultima raccolta di Federico Italiano, “Godzilla” (Guanda), non consente al lettore vie di fuga di fronte a una realtà sociale sempre più aberrante, divorata da incertezze, falsi miti e nonsense. “Per quanto il riferimento sia volutamente pop – commenta Mario Santagostini, direttore della collana in versi – i film dedicati alla creatura demoniaca non c’entrano. Italiano attraversa criticamente il suo tempo dissipando ogni consolazione immaginifica con l’incedere inesorabile degli endecasillabi, e intrecciando il trauma collettivo al costrutto culturale del mostruoso”.

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Un patto di verità

Un nucleo mitico a stretto contatto con il presente costituisce l’ossatura dinamica di “Procne Machine” (Einaudi) di Carmen Gallo, volume capace di produrre associazioni, di ripercorrere epoche e approcci linguistici apparentemente spaiati. Al centro di questa operazione simbolica Gallo colloca la dimensione della violenza: “Le ha tagliato con la spada la radice della lingua”. Il nucleo mitico, articolato tra lo stupro, la mutilazione e la conseguente vendetta, consente di rimarcare la persistenza delle forme di sopraffazione nella storia. La figura di Filomela, privata della voce, si fa emblema di un silenziamento che travalica un contesto datato sino a estendersi al piano politico attuale, in cui la negazione della parola si conferma una delle derive più radicali di dominio.

Tempo stratificato

“Il tempo è solo uno ed è quello che viviamo”: è la considerazione quasi brutale, data la sua semplicità, da cui si invola “Un giorno di guerra” (Aragno) di Sonia Gentili, tra le protagoniste di “Aspettando Ritratti di Poesia”, ciclo di incontri tematici in attesa di entrare nel vivo della diciannovesima edizione della kermesse romana. Organizzata e diretta rispettivamente da Carla Caiafa e Vincenzo Mascolo, si terrà venerdì 10 aprile, all’Auditorium Conciliazione, con oltre cinquanta poeti invitati e i loro vissuti in versi. Gentili, implicitamente, si pone in modo polemico nei confronti della realtà: tra le pagine non concepisce un “altrove”, un tempo salvifico, o “separato” da quello che avvolge e sovrasta gli esseri umani. Tutto accade dentro il tempo materiale, perciò il “giorno” nel titolo si impone come forma concreta della finitezza; mentre la “guerra” si affianca come una condizione inestinguibile dell’esistere che comprende ogni minimo conflitto, specie se quotidiano. E chi scrive n’è il campo di battaglia.

Il poeta fa politica

“Iniziammo coi minuti. Ci piaceva la loro pienezza – cellule che scorrono in questo corpo di tempo – purificando ogni cosa eccetto il loro passare attraverso di noi e il nostro lasciarli scorrere. Ma poi smisero di essere diversi. Un minuto dall’altro non si distingueva, o un’ora, giorno, anno. Gli anni spinsero la loro durata in noi come lunghe corde bagnate, e noi ci aggrappammo, ci tennero appesi per andare avanti, e in alto ci impedirono di annegare nei minuti terribili”. Dopo l’uscita di “2040” (Crocetti, trad. di Antonella Francini) Jorie Graham, già Premio Pulitzer, riceverà il Premio Internazionale della Fondazione Roma. Per la statunitense il poeta fa politica, ossia prende posizione quando libera la sua scintilla profetica, dilatando gli spazi della visione. Non a caso, il libro si presenta come una sorta di lettera a un’umanità derelitta, tempestata di panorami post-apocalittici, di allucinazioni tragiche e al contempo di una bellezza eclatante.

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