Aperte le candidature per la terza tappa della Benefit Competition del MIMIT
Fino al 4 maggio, si potranno presentare le domande per partecipare all’evento di Ancona del 26 giugno
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Continua il giro d'Italia della Benefit Competition. Dopo le tappe di Milano e Brindisi, si apre il percorso che porterà alla terza, il 26 giugno ad Ancona, presso la sede di Confindustria. Fino al 4 maggio si possono presentare le candidature per partecipare all'iniziativa promossa dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e dedicata alla conoscenza e diffusione del modello Benefit. La competizione è aperta a società già costituite come Benefit - o che hanno intenzione di diventarlo - di tutto il territorio nazionale. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito del MIMIT nella sezione dedicata.
Perché partecipare alla Benefit Competition
L’importanza della partecipazione a una iniziativa come la Benefit Competition la raccontano bene i vincitori della tappa di Brindisi. Dalle loro parole emerge soprattutto il valore del “fare rete”, del conoscere altre realtà, società che operano in altri campi per una positiva contaminazione di idee. «È importante fare rete. Questo tipo di evento ti permette di conoscere sia persone che altre società, altre idee» e in questo modo ci si può «confrontare con quello che è il sistema delle società benefit e vedere, magari, come stanno risolvendo dei problemi a livello sociale le altre imprese», ha sottolineato Simone Gardini, Ceo e co-founder di GenomeUp. Sulla stessa lunghezza d’onda anche le altre società che sono salite sul podio. «La cosa più importante che portiamo a casa è la voglia di fare sempre di più. In queste occasioni vieni a conoscenza di tantissime realtà impegnate in vari ambiti di innovazione e sostenibilità. C'è sempre qualcosa da poter "portare a casa" per implementare il nostro modello di business per migliorarci sempre più», ha continuato Pierluigi Scordari, sustainability manager di N&B, Natural is Better. Riccardo Frezzato, co-founder e Cfo di BeNewtral, ha aggiunto che un altro «aspetto estremamente interessante è il fatto che nella seconda parte della giornata ci sono ragazzi, giovani, studenti che sono interessati a diventare potenzialmente imprenditori e quindi parlare alle nuove generazioni - che saranno il futuro di questo paese - è fondamentale, soprattutto per dire loro "Continuate a sognare, anzi sognate in grande, proviamoci tutti insieme, il pianeta è uno e dobbiamo arrivare e raggiungere l’obiettivo di salvaguardarlo tutti insieme"».
I vantaggi di essere una Società Benefit: si cresce di più
Come emerge dalla “Ricerca nazionale sulle società benefit 2026”, realizzata da Nativa, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit, il numero delle Società Benefit sta crescendo velocemente in Italia, a conferma della fertilità del tessuto imprenditoriale italiano rispetto alla funzione economica e sociale di questo nuovo assetto giuridico d’impresa vocata alla creazione di valore condiviso oltre al profitto. Nel nostro Paese, le Società Benefit sono 5.540 alla fine del 2025 (+21% su anno), con un valore della produzione che si attesta sui 69 miliardi di euro, pari al 2,5% della produzione totale delle società registrate in Italia. Anche il report 2026 conferma che queste imprese crescono di più e meglio di aziende comparabili: l’incremento cumulato del fatturato tra il 2022 e il 2024 è stato del 15%, un risultato nettamente superiore al 5% registrato dal campione di imprese non-benefit. Nel 2025 è cresciuto anche il numero degli addetti: +11% a 241mila, che sono mediamente pagati di più rispetto alle società non benefit. Secondo il Rapporto, tale superiorità delle performance economico reddituali è innescata dall’impiego di forti leve strategiche, tra cui una spiccata internazionalizzazione e investimenti in brevetti e sostenibilità ambientale.
Raccontare la propria governance avanzata e inclusiva
In questo quadro, le scelte di governance confermano un approccio estremamente avanzato e inclusivo. Le Società Benefit mostrano una presenza femminile nei Consigli di amministrazione del 47% (contro il 36% delle non-benefit), toccando punte del 63% nelle grandi imprese. Emerge, in particolare, la forza del “dividendo generazionale”, che indica come i giovani nei consigli fungano da moltiplicatori di valore. Il 29,3% dei board Benefit ospita almeno un giovane under 40, rispetto al 21,8% delle imprese tradizionali e le Società Benefit guidate da under 40 crescono molto più velocemente (+17,4% di fatturato rispetto al +6,2% delle imprese dirette esclusivamente da over 65), mostrano una maggiore propensione alle assunzioni (+15,5% vs +10,1%) e adottano politiche salariali più generose (+22,4% vs +21,2% di aumenti salariali). Con particolare riferimento a questo ultimo aspetto, il Rapporto sottolinea come in un contesto macroeconomico ostile, dominato da forti spinte inflattive, le Società Benefit abbiano tradotto la loro competitività in risultati concreti per la crescita dell’occupazione e in un sostegno alla retribuzione dei lavoratori. Scegliere di ridurre la propria marginalità a vantaggio dei salari reali significa abbracciare nei fatti i principi della stakeholder economy: un paradigma che affianca la generazione di profitto per gli azionisti alla creazione di valore reale per tutti gli stakeholder.
I lavoratori sono pagati di più e producono di più
Le Società Benefit continuano a mostrare una crescita maggiore non solo in termini di fatturato e numero di addetti, ma anche in termini di valore aggiunto e costo del lavoro. Nel triennio 2022-2024, la mediana della crescita del valore aggiunto delle Società Benefit è stata pari al 19,7%, a fronte del 12,6% per le non-benefit, e per il costo del lavoro si è registrato un 21,6% delle Società Benefit contro l’11,2% delle altre. Inoltre, secondo il Rapporto 2026, le Società Benefit hanno un valore aggiunto pro-capite maggiore: la è pari a 61mila euro, 3mila euro in più rispetto alle non-benefit. Lo stesso differenziale si registra anche per il costo del lavoro per addetto. La sintesi dell’evoluzione del valore aggiunto e del costo del lavoro è colta dall’andamento del margine operativo lordo, la differenza tra le due voci, che tra il 2022 e il 2024 cresce in mediana del 16,2% nelle Società Benefit e del 10,5% nelle non-benefit. In termini relativi, l’Ebitda margin, che rapporta il margine operativo lordo al fatturato, ha mostrato un leggero rafforzamento per entrambi i cluster con valori mediani allineati nel 2024 e pari al 9,4%. Il miglioramento leggermente meno rilevante delle Società Benefit (2 p.b. vs 4 p.b.) è da ricondurre al significativo aumento riconosciuto alla remunerazione dei dipendenti, oltre che dal balzo del fatturato maturato nel periodo che è stato superiore per le Società Benefit rispetto alle aziende non-benefit.



