Aperitivi

Aperol Spritz batte lo Champagne con 1,5 miliardi di consumazioni

Le bollicine francesi a quota 1,35 miliardi. In vent’anni crescita annua del 17%: così Campari ha rilanciato una bevanda nata nell’800 trasformandola nel simbolo, arancione, del made in Italy

L’aperitivo. Dell’1,5 miliardi di consumazioni di Spritz nel mondo circa 395 milioni sono fatte in Italia (Photo by Daniel Vogl/picture alliance via Getty Images)

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Il colore del made in Italy non è più solo il rosso ma anche l’arancione, l’arancione di Aperol Spritz. È quanto bisogna concludere guardando i numeri resi noti da Campari Group in base ai quali con 1,5 miliardi di consumazioni al mondo Aperol Spritz ha superato lo Champagne fermo a 1,35 miliardi di flûte. «Noi non disponiamo di una stima dei flûte – commentano al Comité Champagne – l’unico numero certo è che noi mettiamo sul mercato 265 milioni di bottiglie».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il sorpasso è solo l’ultimo exploit messo a segno da Aperol Spritz al termine di vent’anni di tumultuoso successo. «Negli ultimi venti anni – spiega il Managing director di Campari Group, Gabriele Ornaghi - le consumazioni a livello globale di Aperol Spritz sono passate da 60 milioni a 1,5 miliardi. Di queste, 395 milioni avvengono in Italia».

Loading...

Al di là delle stime tutti i numeri tratteggiano una straordinaria affermazione sui mercati che è frutto della strategia di marketing messa in campo da Campari all’indomani dell’acquisto di Aperol (azienda fondata nel 1911 ma rilevata dal colosso del beverage nel 2003) e diventata anno dopo anno l’emblema dell’Italia e dello stile di vita italiano.

Campari rileva Aperol nel 2003 e, per rilanciare lo storico marchio del bitter, mette a punto una strategia che punta sullo Spritz, bevanda nata in Veneto a fine Ottocento tra le pattuglie di soldati austriaci di stanza nel Nord Est. Il vino italiano, anche quello bianco, era troppo alcolico per loro e chiedevano di allungarlo con l’acqua. In seguito, con l’acqua minerale o poi la soda, da qui il nome mutuato dal verbo tedesco spritzen, schizzare, spruzzare.

I soldati sono passati ma l’abitudine è rimasta e si è diffusa nel corso del ‘900 soprattutto nelle province venete di Venezia, Padova, Treviso e Rovigo. Negli anni ’60 comincia a comparire lo Spritz con l’Aperol abbinato all’altro fenomeno italiano del beverage: il Prosecco. Aperol e Campari, quindi, non hanno fatto altro che riprendere la tradizione del Nord Est sostituendo i bicchieri da trattoria con calice da vino bianco, più elegante e “premium” (con ghiaccio e fetta di arancia) e proponendo una bevuta meno alcolica del vino (8 gradi circa) a un prezzo più elevato rispetto a una birra ma inferiore a un cocktail. Il successo è stato inarrestabile.

«La nostra idea – sottolinea Ornaghi - è stata prima quella di portare lo Spritz fuori dal Veneto per diffonderlo in Italia. Subito dopo abbiamo guardato ai mercati internazionali, partendo (tra 2008 e 2014) da Austria e Germania dove era già conosciuto grazie ai turisti che lo avevano apprezzato in vacanza in Romagna o sul Garda. Poi nel resto d’Europa, col Regno Unito, e infine, nel 2017–2018, abbiamo raggiunto Canada e Stati Uniti. Il tutto ha subito un’ulteriore forte accelerazione nel periodo post Covid, quando lo Spritz è stato tra i protagonisti della ripartenza. Negli ultimi 20 anni, Aperol ha registrato a livello globale una crescita media Carg del 17% l’anno».

Nel 2025, in Italia, Aperol ha chiuso l’anno con una crescita dell’1% affiancata da un incremento molto più robusto sui mercati esteri: +8%. Risultati consolidati nei primi sei mesi del 2026 grazie a una crescita delle vendite di Campari Group di un altro 2,7% (a 1,51 miliardi). Le vendite sono aumentate dell’1,4% in Italia, dello 0,9% in Francia, del 4,3% nel Regno Unito e del 2,7% in Germania. Più 2,7% in Nord America. Sulla base di questi dati Aperol rappresenta il 26% del fatturato di Campari (3,05 miliardi nel 2025), pertanto è attribuibile al bitter un giro d’affari, solo all’origine, di circa 790 milioni .

Ma al di là dei numeri ancora più rilevante è l’impatto che la ricetta “3-2-1” (tre parti di Prosecco, due di Aperol e una di soda o acqua tonica) ha avuto sull’immaginario dei consumatori. «Sono stato di recente al concerto di Bruno Mars – aggiunge Ornaghi – che dal palco ha mostrato tre simboli dell’Italia: una sciarpa tricolore, una Vespa e Aperol Spritz. Durante le scorse Olimpiadi un servizio della americana Cbs lo ha definito simbolo dell’arte italiana del godersi la vita. Con lo Spritz abbiamo diffuso nel mondo il rito italiano dell’aperitivo. Gli inglesi avevano l’after work: la pinta di birra alla fine della giornata lavorativa. In tanti lo hanno sostituito col nostro aperitivo che è molto di più, porta con sé la convivialità e rappresenta la fine della giornata lavorativa ma anche l’inizio della serata».

Anche l’idea iniziale di offrire un “tramonto nel bicchiere” (a sunset in a glass) si è molto allargata. «Gli stranieri ormai pasteggiano con Aperol Spritz – prosegue Ornaghi – e a Venezia non è raro trovarlo sui tavolini anche alle 11 della mattina».

I numeri di assoluto successo, tuttavia, non fanno sedere sugli allori Campari Group che, per allargare la diffusione e combattere il fenomeno dei falsi, guarda a nuovi ambiti come le catene di pizzerie e di autogrill, a una maggiore penetrazione nei concerti (per rubare spazio alla birra), e a nuovi formati (si veda altro articolo in pagina).

Loading...

«Siamo già tra i primi dieci cocktail al mondo – conclude Ornaghi – ma nessuno come noi è simbolo di convivialità e promotore di connessioni tra le persone».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti