Aperol Spritz batte lo Champagne con 1,5 miliardi di consumazioni
Le bollicine francesi a quota 1,35 miliardi. In vent’anni crescita annua del 17%: così Campari ha rilanciato una bevanda nata nell’800 trasformandola nel simbolo, arancione, del made in Italy
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Il colore del made in Italy non è più solo il rosso ma anche l’arancione, l’arancione di Aperol Spritz. È quanto bisogna concludere guardando i numeri resi noti da Campari Group in base ai quali con 1,5 miliardi di consumazioni al mondo Aperol Spritz ha superato lo Champagne fermo a 1,35 miliardi di flûte. «Noi non disponiamo di una stima dei flûte – commentano al Comité Champagne – l’unico numero certo è che noi mettiamo sul mercato 265 milioni di bottiglie».
Chiedilo al Sole
Il sorpasso è solo l’ultimo exploit messo a segno da Aperol Spritz al termine di vent’anni di tumultuoso successo. «Negli ultimi venti anni – spiega il Managing director di Campari Group, Gabriele Ornaghi - le consumazioni a livello globale di Aperol Spritz sono passate da 60 milioni a 1,5 miliardi. Di queste, 395 milioni avvengono in Italia».
Al di là delle stime tutti i numeri tratteggiano una straordinaria affermazione sui mercati che è frutto della strategia di marketing messa in campo da Campari all’indomani dell’acquisto di Aperol (azienda fondata nel 1911 ma rilevata dal colosso del beverage nel 2003) e diventata anno dopo anno l’emblema dell’Italia e dello stile di vita italiano.
Campari rileva Aperol nel 2003 e, per rilanciare lo storico marchio del bitter, mette a punto una strategia che punta sullo Spritz, bevanda nata in Veneto a fine Ottocento tra le pattuglie di soldati austriaci di stanza nel Nord Est. Il vino italiano, anche quello bianco, era troppo alcolico per loro e chiedevano di allungarlo con l’acqua. In seguito, con l’acqua minerale o poi la soda, da qui il nome mutuato dal verbo tedesco spritzen, schizzare, spruzzare.
I soldati sono passati ma l’abitudine è rimasta e si è diffusa nel corso del ‘900 soprattutto nelle province venete di Venezia, Padova, Treviso e Rovigo. Negli anni ’60 comincia a comparire lo Spritz con l’Aperol abbinato all’altro fenomeno italiano del beverage: il Prosecco. Aperol e Campari, quindi, non hanno fatto altro che riprendere la tradizione del Nord Est sostituendo i bicchieri da trattoria con calice da vino bianco, più elegante e “premium” (con ghiaccio e fetta di arancia) e proponendo una bevuta meno alcolica del vino (8 gradi circa) a un prezzo più elevato rispetto a una birra ma inferiore a un cocktail. Il successo è stato inarrestabile.








