Non autosufficienza

Anziani fragili, slitta al 2027 l’avvio della valutazione per l’accesso ai servizi

Parte “piano” con una prima sperimentazione nel 2026 l’attuazione del nuovo strumento semplificato e hi-tech cruciale per consentire a Comuni e Asl di prendere in carico i non autosufficienti

di Barbara Gobbi

(Adobe Stock)

3' di lettura

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C’è il rinvio al 2027 per un tassello cruciale dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia: il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo che affida a una sperimentazione di dodici mesi, per tutto il 2026, la nuova Valutazione multidimensionale unificata necessaria per l’accesso ai servizi sociali e sociosanitari attraverso i Pua, i Punti unici di accesso presso le Case di comunità sul territorio.
A regime si partirà dunque soltanto nell’anno successivo, da gennaio 2027, così come già deciso per la riforma sulla disabilità.

Le modifiche in campo

Nel dettaglio, il nuovo decreto varato dal Cdm oltre a una serie di altre modifiche corregge l’articolo 27 del maxi decreto attuativo (decreto legislativo 29 del 15 marzo 2024) della Riforma sugli anziani e cioè la legge 33 del 2023 messa in cantiere dal Governo Draghi e approvata dall’Esecutivo Meloni.
Spetterà al ministero della Salute di concerto con Lavoro e Politiche sociali e Disabilità e previa intesa della Conferenza Unificata, adottare entro il 30 novembre 2025 e quindi non più entro sei ma dodici mesi il decreto in cui saranno definite le modalità e i territori coinvolti nella prima sperimentazione di dodici mesi della Valutazione multidimensionale unificata, a partire dal 1° gennaio prossimo.

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Il dlgs varato dal Consiglio dei ministri “precisa inoltre la competenza medico legale esclusiva dell’Inps quanto al processo valutativo teso all’accertamento delle condizioni di disabilità rispetto alle diverse competenze dell’équipe operante la valutazione multidimensionale presso i Punti unici di accesso (Pua) tese, tra l’altro, all’accertamento della non autosufficienza”.

Come avviene la sperimentazione

La sperimentazione di un anno sarà avviata a campione - secondo il principio della differenziazione geografica Nord, Centro e Sud - prevedendo la partecipazione di una provincia per regione, come sancito dall’intesa in Conferenza unificata del 17 aprile scorso. Ai fini di questo primo test, il ministero della Salute si avvarrà del supporto dell’Istituto superiore di sanità e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

Ma che cosa è la Valutazione multidimensionale unificata? Di fatto è uno dei tasselli più innovativi della riforma e anche per questo il ministero della Salute avrebbe deciso di prendere tempo, soprattutto per scrivere con maggiore accuratezza il decreto su criteri e modalità. La sperimentazione servirà poi ad aggiustare il tiro prima di varare il nuovo strumento in tutto il Paese.

Le richieste del Patto sulla non autosufficienza

«Speriamo che questo tempo in più che si dà lo Stato per affinare lo strumento di valutazione possa servire per rispettare i dettati della legge 33: se così sarà è tempo guadagnato, altrimenti è tempo perso». Così Cristiano Gori, coordinatore del Patto per la Non autosufficienza che fin dall’inizio è stato tra i promotori della legge 33 e che monitora da vicino l’attuazione della legge.

In sintesi, nello stilare i criteri della Valutazione multidimensionale unificata il ministero dovrebbe attenersi strettamente a quanto è scritto nella Riforma originaria, che è stata parzialmente modificata e smussata dal decreto attuativo. «L’ideale sarebbe realizzare uno strumento di valutazione unico per tutte le previdenze nazionali - continua Cristiano Gori -. Per noi i capisaldi dovrebbero essere una unica valutazione nazionale per le prestazioni statali come ad esempio l’accompagnamento, da realizzare con uno strumento di qualità e di ultima generazione capace di fornire informazioni complete e chiare a Comuni e Regioni grazie all’interoperabilità dei flussi informativi. Questo meccanismo porterà a semplificare enormemente l’accesso alle prestazioni, portando dalle attuali cinque-sei a soltanto due valutazioni della persona. Lo Stato deve creare un contesto in cui offrire alle Regioni tutta una serie di dati di qualità sulle persone anziane, così da favorire i progetti assistenziali». In un contesto di risorse minime, tra l’altro, questo è lo strumento più potente che si possa realizzare “senza soldi”: disporre di uno strumento nazionale importante consente ad esempio di fare formazione a tutti i geriatri d’Italia per diffondere i criteri.

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