Il ricordo

Antonino Zichichi e la sua eredità, dalla fisica nucleare alla divulgazione scientifica

Figura chiave nel panorama scientifico internazionale, Zichichi ha segnato la fisica nucleare e la divulgazione, fondando istituzioni e scuole di rilievo, pur suscitando dibattiti per le sue posizioni personali

di Patrizia Caraveo

Antonino Zichichi. (Italy Photo Press)

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La fisica italiana piange la perdita di Antonino Zichichi, che è venuto a mancare oggi all’età di 96 anni. Sono molti i motivi per ricordarlo: fisico delle particelle di fama internazionale, presenza di spicco al CERN di Ginevra, professore ordinario all’Università di Bologna, Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e della Società Europea di Fisica, scienziato visionario che ha spinto alla realizzazione di grandi progetti di rilevanza internazionale, pioniere della divulgazione televisiva della fisica che includeva anche una meritoria battaglia contro l’astrologia. Il suo personaggio con il suo particolare modo di porsi, bucava lo schermo ed era diventato una figura nota al grande pubblico, tanto da entrare nella galleria delle imitazioni più riuscite di Crozza. Secondo mia figlia, nulla descrive meglio l’attitudine del fisico teorico della frase di Crozza-Zichichi “l’ascensore nel vuoto, chi lo ripara?”.

Nella mia carriera ho molto sentito parlare di lui ma non ho mai avuto occasione di incontrarlo. Tuttavia, avendo partecipato in diverse occasioni ai convegni organizzati ad Erice nel centro di cultura scientifica Ettore Majorana, che lui aveva fondato nel 1963, posso dire che la sua presenza era sempre palpabile.

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Grazie alle scuole internazionali, il borgo di Erice è rinato a nuova vita, a testimoniare che la cultura è un potente volano di sviluppo.

Zichichi credeva profondamente nel valore della ricerca scientifica come strumento per affrontare le emergenze planetarie e, sempre a Erice, nel 1973, insieme ad altri famosi fisici, aveva fondato l’organizzazione internazionale World Federation of Scientists (Federazione mondiale degli scienziati).

Nel 1980, quando era alla guida dello INFN, ha contribuito alla nascita dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, una straordinaria infrastruttura per permettere ricerca di punta in diversi campi della fisica nucleare e subnucleare. Sotto chilometri di roccia, nelle gallerie del Gran Sasso, si studiano i neutrini, le particelle più elusive dell’universo, e si cerca di capire la natura della misteriosa materia oscura.

Grazie alla sua fama, corroborata da solide amicizie politiche, Zichichi era considerato il nume tutelare della fisica italiana, in particolare dello INFN che, grazie al suo appoggio, poteva sempre contare su un trattamento di riguardo in sede di divisione dei finanziamenti. Almeno, così sentivo dire quando si confrontavano le cifre attribuite ai diversi enti di ricerca.

Antonino Zichichi era anche un uomo dalle salde convinzioni religiose e, forse per questo, non amava la teoria dell’evoluzione. Si era anche espresso contro l’evidenza del contributo umano al cambiamento climatico, cosa che gli aveva attirato non poche critiche alle quali aveva risposto con querele, poi archiviate.

Tuttavia, credo che il suo contributo alla crescita della fisica italiana sia così importante che valga la pena di applicare alla sua memoria il famoso detto latino de mortuis nihil nisi bonum, se lo merita.

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