Antonelli padrone di Madrid: ottava vittoria e fuga Mondiale
81 punti di vantaggio con 9 gare ancora in calendario. Kimi Antonelli firma un altro successo maiuscolo in una pista nuova per tutti ed estremamente ricca di insidie anche per i veterani.
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Andrea Kimi Antonelli non vince più soltanto le gare: sta cominciando a prendersi il Mondiale. A Madrid firma l’ottavo successo in quattordici Gran Premi, il secondo consecutivo dopo il capolavoro di Monza, e trasforma ancora una volta in vittoria una domenica che all’inizio sembrava appartenere ad altri. Lando Norris partiva dalla pole e nelle prime tornate aveva anche il passo per scappare, ma la Virtual Safety Car e soprattutto una disastrosa sosta McLaren gli hanno tolto il comando. Quando è tornato a spingere, davanti a lui ha trovato Max Verstappen.
Chiedilo al Sole
L’olandese ha respinto ogni tentativo fino alla bandiera a scacchi e ha chiuso secondo, con Norris terzo, Charles Leclerc quarto e George Russell quinto. Nella classifica iridata il conto diventa pesante: Antonelli sale a 292 punti, Russell resta il primo degli inseguitori a 211, Lewis Hamilton è fermo a 191 dopo lo zero di Madrid: è il suo primo abbandono stagionale. Un italiano non vince il campionato del mondo dai due titoli di Alberto Ascari, 1952 e 1953. A nove gare dalla fine, il ragazzo di Bologna che ha compiuto vent’anni poche settimane fa comanda con un margine di ottantuno punti.
La pista, intanto, ha presentato il conto che aveva promesso fin dall’inizio. L’idea di una Formula 1 a Madrid era nata fra dubbi sul denaro, proteste dei residenti e battaglie ambientali, con non poche ostilità da Barcellona. Alla fine il Madring è arrivato davvero: 5,416 chilometri e 22 curve ricavati intorno al polo fieristico di IFEMA, 83,2 milioni di euro di investimento iniziale, un contratto che arriva al 2035, 110.000 posti e il primo paddock coperto e climatizzato della storia del campionato.
Una pista che distrugge le auto
Prima ancora che si spegnessero i semafori il Madring aveva già spiegato che genere di circuito sarebbe stato. In tutto il week-end, fra prove e gare, una serie importante di bandiere rosse contatti con le protezioni, telai e sospensioni da sostituire. James Vowles, team principal della Williams, l’ha definita «una pista che ammazza le macchine». Freddie Slater, che quei muri li ha misurati di persona, ne ha spiegato il meccanismo: le curve sono strette, in uscita la barriera non si allontana mai, quindi o si spinge fino a sfiorarla o si è lenti. Sergio Pérez ha provato a difenderla, definendola «non più pericolosa di Jeddah», ma nel frattempo il fine settimana ha prodotto una Formula 2 in fiamme e, nelle ultime prove libere, di ieri Lewis Hamilton e Oliver Bearman sono finiti contro le barriere.
La spiegazione proviene quasi tutta da una curva sola, la Monumental, una parabolica di circa 550 metri con pendenza del 24 per cento, tredici gradi e mezzo, che si percorre in sei secondi pieni: secondo Pirelli genera il carico verticale più alto dell’intera stagione, e non per l’inclinazione in sé ma per quanto a lungo la si sopporta. Roba d’altri tempi o, meglio, da piste americane. Non a caso! L’uscita è cieca. Poco prima, la seconda chicane si affronta a 340 orari su cordoli che non ammettono errori di millimetri. Da qui la scelta di portare la parte dura della gamma, C2, C3 e C4, su un tracciato che Pirelli colloca nella stessa famiglia di Barcellona e Silverstone. Almeno sulla carta. Perché dopo un avvio quasi frenetico, il primo Gran Premio sul nuovo circuito della capitale spagnola ha progressivamente mostrato anche l’altra faccia del Madring: quella di una pista sulla quale seguire e soprattutto superare è difficilissimo, e dove la strategia finisce per pesare più del confronto diretto fra i piloti.








