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Antitrust, sotto la lente Philip Morris Italia: faro sullo slogan «senza fumo»

Avviata istruttoria nei confronti della società per possibile pratica commerciale scorretta. Ispezioni della Gdf. Philip Morris Italia: «Rispettata la disciplina vigente»

di Andrea Biondi

 Philip Morris. (Michele Nucci/LaPresse)

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L’Antitrust accende i riflettori su Philip Morris Italia. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato guidata dal presidente Roberto Rustichelli ha infatti avviato un’istruttoria nei confronti della società per una possibile pratica commerciale scorretta legata alla promozione dei cosiddetti prodotti innovativi «senza fumo».

Secondo l’Autorità, l’uso di espressioni come «senza fumo», «un futuro senza fumo» o «prodotti senza fumo» potrebbe indurre in errore i consumatori: messaggi che, pur sottolineando l’assenza di combustione, rischiano di far percepire questi prodotti come non nocivi o significativamente meno dannosi rispetto alle sigarette tradizionali. Un’informazione che, secondo l’Antitrust, non sarebbe del tutto chiara e completa, poiché anche i dispositivi a tabacco riscaldato non sono privi di effetti negativi sulla salute e possono generare dipendenza.

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L’Antitrust ha anche comunicato che nella giornata di ieri, martedì 14 ottobre, i funzionari dell’Autorità - insieme al Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza - hanno effettuato ispezioni presso le sedi di Philip Morris Italia S.p.A. e Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna S.p.A., a supporto dell’attività istruttoria.

L’intervento arriva in un momento in cui il mercato del tabacco sta vivendo una trasformazione profonda, spinta proprio dai prodotti “alternativi” alle sigarette tradizionali. Philip Morris, in particolare, ha costruito gran parte della sua strategia comunicativa e industriale attorno al concetto di “futuro senza fumo”, con investimenti miliardari nei dispositivi a tabacco riscaldato e nei prodotti a base di nicotina. Ora, l’Antitrust intende verificare se tale narrativa rispetti le regole sulla correttezza e trasparenza della comunicazione commerciale, in un ambito - quello della salute pubblica - particolarmente sensibile.

Nel frattempo è arrivato il commento di Philip Morris Italia che «ritiene di aver agito sempre nel rispetto della disciplina vigente ed è convinta che la propria comunicazione sia fattuale, veritiera e pienamente coerente con la normativa italiana ed europea che associano l’assenza di fumo all’assenza di combustione». La società specifica che «il decreto legislativo 6/2016 che ha recepito in Italia la direttiva europea 2014/40/UE, all’art. 2, comma 5 definisce il “prodotto del tabacco non da fumo” (“smokeless tobacco product” nella versione in lingua inglese della direttiva), come un “un prodotto del tabacco che non comporta un processo di combustione”». Inoltre, «la realizzazione di un futuro senza fumo rappresenta notoriamente il principale obiettivo di Philip Morris International a livello globale da circa dieci anni, un obiettivo a cui le affiliate italiane lavorano da anni, a fianco di una filiera integrata del Made in Italy che conta 44.000 persone». In questo quadro, l’azienda «continuerà a collaborare con l’Autorità nel corso del procedimento per fare emergere la piena legittimità del proprio operato».

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