Il fenomeno

Antifascismo in Europa: un mosaico di resistenze tra memoria e nuove sfide

In Ue, l’antifascismo assume forme diverse ma conserva una funzione comune: quella di risposta sociale e politica all’avanzata dell’estrema destra

di Silvia Martelli e Lorenzo Pace (Il Sole 24 Ore), Petr Jedlička (Denik Referendum, Repubblica Ceca), Lena Kyriakidi (Efsyn, Grecia), Hannah Kriwak (EUobserver, Austria) e Francesca Barca (Voxeurop, Francia)

2X396WD Hundreds antifascist people in Palermo during the celebration to remember April 25th, Liberation Day.

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Negli ultimi anni, il tema dell’antifascismo è tornato al centro del dibattito pubblico europeo. In un contesto segnato dall’avanzata di movimenti e partiti di estrema destra, dal riemergere di nazionalismi e da una crescente polarizzazione politica, in molti Paesi europei sono riapparse forme di mobilitazione che si richiamano esplicitamente all’antifascismo storico o ne reinterpretano i valori in chiave contemporanea.

L’antifascismo in Europa non è un movimento unitario, ma un mosaico di esperienze locali, collettivi autonomi e reti sociali che si muovono con modalità, linguaggi e obiettivi diversi. In alcuni contesti, come Italia e Grecia, la tradizione antifascista è radicata nella memoria della Resistenza e nelle Costituzioni nate dopo la Seconda guerra mondiale. In altri, come Francia e Spagna, si è trasformata in una forma di attivismo urbano e culturale, legata alla lotta contro il razzismo, le disuguaglianze e l’autoritarismo. In Paesi dell’Europa centrale come Austria o Repubblica Ceca, l’antifascismo è invece più frammentato, spesso confinato a spazi militanti o accademici, ma comunque presente come presidio di memoria democratica.

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Comuni a tutte le esperienze sono l’assenza di una struttura centrale, la dimensione autonoma e la capacità di connettere l’eredità storica dell’antifascismo con questioni contemporanee come i diritti civili, l’inclusione sociale e la difesa delle libertà.

Nonostante le differenze nazionali, l’antifascismo rimane un linguaggio politico riconoscibile, che continua a rappresentare una delle principali forme di opposizione alla radicalizzazione della destra in Europa.

Italia

L’antifascismo è un tema centrale in Italia. Lo è, ottant’anni dopo la fine del regime di Benito Mussolini, perché valore fondante della Costituzione. E lo è nonostante non ci sia un’unica organizzazione che lo rappresenti nel Paese. Non una «Antifa» registrata, non un partito, non una leadership centrale. Ma decine di piccoli collettivi e reti studentesche che si mobilitano in modo autonomo contro i gruppi neofascisti, il razzismo e l’autoritarismo. Si sviluppano, spesso, all’interno dei centri sociali, cioè degli spazi occupati e autogestiti. In Italia sono circa duecento e, di recente, quello più importante a Milano – il Leoncavallo – è stato sgomberato dopo trentuno anni.

Le attività delle associazioni Antifa spaziano dalle manifestazioni di piazza ai progetti culturali, dalle azioni di solidarietà alle campagne contro cortei o commemorazioni dell’estrema destra. A ottobre, il tema è tornato di attualità, quando il giornalista Alessandro Sahebi ha denunciato di essere stato aggredito, mentre era con moglie e figlio, «perché con indosso una felpa antifascista». Appunto, quella del movimento Azione Antifascista.

Questo, come altri, «non seguono un’organizzazione centralizzata, ma si muovono attraverso reti fluide e territoriali, che rispondono a emergenze locali o a mobilitazioni specifiche», come ha spiegato Giorgia Bulli dell’Università di Firenze nel saggio The Politics of the Extreme Right in Italy.

L’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, resta il punto di riferimento simbolico e storico di questo fronte, anche se non coincide con le frange più radicali. L’associazione ha più volte ribadito che la sua missione è «trasformare il bagaglio di valori che hanno costituito l’asse portante della Costituzione - democrazia, libertà, uguaglianza, lavoro, solidarietà, pace - in impegno civile quotidiano».

Nella società italiana, però, l’antifascismo non è più un valore unanimemente condiviso. Da un lato c’è chi lo considera un dovere civico, dall’altro, chi accusa i movimenti Antifa di estremismo o di violenza.

Sul piano politico e giuridico, non esistono proposte per criminalizzare i movimenti antifascisti. Al contrario, le leggi italiane — dalla Scelba del 1952 alla Mancino del 1993 — mirano a impedire la riorganizzazione di gruppi fascisti, e non a limitare chi si oppone a essi. Tuttavia, la presenza di partiti di governo con esponenti che non si dichiarano antifascisti ha contribuito a riaccendere il dibattito pubblico sul significato attuale dell’antifascismo.

Francia

In Francia, il movimento antifascista contemporaneo nasce negli anni Ottanta, quando diversi gruppi radicali iniziano a definirsi esplicitamente “antifa”. Queste realtà, spesso collocate all’estrema sinistra e ispirate da ideali anarchici o anti-autoritari, si organizzano per contrastare la crescita dei movimenti di estrema destra.

Le origini dell’antifascismo francese risalgono però ai primi anni Venti, quando si formarono i primi gruppi di opposizione al fascismo italiano. Con il passare dei decenni, la natura di questi collettivi è cambiata: da strutture legate ai partiti e ai sindacati, si è passati a reti informali e autonome che oggi utilizzano prevalentemente strumenti digitali per coordinarsi e mobilitarsi.

Il movimento antifa francese comprende un’ampia varietà di gruppi, spesso locali, che spaziano da collettivi studenteschi e associazioni di quartiere fino a reti militanti più radicali. Molti attivisti cercano di superare l’immagine stereotipata dell’antifascista “incappucciato”, promuovendo invece un messaggio più inclusivo e connesso a temi contemporanei come l’antirazzismo, l’uguaglianza di genere e la giustizia sociale.

Sebbene non esista alcuna legge che vieti il movimento antifa, alcuni collettivi locali sono stati sciolti attraverso provvedimenti amministrativi basati su leggi originariamente non destinate a regolamentare l’attività politica. Tali episodi hanno alimentato il dibattito sul rispetto della libertà di associazione e di espressione.

Spagna

In Spagna, il movimento antifascista è un insieme ampio e decentralizzato di collettivi, assemblee e reti locali impegnate contro il fascismo, il razzismo e l’estrema destra. Le principali città, come Madrid, Barcellona, Valencia, Saragozza e Bilbao, ospitano gruppi organizzati in modo autonomo ma spesso interconnessi, che uniscono l’impegno politico con attività culturali e comunitarie.

Il movimento spagnolo si distingue per la sua diversità: accanto ai collettivi antifascisti tradizionali operano gruppi legati all’ambiente calcistico, come gli ultras di sinistra, e piattaforme che coordinano l’azione di diversi movimenti anticapitalisti e sociali.

Ogni anno, il 20 novembre — anniversario della morte di Francisco Franco — rappresenta una data simbolica per l’antifascismo spagnolo. In quella giornata si svolgono manifestazioni in tutto il Paese per riaffermare la memoria storica e la condanna del franchismo. L’avvicinarsi del cinquantenario della morte di Franco rafforza il significato politico di queste mobilitazioni e il legame fra memoria, resistenza e diritti civili.

Austria

In Austria, l’antifascismo non è un movimento unitario, ma una rete di associazioni, collettivi e singoli cittadini che collaborano su iniziative comuni. Le attività spaziano da seminari e dibattiti educativi fino a manifestazioni contro eventi organizzati dall’estrema destra.

Le realtà più attive si concentrano a Vienna, dove operano diversi collettivi di ispirazione anarchica o femminista, come quelli riuniti sotto sigle aperte e assemblearie. Ogni anno, le mobilitazioni antifasciste raggiungono il loro apice in occasione del ballo delle corporazioni studentesche di destra, evento tradizionale che richiama figure di spicco dell’estrema destra europea e suscita forti proteste.

Negli ultimi anni, alcune forze politiche di destra hanno chiesto il divieto dei gruppi antifascisti, sostenendo che rappresentino una minaccia per l’ordine pubblico. Tuttavia, i dati ufficiali mostrano che gli episodi di violenza legati all’area antifascista sono numericamente inferiori rispetto a quelli provenienti da movimenti di estrema destra, mantenendo il dibattito aperto sulla proporzionalità di eventuali misure repressive.

Grecia

In Grecia, il movimento antifascista contemporaneo ha assunto una forma organizzata dopo l’ingresso in parlamento del partito neonazista Alba Dorata nel 2012. La nascita di coordinamenti locali e nazionali ha rappresentato una risposta diretta alla violenza politica e alle aggressioni contro migranti e attivisti.

Le organizzazioni antifasciste greche spaziano da collettivi locali a reti di ispirazione anarchica e socialista. Esse operano attraverso iniziative culturali, manifestazioni e campagne di sensibilizzazione, mantenendo un’impostazione fortemente autonoma rispetto ai partiti tradizionali.

Lo Stato non considera l’antifascismo un fenomeno criminale, ma negli anni non sono mancate tensioni tra autorità e manifestanti, spesso sfociate in episodi di repressione. La condanna giudiziaria di Alba Dorata come organizzazione criminale nel 2020 ha rappresentato un momento storico, frutto di un lungo percorso di mobilitazione e pressione dal basso.

Oggi, nonostante la sconfitta politica di Alba Dorata, la presenza di nuovi gruppi di estrema destra e la diffusione di un discorso pubblico più radicalizzato mantengono alta l’attenzione dei movimenti antifascisti, che continuano a svolgere un ruolo centrale nel contrasto al razzismo e alla violenza politica.

Repubblica Ceca

Nella Repubblica Ceca, l’antifascismo è rimasto a lungo un tema marginale, confinato ai circuiti anarchici e ai movimenti giovanili. Le prime manifestazioni antifasciste risalgono agli anni Novanta, quando piccoli gruppi organizzavano contromanifestazioni contro le marce dei neonazisti.

Solo negli ultimi anni il tema ha raggiunto un’attenzione più ampia, anche a causa del dibattito politico sull’estrema destra e sulla memoria storica. L’antifascismo ceco si manifesta principalmente come opposizione civile e culturale, piuttosto che come movimento militante.

Alcuni esponenti politici populisti hanno cercato di dipingere l’antifascismo come una forma di estremismo, seguendo retoriche importate da altri Paesi. Tuttavia, la realtà ceca è caratterizzata da un basso livello di conflitto politico violento e da un panorama militante limitato. L’impegno antifascista rimane dunque soprattutto simbolico, legato alla difesa della democrazia, dei diritti civili e della memoria delle lotte contro i totalitarismi del Novecento.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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