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Anthropic prende in giro OpenAI sulla pubblicità in ChatGPT

“Claude rimarrà senza pubblicità”, una promessa che arriva con una campagna pubblicitaria da Super Bowl

di Marco Trabucchi

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Anthropic sceglie la strada della provocazione: «La pubblicità sta arrivando sulle AI, ma non su Claude» è il claim che la società fondata da ex dirigenti di OpenAI ha scelto di inserire negli spot che andranno in onda durante il palcoscenico più costoso della pubblicità americana: l’imminente Super Bowl. Una campagna che non nomina mai direttamente ChatGPT ma il cui obiettivo è cristallino: rimarcare che il suo chatbot Claude rimarrà gratuito e privo di pubblicità.

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Negli spot, pubblicati sul canale YouTube di Anthropic, la scena è costruita come un dialogo tra due persone. Una di queste è chiaramente identificata come un assistente virtuale, incarnato da un attore in carne e ossa. Attraverso situazioni grottesche e un’estetica che richiama la serie distopica Black Mirror, l’assistente interrompe il flusso della conversazione per deviare la risposta verso la promozione di prodotti o servizi, mettendo in scena in chiave satirica i rischi di un’AI sostenuta dalla pubblicità.

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Il modello di business in discussione

In contrasto con questo scenario, Claude, l’AI di Anthropic, viene presentato come un assistente che resterà privo di pubblicità interna, a differenza di quanto sta sperimentando OpenAI con ChatGPT. «Ci sono molti buoni posti per fare pubblicità. Una conversazione con Claude non è uno di questi», scrive l’azienda sul proprio blog, spiegando la scelta di non inserire annunci né link sponsorizzati all’interno delle interazioni con l’utente.

La questione sul tavolo è puramente economica: come monetizzare i servizi di intelligenza artificiale mantenendo la fiducia degli utenti? Anthropic argomenta sul suo blog, che l’introduzione di pubblicità creerebbe un conflitto d’interesse strutturale. «Vogliamo che Claude agisca in modo inequivocabile nell’interesse dei nostri utenti», si legge nel comunicato. «I nostri utenti non vedranno link ’sponsorizzati’ accanto alle loro conversazioni, né le risposte di Claude saranno influenzate dagli inserzionisti». Il ragionamento è lineare: se il modello di business si basa sulla vendita di spazi pubblicitari, l’incentivo al profitto potrebbe compromettere la qualità e l’obiettività delle risposte fornite agli utenti. In un contesto professionale, dove Claude viene utilizzato per attività lavorative complesse, la distrazione rappresentata dagli annunci ridurrebbe ulteriormente il valore del servizio.

Il contesto competitivo

La mossa di Anthropic si inserisce in un momento cruciale per il settore. OpenAI, che ha raccolto miliardi di investimenti e mantiene una partnership strategica con Microsoft, sta esplorando diverse vie di monetizzazione oltre agli abbonamenti premium. L’introduzione di pubblicità in ChatGPT rappresenterebbe un cambiamento significativo nel rapporto con gli utenti, aprendo il dibattito su privacy, trasparenza e qualità del servizio.

La scelta di posizionarsi come alternativa “etica” ai competitor potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo duraturo. Una demarcazione che evidenzia la sempre più marcata divergenza fra due modelli di monetizzazione in lizza: uno basato sull’advertising, potenzialmente in grado di sostenere servizi gratuiti su larga scala, e uno fondato su sottoscrizioni e contratti enterprise. Al di là delle dichiarazioni d’intenti, la sfida per Anthropic, come evidenziano molti osservatori, sarà mantenere questa promessa nel tempo. Il mercato dell’AI generativa è caratterizzato da costi operativi elevati: l’addestramento e il mantenimento di modelli linguistici avanzati richiedono investimenti massicci in infrastruttura computazionale.

Una promessa con asterisco

La campagna pubblicitaria, non è però priva di ambiguità. Nel comunicato, Anthropic lascia infatti aperta una porta: «Se dovessimo aver bisogno di rivedere questo approccio, saremo trasparenti sulle ragioni che ci spingeranno a farlo». Una clausola di salvaguardia che potrebbe apparire contraddittoria dopo una campagna così assertiva. Investire milioni di dollari per uno spot al Super Bowl che promette l’assenza di pubblicità, mantenendosi però la possibilità di fare retromarcia, solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine del modello proposto.

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