Formula 1

Andrea Kimi Antonelli: «Sto ancora imparando»

Appena maggiorenne è entrato nel team Mercedes Amg-Petronas. Anche se la velocità è nel dna di famiglia e crede nell’istinto, il pilota è convinto di dover ancora studiare molto, a partire dalla lezione di Senna e di Jordan.

di Paco Guarnaccia

Andrea Kimi Antonelli è nato a Bologna il 25 agosto 2006. Dalla stagione 2025 è entrato in Formula 1 come pilota della titolata scuderia Mercedes Mercedes AMG-Petronas. Nella foto, Antonelli è in posa durante un evento organizzato nei giorni dell’ultimo Gran Premio di Monza dal brand orologiero Iwc, da anni partner del team automobilistico. Al polso indossa il Pilot’s Watch Mark XX Mercedes-AMG PETRONAS Formula One Team.

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Poco più che maggiorenne, l’italiano Andrea Kimi Antonelli è uno dei due piloti del top team Mercedes AMG-Petronas di Formula 1. Una responsabilità non da poco, visto il peso che comporta il ruolo, con l’aggiunta di aver preso il posto di un totem come Lewis Hamilton che con la scuderia tedesca aveva conquistato ben 6 titoli mondiali. Un ragazzo con i motori nel sangue per tradizione famigliare (il padre è pilota e proprietario della scuderia AKM Motorsport, che corre in campionati GT), dal 2019 membro del Mercedes Junior Team, che ha concluso il primo anno in Formula 1 con tre podi all’attivo e 150 punti conquistati. 24 Hours lo aveva incontrato lo scorso settembre a Milano, alla vigilia del Gran Premio di Monza, ospite del brand orologiero Iwc che da anni è partner del suo team.

Come hai reagito quando ti hanno detto che saresti stato il nuovo pilota Mercedes? Me l’avevano annunciato già durante la pausa estiva del campionato 2024. Ho dovuto trattenermi, perché dei rumors già giravano e i miei amici avevano cominciato a bombardami per sapere se fossero veri o meno. Io ho sempre negato tutto, perché non potevo proprio dire niente. Ma una volta ufficializzato, è stato un bel momento da condividere. Diciamo che ci ho messo un po’ a realizzare quello che mi era successo...

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Il pilota al volante della sua Mercedes numero 12 in uscita dai box durante l’ultimo Gran Premio del Canada. EPA/SHAWN THEW / POOL

Amici che portano a Bologna, la tua città. Che rapporto hai con lei? Oggi vivo a San Marino, ma sono cresciuto a Bologna, circondato da grandi aziende di motori come Ducati, Lamborghini e Ferrari. Quando riesco ci torno per stare un po’ con la mia famiglia, i miei amici. È una città molto bella, perché è tranquilla, anche se è universitaria.

Visto che Bologna in Italia è “Basket city”, quale squadra tifi? Fortitudo o Virtus? I miei amici sono tutti per la Virtus, quindi lo sono diventato anch’io...

Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero? Gioco principalmente al simulatore della Formula 1, poi se capita vado a fare qualche partita a tennis o a padel con il mio preparatore o con i miei amici. La sera, se riesco, magari mi trovo con loro per andare al cinema o al bowling. Attività semplici che però mi aiutano a staccare.

Hai un hobby? Sì, da poco ho cominciato a guidare le macchinine radiocomandate, quella in scala 1:8 a motore: bellissimo e molto difficile. E lo vedo anche come un allenamento mentale perché mi aiuta a restare concentrato e a non distrarmi un attimo.

A sinistra, il Pilot’s Watch Chronograph 41 Top Gun Oceana, uno dei modelli di Iwc preferiti dal pilota italiano. Ha la cassa di 41 mm in ceramica blu, il movimento automatico con cronografo di manifattura e il cinturino in caucciù con inserto in tessuto. Costa 13 mila euro. A destra, il Pilot’s Watch Mark XX Mercedes-AMG PETRONAS Formula One Team è il terzo orologio nato dalla collaborazione tra Iwc e la scuderia automobilistica. Ha la cassa in titanio di 40 mm di diametro, il movimento automatico di manifattura e il cinturino in caucciù. Costa 6.700 euro. 

Tornando alla tua professione, oggi un pilota di Formula 1 non può essere solo veloce, ma deve conoscere a fondo tanti aspetti tecnici. Sei molto giovane, come ti sei preparato ad affrontare anche questo aspetto? Sto ancora imparando... In Formula 1 ogni dettaglio fa la differenza: basta anche solo guardare la quantità di tasti che ha il volante per rendersene conto. Prima di iniziare la stagione mi hanno mandato una brochure di circa 30 pagine che ne illustrava le varie funzionalità e le procedure da rispettare. L’ho studiata alla perfezione perché già di per sé è molto complicato ma quando corri lo è di più. Ogni cambiamento deve essere fatto immediatamente, anche perché a volte ti viene richiesto dal team perché ci può essere un errore nel sistema della macchia e tu, anche tramite le loro istruzioni, devi cancellarlo. Questo è solo un esempio di quello che ho dovuto imparare. Poi ci sono l’aerodinamica, le gomme...

Forse potresti laurearti in ingegneria, visto che l’estate scorsa hai sostenuto l’esame di maturità... Beh, questo non lo so... Ma per un pilota è comunque bello capire un po’ di meccanica. Magari non ti porta un plus in termini di guida, ma conoscerla può aiutare a guidare il team anche sulla direzione verso cui far andare lo sviluppo della macchina.

Come ti definiresti come pilota? Istintivo, soprattutto quando in gara entro in quella fase in cui sono super concentrato e guido in modo quasi automatico. Per il futuro, sto cercando di lavorare un po’ su tutti gli aspetti, cercando di conoscere la macchina il più a fondo possibile per avere la miglior confidenza possibile: se ce l’hai, puoi spingere subito e trovarne il limite molto più velocemente. È giusto cercare di migliorare sempre.

Antonelli celebra il terzo posto, il suo primo podio in Formula 1, al Gran Premio del Canada dello scorso 15 giugno. EPA/SHAWN THEW

Hai amici tra i tuoi colleghi del paddock? Avete tutti più o meno la stessa età... Provo un grande rispetto per ogni pilota, ovviamente ce ne sono alcuni con cui vado più d’accordo, altri meno. Alla fine io sono lì per correre per me stesso, non per farmi degli amici.

In precedenza hai dichiarato che tra i tuoi idoli sportivi ci sono Ayrton Senna e Michael Jordan: una loro caratteristica che vorresti fare tua? Da Senna, il livello di sensibilità alla guida. Era speciale nel capire quanto potesse spingere la macchina. Anch’io ce l’ho, ma sto lavorando per poter fare uno step ulteriore. Da Jordan direi la sua cattiveria agonistica, anche con i compagni che cercava di portare sempre oltre il limite fin dalle sessioni di allenamento, e la sua stabilità mentale: anche se le cose andavano male, riusciva a restare calmo e a ribaltare la situazione. Poi, ovviamente, era un giocatore fortissimo.

Con l’ingresso nel team Mercedes AMG-Petronas, sei entrato anche a fare parte della famiglia di Iwc, brand orologiero che da anni è partner della tua scuderia. Ora che sono entrato in contatto con questa realtà ho scoperto un mondo che mi ha molto appassionato. Mi piacerebbe molto visitare la loro manifattura il prima possibile, vedere quali sono i passaggi che ci sono dietro la realizzazione di un loro modello. Che scommetto sono difficili e complessi...

Qual è il tuo orologio preferito tra gli Iwc? Oggi indosso il Pilot’s Watch Mark XX Mercedes-AMG PETRONAS Formula One Team, ma il mio preferito in assoluto è il Pilot’s Watch Chronograph 41 Top Gun Oceana che è in blu, il mio colore preferito.

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