Dazie imprese

Ancorotti: «Il mercato ha ancora sete di made in Italy»

Parla il coo dell’azienda cremasca che esporta in 50 Paesi e genera all’estero il 90% dei ricavi

di Giovanna Mancini

2' di lettura

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«Dalla pandemia in poi, abbiamo imparato che fare impresa significa soprattutto saper gestire l’incertezza: serve resilienza, agilità, capacità di adattamento e una filiera solida, integrata e pronta a rispondere rapidamente ai cambiamenti dello scenario globale». Per Graziano Fumarola, coo dell’azienda cremasca Ancorotti Cosmetics, l’impatto dei dazi Usa sui prodotti europei, soprattutto se venissero confermate le elevate aliquote annunciate da Trump, «potrebbe essere significativo, anche se al momento resta difficile stimarne con precisione la portata».

Tuttavia, il gruppo Ancorotti – che nel 2024 ha raggiunto i 220 milioni di euro di fatturato, per il 90% generato all’estero – può contare su una presenza i 50 diversi Paesi, con 300 clienti attivi. «Oltre al potenziamento del nostro network di fornitura, stiamo da tempo implementando anche strategie di diversificazione geografica, con l’obiettivo di rafforzare la nostra presenza in mercati emergenti», spiega Fumarola.

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Specializzato nel settore della cosmesi conto terzi, il gruppo concentra il 60% delle vendite negli Stati Uniti, in Francia e Germania, ma sta registrando una crescita significativa in Nord Europa e sta rafforzando la propria presenza in aree strategiche ad alto potenziale, come il Medio Oriente, in particolare in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.

Non c’è solo lo scenario internazionale, però, a generare incertezza anche in un’azienda (Ancorotti Cosmetics) che ha chiuso il 2024 con numeri in forte crescita, raggiungendo i 150 milioni di euro di fatturato (+30% sul 2023) e che anche pr 2025 prevede un incremento significativo dei ricavi. «Alcune dinamiche interne, a livello europeo, rischiano di compromettere la competitività del nostro sistema industriale – osserva Fumarola –. Mi riferisco in particolare alla crescente pressione regolatoria, che non può prescindere da una valutazione della sostenibilità economica, soprattutto per le pmi». Nonostante le criticità, l’azienda esprime fiducia: «Il mercato ha sete di made in Italy – conclude l’imprenditore –. Sono convinto che proprio questa identità continuerà a guidarci nei mercati internazionali, anche in un contesto globale sempre più complesso.

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