Banga (World Bank): «Jobs for young people is the best way to eliminate poverty in developing countries»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Marco Morino
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Il trasporto ferroviario delle merci, per molto tempo considerato la cenerentola dei trasporti, ha un disperato bisogno di crescere. E per farlo, spiegano le compagnie pubbliche e private attive in Italia, è indispensabile che gli standard europei previsti per l’infrastruttura ferroviaria (binari lunghi 740 metri) diventino quelli di riferimento nei porti marittimi, negli interporti, nei terminal di trasbordo e nei raccordi ferroviari, eliminando i numerosi i colli di bottiglia lungo la rete che costituiscono il principale ostacolo all’intermodalità nave+treno oppure Tir+treno.
Secondo le compagnie, per ottenere lo shift modale a favore del trasporto ferroviario merci e raggiungere gli obiettivi fissati dal legislatore europeo occorre un pacchetto di misure a sostegno della logistica ferroviaria. Ma andiamo con ordine.
Oggi in Italia la quota di mercato del cargo ferroviario è ferma al 12% contro una media Ue del 17% (in Austria è al 30%, in Germania al 18%). Siamo lontanissimi dagli obiettivi indicati dall’Europa, che punta a trasferire dalla strada alla ferrovia il 30% delle merci su percorrenze superiori ai 300 chilometri. Sotto tale soglia non c’è partita: vince sempre il camion rispetto al treno. Un obiettivo da centrare in tempi brevissimi: entro il 2030. È altamente improbabile che, tra meno di 7 anni, il cargo ferroviario italiano centri questo risultato. Anche perché, in questo particolare momento, i prezzi dei trasporti su gomma risultano più concorrenziali rispetto a quelli dei treni merci.
In Italia, l’operatore dominante è Mercitalia, la società capofila del Polo logistico del Gruppo Ferrovie dello Stato (Fs), che controlla la metà del mercato. L’altra metà è suddivisa tra una ventina di compagnie private, frutto della liberalizzazione ferroviaria che ha aperto il settore alla concorrenza. Tra i privati, i due principali operatori sono: il gruppo Autobrennero, il concessionario dell’autostrada A22 del Brennero, a cui fanno capo ben tre compagnie ferroviarie merci (Rtc, Lokomotion e InRail); segue Cfi-Compagnia ferroviaria italiana, impresa controllata dal fondo F2i.
Il Gruppo Fs punta a raddoppiare, nel giro di 10 anni, la quota di merci trasportata con il treno. A tal fine è stato lanciato un piano di investimenti decennale da circa 3 miliardi di euro. Un valore mai registrato prima dalle Fs nelle attività cargo. Gli investimenti si concentrano su rinnovo della flotta, potenziamento dei terminal di trasbordo esistenti e nuovi terminal da acquisire o costruire ex novo. Nel 2022, il Polo logistica del Gruppo Fs ha chiuso l’esercizio con un volume d’affari in aumento sull’anno precedente, in larga parte attribuibile alla componente dei ricavi da trasporto internazionale, ma con perdite più consistenti (-144 milioni rispetto ai -19 milioni del 2021) per la crescita dei costi operativi. Il traffico nazionale in particolare ha risentito negativamente del calo della domanda dei settori automotive e siderurgico e dei lavori lungo la rete che hanno generato interruzioni alla circolazione. Nonostante le perdite in aumento, Fs conferma di credere nello sviluppo del business cargo.