Cronaca

Il Ris a Garlasco per ricostruire in 3D la scena del delitto con la triangolazione delle tracce

Specialisti del Ris di Cagliari usano tecnologie avanzate per mappare dettagliatamente la casa del delitto a Garlasco.

a cura di Enrico Bronzo

Aggiornato alle 10:15

Casa Poggi, parte della scena del delitto (Ansa)

4' di lettura

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Garlasco, triangolazione di tutte le tracce del 2007

Mappatura tridimensionale della villetta, riposizionamento delle foto dell’epoca e rilettura della dinamica del delitto in base ai risultati ottenuti e alle nuove tecnologie. Sono i tre aspetti su cui hanno lavorato e lavoreranno nei prossimi due mesi i carabinieri del Ris di Cagliari che ieri, dalle 9 alle 16 circa, hanno fatto un nuovo sopralluogo a Garlasco per i rilievi all’interno e all’esterno della villetta in cui nel 2007 fu uccisa Chiara Poggi.

Utilizzando un drone, laser e scanner gli specialisti dell’Arma hanno mappato ogni angolo della casa per effettuare una dettagliata ricostruzione tridimensionale.

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Gli specialisti hanno effettuato la “triangolazione”, ossia usato un metodo specifico previsto nell’ambito della “Bloodstain pattern analysis” (Bpa), di tutte le tracce rinvenute e repertate nel 2007 all’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi, a Garlasco, i carabinieri che ieri 9 giugno per 7 ore hanno portato avanti l’ispezione nella villetta dei Poggi, usando laser scanner, droni e rilievi fotografici.

In particolare, da quanto si è saputo, la cosiddetta “triangolazione” è stata effettuata su tutte le tracce rinvenute all’epoca al piano terra dell’abitazione, ossia sulla scena del crimine che comprende varie parti della casa, tra cui anche le scale che vanno verso la cantina, dove venne trovato in fondo il corpo di Chiara, e le relative pareti.

Tutte le tracce, impronte comprese, all’epoca erano state analizzate, ma, da quanto si è saputo, non era stata effettuata la triangolazione, una tecnica che permette di ricostruire la dinamica dell’omicidio attraverso lo studio delle gocce di sangue e delle macchie che ne derivano.

Il metodo della “triangolazione”, stando a quanto riferito, serve a delineare il “posizionamento” specifico delle tracce, ossia a misurare la distanza in centimetri tra una traccia e l’altra, per poi creare una mappa in 3D della scena del crimine.

Ed è questo il lavoro che è stato effettuato oggi dai carabinieri, che hanno “mappato” con il laser scanner tutto il piano terra e anche la zona della scala che va verso la cantina, dove sulla parete destra, ad esempio, venne repertata l’ormai nota impronta 33 attribuita ad Andrea Sempio, stando ad una recente consulenza dattiloscopica disposta dai pm di Pavia.

60 giorni di tempo per i risultati del Ris

I carabinieri del Ris (Reparto investigazioni scientifiche è un reparto militare dell’Arma dei carabinieri) di Cagliari, che lavorano a stretto contatto con i colleghi del Nucleo investigativo di Milano, hanno chiesto alla procura di Pavia, che li ha incaricati, 60 giorni di tempo per poter fornire le risposte a tutti e tre i quesiti richiesti. 

Chi era presente al sopralluogo del Ris

In casa, oltre ai genitori di Chiara che lì vivono, Giuseppe Poggi e Rita Preda, presente anche Angela Taccia, avvocata assieme a Massimo Lovati di Andrea Sempio, il 37enne di nuovo indagato, e il consulente della famiglia Poggi, Davide Radaelli.

Nella nuova inchiesta la Procura di Pavia ha disposto un decreto di ispezione luoghi nell’abitazione. Effettuare “misurazioni presso l’immobile con l’utilizzo di apposita strumentazione tecnica” e “rilievi fotografici” si legge nell’atto. Il provvedimento dei pm Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza è stato notificato domenica, con 24 ore di anticipo, ai legali di Sempio.

A chi ha chiesto all’avvocata Taccia - riferisce La Presse - se venisse ipotizzato un altro modo di uccidere l’avvocata ha detto “no, non si può dire. Bisogna aspettare gli accertamenti.

Dell’ispezione la famiglia Poggi era stata informata “per le vie brevi” qualche giorno fa, fanno sapere i legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna che non nascondono un certo fastidio per le modalità di esecuzione. “La Procura di Pavia si era formalmente impegnata a garantire la riservatezza della verifica investigativa”, affermano. “Anche questa mattina, come sempre in passato, i genitori di Chiara hanno aperto le porte della loro casa agli inquirenti, come era stato richiesto per le vie brevi - aggiungono Tizzoni e Compagna - Ancora una volta sono rimasti amaramente sorpresi nel riscontrare che il relativo decreto di ispezione era stato reso immediatamente disponibile alla stampa e non a loro, quali persone offese dal reato”.

La nuova ricostruzione in 3D dell’abitazione, così come una nuova ipotetica analisi Bpa, la disciplina che studia le macchie di sangue per ricostruire modi e dinamica di un omicidio, dovranno incastrarsi, sovrapporsi o andare a modificare quelle già presenti nelle sentenze sul delitto di Garlasco.

Gli esiti della perizia del 2014 sul non calpestamento del sangue

In particolare la perizia affidata nel 2014 ai consulenti della Corte d’appello di Milano Gabriele Bitelli, Roberto Testi e Luca Vittuari: 158 pagine di analisi su impronte delle scarpe e macchie di sangue sulla scena del delitto. Diventate cruciali nella condanna a 16 anni di carcere per Alberto Stasi per aver stabilito che le “possibilità di non calpestamento” del sangue entrando o uscendo “dal disimpegno” delle scale in cui è stato trovato il cadavere di Chiara Poggi sono dello “0,00038%” per chi si fosse fermato al primo scalino e dello “0,00002%” per chi si fosse bloccato al secondo, come ha raccontato l’ex fidanzato della vittima.

La ricostruzione del delitto secondo la sentenza definitiva

Secondo i processi Chiara Poggi è stata uccisa in “due fasi”. Prima colpita all’ingresso da una persona con cui aveva confidenza tanto da aprire la porta in pigiama, in “soggiorno” e “ai piedi della scala di accesso al piano superiore, accanto alla ringhiera” dove si trova la “prima vistosa pozza di sangue”;

poi è stata trascinata e infine colpita di nuovo all’altezza della porta del corridoio lasciando schizzi di sangue sulla stessa, sul telefono, stipite, parete e pavimento.

Dal gradino numero zero della scala che conduce al piano interrato il corpo è stato “gettato” verso il basso da qualcuno che conosceva l’esistenza della scala verso lo scantinato. Ha sbattuto sul quarto gradino ed è slittato lentamente lasciando “macchie” da “scivolamento” su quelli successivi (7°-8°). Il cadavere della 26enne è stato trovato con la testa adagiata sul 9° scalino.

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