Amburgo: la lezione di John Neumeier
“La Sirenetta” e l’apertura della cinquantesima edizione del festival “Hamburger Ballett-Tage”
di Vito Lentini
2' di lettura
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Sono poche le compagnie di danza che possono vantare tratti identitari intimamente correlati con chi ne ha assunto la Direzione per oltre dieci lustri. È il caso, raro e peculiare, dell’Hamburg Ballet e della prospettiva impressa da John Neumeier: nome di riferimento della coreografia novecentesca che alla nota “troupe” tedesca - in quanto Artistic Director e Chief Choreographer dal 1973 al 2024 - ha donato estetica, profili e repertorio definendo un patrimonio di ragguardevole entità e preziosità.
A questa ricchezza ci si rivolge anche durante uno dei riti più attesi dagli appassionati di danza della nordica città della Germania, il festival “Hamburger Ballett-Tage” che tradizionalmente chiude le stagioni qui ad Amburgo. Un festival che per l’edizione corrente, celebrativa del cinquantesimo anniversario, alle creazioni inizialmente annunciate - “Surrogate Cities” e “Demian” di Demis Volpi - preferisce “La Sirenetta” di John Neumeier. Un lavoro creato nel 2005 per il Royal Danish Ballet in occasione del bicentenario della nascita del poeta Hans Christian Andersen, approdato ad Amburgo due anni dopo e dedicato a alla Regina Margherita II di Danimarca.
“Metafisiche descrizioni del desiderio”
Due ore e trenta che abilmente compendiano in un titolo così raro per le scene coreutiche le peculiarità più riconoscibili di uno dei coreografi annoverabile tra i nomi più dotati di fertile sensibilità drammaturgica. Con questa storia d’amore così insolita le pennellature che Neumeier propone sono, difatti, autentiche “descrizioni metafisiche del desiderio” - come egli stesso delineò il racconto di Andersen in un’intervista rilasciata a André Podschun. Un desiderio nutrito e caparbiamente orientato alla scoperta di un mondo ignoto agguantato unicamente mediante il vigore dell’amore: su questo si erge la solidissima architettura della “Sirenetta” immaginata dal coreografo nato nel Wisconsin. Fra i numerosi pregi del lavoro si citi unicamente il frammento della metamorfosi della protagonista del primo atto: qui si tratta di riconoscere il frutto di una vera e propria sperimentazione nella danza che grazie ad una densa simbiosi di movimenti, musica e drammaturgia si presenta come una valida lezione di coreografia.
Un soggetto di difficilissima trattazione per lo spettacolo di danza tale da mettere alla prova finanche le molteplici possibilità di espressione dell’arte di Tersicore e che il maestro di Amburgo supera convintamente anche grazie ad alcuni fertili riferimenti tratti dal teatro giapponese qui ripensati e modellati sull’evocativa partitura di Lera Auerbach. Oltre al menzionato valore dell’opera di questa “opening night” certamente non dimenticheremo la poetica espressività di Xue Lin impegnata con le mutazioni della protagonista, il suggestivo lirismo di Lennard Giesenberg nei panni del Poeta e l’aitante fascino del Principe di Matias Oberlin.
Dopo le cinque recite di luglio, lo spettacolo che reca la firma di John Neumeier anche per la scenografia, i costumi, le luci e la messa in scena tornerà prima di Natale, sempre in Germania, in un periodo che si configurerà, altresì, come un vero omaggio al fondatore della “nuova drammaturgia di Amburgo”: oltre alla sua “Sirenetta” da ottobre a dicembre saranno rispolverati “Nijinsky”, “Epilog”, “Die Kameliendame” e l’irrinunciabile “Schiaccianoci”.








