Farmaceutici

AlzeCure Pharma, rally a Stoccolma del 260% dopo un accordo con Eli Lilly

L’operazione di acquisizione di una licenza per una terapia contro l’Alzheimer può arrivare a un valore complessivo fino a 1 miliardo di dollari

di Mo.D.

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Balzo in Borsa a Stoccolma per il titolo AlzeCure Pharma, che viaggia in rialzo del 259% (ripiegando leggermente rispetto a un massimo di oltre +280% durante la seduta di oggi) dopo l’annuncio di un accordo di licensing con Eli Lilly per una terapia per il trattamento della malattia di Alzheimer. L’operazione può arrivare a un valore complessivo fino a 1 miliardo di dollari in cosiddetti “biobucks” (il valore teorico complessivo di un accordo di licenza o collaborazione, che include non solo il pagamento iniziale ma anche tutti i possibili pagamenti futuri legati al raggiungimento di determinati obiettivi).

I dettagli dell’accordo

Nel dettaglio Lilly acquisirà i diritti sulla terapia per un corrispettivo iniziale di 10 milioni di dollari. Secondo i termini dell’accordo, le milestone legate allo sviluppo clinico e alla commercializzazione potrebbero superare complessivamente 1 miliardo di dollari per la biotech svedese. A queste si aggiungono royalty sulle vendite a scaglioni (tiered) nell’ordine di una percentuale a una cifra medio-bassa, con ulteriore potenziale incremento del valore complessivo dell’operazione.

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Il farmaco allo studio

Il candidato terapeutico è progettato per ridurre la produzione della proteina amiloide-beta dannosa Aβ42. La proteina Aβ42 costituisce infatti uno dei principali elementi costitutivi delle placche amiloidi che si accumulano nel cervello dei pazienti affetti da Alzheimer. Oltre alla riduzione della produzione di Aβ42, il farmaco sperimentale ACD860 è progettato per aumentare la produzione di proteine considerate non patologiche, come Aβ37 e Aβ38, le quali potrebbero contribuire a ridurre ulteriormente i livelli di Aβ42 e la conseguente formazione di depositi amiloidi dannosi nel cervello.

I potenziali benefici del farmaco potrebbero inoltre estendersi oltre il trattamento della malattia di Alzheimer. In una dichiarazione ufficiale, il ceo di AlzeCure Pharma, Martin Jönsson, ha sottolineato come il candidato terapeutico possa avere anche un potenziale preventivo: «Nel lungo termine, questi composti potrebbero anche essere utilizzati come trattamento preventivo per evitare lo sviluppo dell’Alzheimer».

La strategia di Eli Lilly

Negli ultimi anni Eli Lilly ha intensificato in modo significativo la propria attività nel settore dell’Alzheimer, nel tentativo di individuare il prossimo grande successo terapeutico dopo i risultati ottenuti nel mercato dei farmaci contro l’obesità. Il principale asset dell’azienda nel comparto neurologico è Kisunla, il cui potenziale commerciale, secondo l’analista di neurologia di GlobalData Philippa Salter, potrebbe raggiungere 3,8 miliardi di dollari di vendite entro il 2033. Il mercato globale dei trattamenti per l’Alzheimer, secondo le stime di GlobalData, è atteso in crescita fino a moltiplicarsi di otto volte entro il 2034.

La ricerca relativa a Kisunla non è stata tuttavia priva di controversie. Nel 2024, il New York Times ha riportato che Eli Lilly non avrebbe informato i pazienti coinvolti in uno studio clinico su Kisunla dei risultati dei test genetici utilizzati per identificare i soggetti a più alto rischio di sviluppare la malattia, una scelta che ha sollevato critiche da parte di diversi esperti.

Nonostante l’approvazione regolatoria di Kisunla nel 2024, Eli Lilly non sta facendo affidamento esclusivamente su questo asset e continua a operare attivamente sia nell’espansione sia nella razionalizzazione del proprio portafoglio di terapie per l’Alzheimer. Lo scorso anno la società ha infatti interrotto lo sviluppo di eperognastat, un agente orale anti-tau inibitore dell’enzima O-GlcNAcase, dopo il fallimento nel rallentare il declino clinico in pazienti con Alzheimer sintomatico in fase iniziale in uno studio di Fase 2.

Ad aprile, inoltre, Eli Lilly ha riconosciuto 12,5 milioni di dollari alla biotech svizzera AC Immune per estendere la collaborazione esistente nel campo della malattia di Alzheimer. L’accordo segue un precedente investimento da 81 milioni di dollari upfront nel 2018 per una piccola molecola progettata per inibire l’aggregazione della proteina tau nei pazienti affetti da Alzheimer.

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