Altre sei aziende hi-tech cinesi nella lista nera Usa
di Riccardo Barlaam
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La trade war tra Stati Uniti e Cina si arricchisce di un altro capitolo: l’industria dei supercomputer. Dopo Huawei il Dipartimento al Commercio ha iscritto nella “lista nera” altre entità hi-tech cinesi. Sul Federal Register, la gazzetta ufficiale americana, sono stati pubblicati i nomi di sei tra aziende e centri di ricerca: vietato esportare negli Stati Uniti, e vietato alle aziende americane (ed europee) di rifornirle con i microchip.
Gli Stati Uniti vogliono bloccare l’accesso della Cina alle tecnologie made in Usa. Alzano la posta ma l’obiettivo è irrealistico, perché l’industria hi-tech è strettamente interconnessa: la Cina, come è stato per le auto, è già il primo produttore di pc. L’americana Intel, colosso globale dei chip, fa un terzo del fatturato con le vendite di semiconduttori alle aziende cinesi. La decisione americana avviene alla vigilia dell'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, a margine del vertice G- 20 in Giappone il 28 e 29 giugno.
Gli esperti dicono che nel breve questa misura danneggerà il settore dei chip, ma nel lungo termine darà la spinta alla Cina per far da sola.
Lo sviluppo del supercomputer è uno degli obiettivi chiave nell’hi-tech del governo cinese. Macchine gigantesche e iperveloci capaci di effettuare un quintilione (un miliardo di miliardi) di calcoli al secondo che saranno decisive per lo sviluppo di armamenti nucleari, crittografia, aerei e armi ipersonici, capaci di volare a oltre 8mila km/h e impossibili da fermare con i sistemi di difesa attuali, sistemi missilistici e di difesa avanzati.
Stati Uniti e Cina anche in questo campo sono in competizione per il primato globale. Al momento gli Usa hanno in mano i due supercomputer più veloci. Il terzo è cinese. Ma gli scienziati di Pechino stanno lavorando per conquistare la leadership.


