Alta gioielleria di famiglia: le dinastie del made in Italy
I pezzi unici in corallo di Nocito a Sciacca, i memento mori di Codognato a Venezia e le pietre dure dei Fratelli Piccini a Firenze. Tre dinastie, tre città e i loro tre stili di creazione.
di Silvia Paoli
4' di lettura
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È possibile che il gesto artistico, la sensibilità per le pietre, la visione viaggino lungo le generazioni come un’eredità, quasi inscritta nel Dna? E che un luogo – con il suo genio e la sua energia – imprima una traccia sottile in chi vi cresce, plasmandone il destino? Tre famiglie. Tre luoghi simboli dell’Italia. Epigenetica dell’alta gioielleria, in tre storie esemplari.
L’oro di Firenze
Elisa Tozzi Piccini è l’ad della Fratelli Piccini, gioielleria da 103 anni su Ponte Vecchio, che ha appena inaugurato uno spazio in via Roma, a Firenze. L’azienda fondata dal bisnonno l’ha vissuta fin da bambina: «Con la nonna andavo in centro, salivo in laboratorio dove c’erano lo zio e il nonno. Era il mio paese dei balocchi: vedevo la materia prendere forma, disegnavo e lo zio mi insegnava l’incisione a secco».
Dopo gli studi al Gemological Institute of America di Los Angeles, Elisa è tornata per portare il suo contributo come quarta generazione all’azienda di famiglia. Le storie sulla capacità dei Piccini di leggere le pietre sono quasi leggendarie. «La mamma è la peggior disegnatrice della storia», scherza, «ma ha una conoscenza delle pietre straordinaria, maturata solo con la pratica. Capisce provenienza, saturazione, qualità: in Europa poche persone hanno un occhio come il suo». Elisa la seguiva alla fiera di Basilea. «Guardavamo e confrontavamo pietre per ore. Le colorate, come il rubino, al Nord sono di un rosso più intenso, ma poi, arrivate a Firenze, schiariscono. E cambia il valore di decine di migliaia di euro a carato». Ricorda gli occhi brillanti della madre se una pietra, a Firenze, risultava esattamente come l’avevano immaginata: «Dicevano: “S’è fatto un affare”». Oggi Elisa trasmette questa competenza attraverso il dialogo diretto con i clienti nel nuovo spazio in via Roma: «Portarli dentro le storie delle creazioni è quello che mi piace davvero fare». Ci riesce benissimo.
Il corallo di Sciacca








