Scuole verso la chiusura

Alt alle lezioni, dilemma per le famiglie: centri privati o piano estate?

Nel pubblico la scelta dei genitori è frenata da vincoli di disponibilità e programmazione, intanto i costi aumentano ancora: +3,5%

di Michela Finizio e Claudio Tucci

 (Adobe Stock)

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Le lezioni sono finite la scorsa settimana in Campania, Emilia Romagna, Marche e Veneto. Oggi suonerà l’ultima campanella anche per gli studenti di Lazio, Lombardia, Calabria e Sardegna. E poi via via fino a Bolzano che , il 16 giugno, sarà l’ultima a chiudere l’anno scolastico 2025/26. A quel punto molte famiglie si troveranno davanti al solito bivio di ogni inizio estate: cosa far fare ai propri figli in attesa di poter andare in ferie. Per chi non ha una rete familiare a supporto, con in testa i nonni, tendenzialmente le opzioni sul tavolo sono due, anche da attivare cumulativamente: sfruttare i fondi e i progetti che le scuole hanno messo, o stanno mettendo, in campo con il Piano estate, e/o ricorrere a un centro estivo, pubblico o privato.

Al netto dei (pochi) sostegni economici esistenti (statali o locali) spesso la scelta dei genitori è vincolata a posti, disponibilità, programmazione delle singole scuole (in diversi istituti le settimane di Piano Estate, finanziate dal Mim, in programma tra giugno e luglio sfruttano le risorse 2025).

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Il piano estate

L’avviso 2026 (con cui il ministro Giuseppe Valditara ha messo sul piatto 300 milioni di euro) si è chiuso lo scorso 4 giugno, con l’invio delle candidature da parte delle istituzioni scolastiche (sono incluse anche le paritarie). I fondi ottenibili dipendono dal numero di alunni: fino a 200 studenti si avrà diritto a 16.200 euro, da 201 a 800 studenti, si sale a 52mila euro, con 801 alunni in poi il finanziamento raggiunge gli 80mila euro. Con queste risorse le scuole potranno attivare percorsi educativi e formativi per il potenziamento delle competenze (lingue straniere, discipline Stem, pensiero computazionale, solo per fare qualche esempio), l’inclusione e la socialità, da realizzare a partire dalla data di autorizzazione, in orario extracurricolare, soprattutto nel periodo di sospensione estiva delle lezioni. I progetti dovranno essere avviati almeno per il 30% dei moduli autorizzati entro il 31 dicembre 2026 e dovranno essere formalmente chiusi entro la data del 31 dicembre 2027.

I moduli hanno durata di 30 e 60 ore, a scelta della scuola, nel limite del tetto di spesa; i soli percorsi di lingua straniera (che alla primaria sono solo d’inglese) potranno avere durata anche di 100 ore.

I centri estivi

Rispetto alla lunga pausa estiva, però, l’offerta delle scuole è limitata e concentrata solo in alcune settimane. «Le iniziative del “Piano Estate” e i centri estivi comunali - commenta Anna Rea, presidente Adoc - sono insufficienti. I fondi stanziati e le scuole aperte non coprono l’enorme richiesta: molti territori restano scoperti e tante famiglie restano fuori dalle graduatorie. Anche le agevolazioni economiche legate all’Isee non bastano».

Così il centro estivo privato rimane l’unica vera alternativa: secondo l’ultimo Osservatorio Eures-Adoc che il Sole 24 Ore del Lunedì è in grado di anticipare, la tariffa media a tempo pieno quest’anno tocca i 179 euro a settimana. La ricognizione dei costi dei centri estivi privati, realizzata per il quarto anno consecutivo da Eures-Adoc su circa 200 centri estivi in otto grandi città, rileva un rincaro medio del 3,5% rispetto ai prezzi del 2025.

Settentrione più caro

Al Nord la spesa media settimanale raggiunge i 196 euro, contro i 185 del Centro e i 143 del Sud. A guidare la classifica dei rincari è Milano, che si conferma la città più cara con 233 euro a settimana, oltre 100 euro in più rispetto a Bari, il capoluogo più economico. Seguono Firenze (187 euro), Bologna (181 euro), Torino (171 euro), Roma (165 euro), Palermo (153 euro), Napoli (142 euro) e Bari (137 euro).

Tradotti sull’intera estate, questi importi diventano un vero salasso per le famiglie. A Milano otto settimane di centro estivo costano in media 1.861 euro per un figlio e oltre 3.500 euro per due. La spesa si avvicina o supera l’equivalente di uno stipendio mensile: si va dai 1.320 euro di Roma ai 1.496 euro di Firenze per un solo figlio. Nel Mezzogiorno i costi risultano più contenuti: 1.224 euro per otto settimane a Palermo, 1.136 euro a Napoli e 1.097 euro a Bari. E con due figli il conto supera ovunque i 2.100 euro. «Queste cifre gravano sulle famiglie. Servono politiche strutturali a favore della genitorialità e delle donne», conclude la presidente di Adoc.

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