Secondo classificato, con 78 voti, Antonio Franchini in Il fuoco che ti porti dentro (Marsilio). Un libro in cui l’autore ha invitato i lettori a conoscere sua madre «come facevo con gli amici che invitavo a cena per fargli vivere un’esperienza estrema», scrive, sornione. Angela, donna che incarna tutto il peggio dell’italianità: «il qualunquismo, il razzismo, il classismo, l’egoismo, l’opportunismo, il trasformismo, la mezza cultura peggiore dell’ignoranza, il rancore». Angela che desiderava recitare una parte anticonformista e scorretta, che «per essere personaggio ha forzato i toni, ha calcato la mano, ha esagerato abdicando a ogni delicatezza, pestando con strepito ogni passo sul palcoscenico della vita». Angela che come sua madre era solita ripetere «Io nun vaco a’ casa ’e nisciuno», non vado a casa di nessuno, traduce il figlio, «come a dire che non hanno bisogno del prossimo e nessuno può costringerle a fare la cosa che più le ripugna: confrontarsi con altri esseri umani. Come si evince da un’altra delle loro massime favorite: “Io non voglio essere paragonata a nisciuno!”». Il risultato è un libro appassionate e sottile, che tracima di un’umanità fragile e aggressiva, puzzolente e a suo modo candida, piena di inventiva, di forza vitale e di cattiveria, che l’autore finisce per amare pazzamente, teneramente, tragicamente, e noi con lui (sperando in un prossimo libro che indaghi pure questo amore - «temo che tutti gli amori siano in qualche modo sbagliati», scrive, verso la fine).
Terzo Emanuele Trevi, autore della C asa del mago (Ponte alle Grazie), che ha ottenuto 66 voti. «Hai presente una scogliera liscia, a picco sul mare? Così è tuo padre se non ti vuole dare retta. Non offre appigli» diceva la madre di Trevi al figlio, parlando del padre Mario, famoso e impenetrabile psicanalista junghiano, aggiungendo il solito ritornello «lo sai com’è fatto». «Siete assortiti male. Un adulto che non si cura mai del prossimo e un bambino che sta sempre con la testa tra le nuvole», gli disse una volta che - preoccupata che il figlio di nove anni si perdesse a Venezia con il padre - voleva mettergli abbastanza paura affinché non si distraesse. La casa del mago è quella del padre, dove l’autore va a vivere dopo che lui è morto e non riesce a venderla. Del resto, fin da bambino, a lui importava stargli vicino, essere la sua ombra. La casa, e la lettura di Jung, diventano sorgenti del ricordo paterno e permettono all’autore di fare i conti con quella presenza enigmatica e ingombrante, nella sua «autocratica sovranità», oltre che con sé stesso e con la realtà, che suo padre cercava di afferrare attraverso l’arte e la psicoanalisi.
Si parla di case anche nel libro arrivato al quarto posto, quello di Michele Mari. Al centro del suo romanzo, Locus desperatus (Einaudi), un uomo che vive per gli oggetti, che ha delegato la sua memoria e la sua identità alle cose che possiede. Questa interessante idea Mari la declina in una dimensione fantastica. Il protagonista, come l’autore un collezionista compulsivo, un giorno si accorge di una sottile croce tracciata col gesso sulla sua porta. La cancella e la croce ritorna, e con lei compaiono strani personaggi che sembrano uscire da un mondo parallelo e che gli impongono lo sfratto dalla sua «tana-museo». Aveva sperato che, nel tempo, questa gli avrebbe restituito le sue parti di anima. Cosa sarà di lui una volta perse le cose che aveva designato a rappresentarlo?
Quinto classificato Vanni Santoni con Dilaga ovunque (Laterza), un romanzo-saggio che porta nel mondo dei graffiti, e della street art, chiedendosi cosa spinge l’uomo - fin dalla notte dei tempi, da quando uomini del paleolitico dipinsero quella che viene chiamata la Cappella Sistina della Preistoria, Lascaux - verso la pittura, e in particolare la pittura parietale.