«Con ItaliaSicura abbiamo aperto o riaperto 1.445 cantieri, per un totale di 1,4 miliardi investiti. Tutto verificabile». In totale, scavando nelle pieghe dei fondi non spesi dei singoli ministeri, i Governi Renzi e Gentiloni trovarono 2,3 miliardi, ai quali aggiunsero altri 6 miliardi recuperati da ben tre leggi di bilancio (dal 2016 al 2018), per un totale di 8,2 miliardi di euro. Dispersi.
Il Governo Conte 1 ha deciso di smantellare tutto, rispedendo indietro alla Protezione civile, ai ministeri e a Invitalia i 16 tecnici della squadra e varando nel 2019 un nuovo programma, ProteggItalia, da 10,8 miliardi per il triennio 2019-2021 poi lievitato a 14,3 miliardi fino al 2030. Rimasto, però, sostanzialmente sulla carta.
Le criticità insolute
La Corte dei conti negli ultimi anni ha rilevato le «numerose criticità», «rimaste insolute», sia nei meccanismi di funzionamento e di monitoraggio degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico sia nella «governance delle strutture», continuamente modificata per rincorrere le emergenze. La diagnosi è impietosa: «inefficacia delle misure adottate», testimoniata «dalla scarsa capacità di spesa e di realizzazione dei progetti e dalla natura prevalentemente emergenziale degli interventi».
Non sembra fare eccezione nemmeno la corsia preferenziale aperta con il Pnrr che destina agli interventi anti-dissesto appena 2,49 miliardi di euro (Missione 2, Componente 4, Investimento 2.1, con 1,29 miliardi al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e 1,2 miliardi alla Protezione civile), oltre a 6 miliardi assegnati ai Comuni con le più disparate finalità, compresa l’illuminazione pubblica.
Secondo i magistrati contabili, che hanno fotografato lo stato dell’arte nella delibera n. 14/2023, la zavorra burocratica «distoglie» le amministrazioni «dall’obiettivo finale della messa in sicurezza del territorio e della popolazione» e le risorse stanziate sono sottodimensionate rispetto ai fabbisogni.