Riciclo

Alluminio, aumentano i flussi di rottame verso Paesi extra-Ue: +10% nel 2024

Prevedibile quest’anno quantità record.

di Sara Deganello

2' di lettura

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Alluminio, aumentano i flussi di rottame verso Paesi extra-Ue. In base a proiezioni a livello europeo elaborate dall’associazione di settore European Aluminium su dati Eurostat si va verso una crescita del 10-11% nel 2024 su base annua. Prevedibile dunque una quantità assoluta da record. Dopo che nel 2023, sempre a livello europeo, avevano attraversato i confini 1,4 milioni di tonnellate di rottame di alluminio, il 13% in più rispetto all’anno precedente. La tendenza, nella quale si inserisce anche l’Italia, viene dunque confermata. In generale, l’aumento si registra a partire dal 2020 in particolare verso l’Asia.

«L’industria del riciclo dell’alluminio si è sviluppata storicamente senza bisogno di incentivi, perché il rottame ha sempre avuto una valenza economica, anche perché richiede un ventesimo dell’energia necessaria per produrlo dalla bauxite. È un’attività che è cresciuta prevalentemente in Italia e Germania, con l’Europa tradizionale polmone di assorbimento di rottame da tutto il mondo. Siamo sempre stati importatori netti, ma da un po’ di anni la tendenza è cambiata», racconta Orazio Zoccolan, direttore generale di Assomet, l’associazione nazionale delle industrie dei metalli non ferrosi: «Paesi come Cina, India, Pakistan acquistano i nostri rottami perché riescono a offrire prezzi superiori a quelli trattati in Europa, perché non hanno i nostri costi ambientali e sociali. Il risultato è un problema di approvvigionamento e di competitività. La stessa situazione si registra per il rame e anche per i metalli ferrosi».

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A ciò si aggiunge il rallentamento dei settori che tradizionalmente hanno rappresentato uno sbocco per l’alluminio riciclato in Italia come automotive ed edilizia, mentre quello degli imballaggi tiene. Se nello scenario della transizione verde il consumo di alluminio è dato in crescita, la necessità di riconversione è urgente. Ma non senza difficoltà: Sacal, azienda di lavorazione dell’alluminio di Carisio (Vercelli), ha dichiarato lo stato di crisi lo scorso agosto.

Nel nostro Paese la filiera dell’alluminio comprende oltre 500 aziende, circa 16mila addetti e un fatturato pari a 14 miliardi secondo i dati del 2023. Una prima richiesta di Assomet, inserire i rottami di alluminio e di altri metalli non ferrosi nel sistema di monitoraggio nazionale sull’export delle materie prime critiche partito all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, è stata accolta quest’estate. Resta il nodo delle certificazioni nei Paesi extra-Ue degli stessi standard ambientali europei – e dunque stessi oneri a carico delle imprese – e il funzionamento del Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism) che tassa l’importazione in Ue di materiali ad elevate emissioni, ma non i prodotti finiti che al loro interno contengono proprio quei materiali, penalizzante per le attività di riciclo.

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