La posizione dell'Italia al centro del Mediterraneo ne ha fatto storicamente un crocevia strategico per i commerci e la geopolitica globale; oggi, quella stessa centralità si riflette sulle infrastrutture digitali critiche. Il traffico dati sulle infrastrutture europee passerà dai 349 Tbps registrati nel 2024 ai 646 Tbps previsti per il 2027, spinto anche dalla crescita dell’AI, e l’Italia è già un crocevia geograficamente rilevante per i dati internazionali. Data Center, reti e cavi sottomarini sono la chiave di volta di questa sfida ma servono investimenti. Avere delle regole e delle leggi chiare che favoriscano gli investimenti e semplifichino il contesto di riferimento è senz’altro un elemento imprescindibile. Guardo perciò con favore anche alle regolamentazioni europee, nell’ottica di costruire un framework chiaro entro il quale le aziende e gli investitori possano muoversi.
Sul tema data center, dove l’Italia ed in particolare la Lombardia hanno concretizzato delle regolamentazioni specifiche che vanno anche nella direzione di tutelare il territorio e la popolazione, troviamo spesso approcci in stile Nimby (not in my back yard, ndr). Consapevoli di queste preoccupazioni, abbiamo scelto di costruire i nostri nuovi data center su terreni brownfield, ovvero siti industriali dismessi che stiamo contribuendo a bonificare (sul sito di Corsico ad esempio abbiamo bonificato l’amianto), e deciso di utilizzare energia prodotta al 100% da fonti rinnovabili per tutti i nostri data center. Una scelta costosa ma che premia la nostra attenzione prioritaria per la sostenibilità. Per quelli nuovi, abbiamo anche previsto pannelli solari, sistemi di raffreddamento ad acqua a circuito chiuso per non pesare sulle riserve idriche del territorio, e avviato delle collaborazioni con le aziende energetiche territoriali (A2A per Avalon 3 ed Engie per Avalon 4 a Corsico) per recuperare il calore di scarto e immetterlo nella rete di teleriscaldamento urbano a beneficio delle famiglie dell’area.
I data center oggi costituiscono una parte importante della nostra offerta. Parallelamente ci stiamo concentrando molto sulla crescita del cloud che è un servizio strettamente connesso con l’infrastruttura dei data center e che oggi ci vede crescere del 30%: la consideriamo una grossa un'opportunità anche alla luce della maggiore consapevolezza sull’importanza di mantenere i dati all’interno dei confini nazionali.
Per quanto riguarda invece il business dei cavi sottomarini e in particolare Sparkle che avete acquistato assieme al Mef, a che punto è la procedura per arrivare al closing?
Il termine del percorso, che è stato molto lungo sul fronte dell’approvazione regolatoria, è imminente. Ora abbiamo avuto tutte le autorizzazioni dovute, manca solo un’ultima formalizzazione da parte degli Stati Uniti che ci aspettiamo arrivi nei prossimi giorni o settimane.