Ffo

Alle università 9,41 miliardi: 31 atenei guadagnano risorse

Al traguardo il Fondo 2026: su 61 istituzioni statali oltre la metà aumenta l’assegno rispetto al 2025, le altre 30 pareggiano. Bernini: serve investire meglio

Il ministro dell’Università Anna Maria Bernini  (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

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Arriva al traguardo il Fondo di finanziamento ordinario per le università da 9,41 miliardi nel 2026. Grazie ai 50 milioni reperiti in extremis dalla ministra Anna Maria Bernini oltre un ateneo statale su due (31 su 61) guadagna risorse rispetto all’anno scorso e le altre 30 pareggiano. A confermarlo sono le tabelle allegate al decreto con i criteri di riparto appena pubblicato.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Tale risultato non era scontato. Come raccontato nelle scorse settimane su questo giornale l’arrivo della Valutazione della qualità dalla ricerca 2020-24 al posto della vecchia Vqr 2015-19 rischiava di tradursi, per molti atenei, in un calo del contributo rispetto all’esercizio precedente. Ma la doppia scelta di Bernini e avallata dalla Conferenza dei rettori (Crui), da un lato, di tenere a zero il “pavimento” dell’assegno 2026 rispetto al 2025 e a +5% invece il “soffitto” (cioè l’incremento massimo) e, dall’altro, di stanziare nel decreto Pa altri 50 milioni (sui 60 destinati a tutoraggio e orientamento) ha cambiato il finale della storia.

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IL FONDO DI FINANZIAMENTO ORDINARIO

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Oltre metà atenei vincono

Se prendiamo gli 8,32 miliardi distribuiti come somma di quota base+quota premiale+intervento perequativo dei 9,4 complessivi scopriamo che nessuna istituzione statale perde risorse. Delle 61 esaminate (alle quali si aggiungono sette scuole di specializzazione) 30 ottengono la stessa cifra di 12 mesi fa e altre 31 invece guadagnano in media l’1 per cento. Passando ai singoli risultati, cinque realtà (Politecnico di Bari, Catanzaro, Politecnica delle Marche, Napoli Parthenope e Siena Stranieri) arrivano alla soglia massima del +5 per cento. Completano la top ten dei miglioramenti in percentuale i due politecnici di Torino (+4,4%) e Milano (+3,77%) e le università di Bergamo (+3,52%), Venezia Ca’ Foscari (+3,51%) e Padova (+ 2,99%). Facendo il confronto rispetto al pre-Covid i maggiori incrementi li registrano invece Ferrara (+60,2%), Foggia (+58,6%), Bergamo (+48,9%), Napoli Parthenope (+48,4%) e PoliTo (+47,4%).

L’assegno più alto a Roma Sapienza

Se ci spostiamo ai contributi in valore assoluto la classifica risente delle economie di scala tipiche del nostro sistema accademico e vede primeggiare le università mega e grandi. Prima per milioni di euro incassati è inevitabilmente Roma Sapienza con 555,1, seguita da Bologna (464,1), Napoli Federico II (408,2), Padova (395,9) e Torino (347,3).

Un accenno lo meritano anche le Scuole speciali. Qui gli aumenti percentuali maggiori riguardano l’Imt di Lucca e il Gran Sasso Science Institute (+5% per entrambe) mentre per l’assegno complessivo prevale il tandem pisano formato da Normale-Sant’Anna che portano a casa, rispettivamente, 46,5 e 44 milioni.

I criteri di riparto

Il Dm di riparto - che nelle scorse settimane aveva incassato il parere favorevole del Cun e della Crui (su cui si veda Il Sole 24 Ore del 29 luglio) oltre che di Anvur e Cnsu - consente anche qualche considerazione macro. Ad esempio che l’ammontare totale resta di 9,41 miliardi contro i 3,67 del 2025, visto che i 49 milioni destinati al bilancio dello Stato per la riduzione del turnover sono di fatto compensati dai 50 milioni del Dl Pa. Oppure che la “fetta” calcolata in base ai costi standard, che passano dal 36 al 38% del Fondo al netto degli interventi vincolati, sale da 2,45 a 2,58 miliardi; quella legata alla spesa storica invece scende da 1,55 a 1,42 miliardi. Lieve aumento per la quota premiale, legata per il 60% alla Vqr 2020-24, che sale da 2,5 a 2,54 miliardi. Pressoché immutata (140 milioni anziché 141), infine, la perequazione.

L’impegno della ministra Bernini

«Con il Fondo di finanziamento ordinario continuiamo ad aumentare le risorse per le università. Un impegno - spiega la ministra Bernini - che si traduce in più capacità di programmazione per gli atenei, più sostegno alla ricerca, qualità della didattica e maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti. Ma non basta investire di più, serve investire meglio. La nostra visione è chiara: rendere il sistema universitario italiano sempre più attrattivo e internazionale, capace di valorizzare il merito, offrire ai giovani maggiori opportunità e fare della conoscenza uno dei principali motori della crescita economica, sociale e civile del Paese».

La novità in arrivo

Tra le novità dell’Ffo 2026, l’introduzione di una misura che consentirà agli atenei di finanziare progetti strategici e iniziative innovative di particolare interesse per lo sviluppo del sistema universitario nazionale. Ma i dettagli sono ancora allo studio del Mur.

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