Alle università 9,41 miliardi: 31 atenei guadagnano risorse
Al traguardo il Fondo 2026: su 61 istituzioni statali oltre la metà aumenta l’assegno rispetto al 2025, le altre 30 pareggiano. Bernini: serve investire meglio
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Arriva al traguardo il Fondo di finanziamento ordinario per le università da 9,41 miliardi nel 2026. Grazie ai 50 milioni reperiti in extremis dalla ministra Anna Maria Bernini oltre un ateneo statale su due (31 su 61) guadagna risorse rispetto all’anno scorso e le altre 30 pareggiano. A confermarlo sono le tabelle allegate al decreto con i criteri di riparto appena pubblicato.
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Tale risultato non era scontato. Come raccontato nelle scorse settimane su questo giornale l’arrivo della Valutazione della qualità dalla ricerca 2020-24 al posto della vecchia Vqr 2015-19 rischiava di tradursi, per molti atenei, in un calo del contributo rispetto all’esercizio precedente. Ma la doppia scelta di Bernini e avallata dalla Conferenza dei rettori (Crui), da un lato, di tenere a zero il “pavimento” dell’assegno 2026 rispetto al 2025 e a +5% invece il “soffitto” (cioè l’incremento massimo) e, dall’altro, di stanziare nel decreto Pa altri 50 milioni (sui 60 destinati a tutoraggio e orientamento) ha cambiato il finale della storia.
Oltre metà atenei vincono
Se prendiamo gli 8,32 miliardi distribuiti come somma di quota base+quota premiale+intervento perequativo dei 9,4 complessivi scopriamo che nessuna istituzione statale perde risorse. Delle 61 esaminate (alle quali si aggiungono sette scuole di specializzazione) 30 ottengono la stessa cifra di 12 mesi fa e altre 31 invece guadagnano in media l’1 per cento. Passando ai singoli risultati, cinque realtà (Politecnico di Bari, Catanzaro, Politecnica delle Marche, Napoli Parthenope e Siena Stranieri) arrivano alla soglia massima del +5 per cento. Completano la top ten dei miglioramenti in percentuale i due politecnici di Torino (+4,4%) e Milano (+3,77%) e le università di Bergamo (+3,52%), Venezia Ca’ Foscari (+3,51%) e Padova (+ 2,99%). Facendo il confronto rispetto al pre-Covid i maggiori incrementi li registrano invece Ferrara (+60,2%), Foggia (+58,6%), Bergamo (+48,9%), Napoli Parthenope (+48,4%) e PoliTo (+47,4%).
L’assegno più alto a Roma Sapienza
Se ci spostiamo ai contributi in valore assoluto la classifica risente delle economie di scala tipiche del nostro sistema accademico e vede primeggiare le università mega e grandi. Prima per milioni di euro incassati è inevitabilmente Roma Sapienza con 555,1, seguita da Bologna (464,1), Napoli Federico II (408,2), Padova (395,9) e Torino (347,3).
Un accenno lo meritano anche le Scuole speciali. Qui gli aumenti percentuali maggiori riguardano l’Imt di Lucca e il Gran Sasso Science Institute (+5% per entrambe) mentre per l’assegno complessivo prevale il tandem pisano formato da Normale-Sant’Anna che portano a casa, rispettivamente, 46,5 e 44 milioni.
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