L’epidemia

Ebola, negativo il test del paziente rientrato in Sardegna dalla RD Congo

Le analisi sono state condotte dallo Spallanzani di Roma. Il paziente è rientrato in Italia sabato 30 maggio

di Redazione Roma

Il personale medico dell'Alliance for International Medical Action (ALIMA), una ONG internazionale, indossa i dispositivi di protezione individuale (DPI) mentre allestisce un centro di cura per la gestione dell'Ebola, mentre le agenzie intensificano gli sforzi per contenere una nuova epidemia di Ebola causata dal ceppo virale Bundibugyo, a Rwampara, nei pressi di Bunia, nella provincia di Ituri, Repubblica democratica del Congo, il 29 maggio 2026. REUTERS/Gradel Muyisa Mumbere REUTERS

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Il Ministero della Salute informa che il test per Ebola effettuato ieri, domenica 31 maggio, sul paziente rientrato in Sardegna dalla RD Congo è risultato negativo. Le analisi sono state condotte dallo Spallanzani di Roma.

Il paziente è rientrato in Italia sabato 30 maggio. Ieri, dopo aver accusato alcuni sintomi, ha chiamato il 118 ed è stato portato in biocontenimento all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari per i necessari accertamenti diagnostici, così come previsto dai protocolli vigenti. In una nota il ministero conferma che il rischio in Italia resta molto basso.

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L’allarme a Cagliari

I protocolli per un sospetto caso di Ebola erano scattati a Cagliari per prelevare una persona da una abitazione e trasportarla in ospedale. La persona rientrata dall’estero accusava sintomi riconducibili al virus. Era stato attivato il protocollo e sul posto a supporto del 118 erano arrivati polizia, vigili del fuoco e polizia locale. Medici e infermieri dotati di tute asettiche e maschere erano entrate nell’abitazione e prelevato il paziente che era stato trasportato all’ospedale Santissima Trinità nel centro infettivi, dove sono stati effettuati tutti gli accertamenti del caso.

Il focolaio in Repubblica democratica del Congo (RDC)

Intanto il direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie dell’Africa (Cdc) Jean Kaseya ha dichiarato che il focolaio di Ebola che sta devastando il nord della Repubblica democratica del Congo e si è esteso all’Uganda ha provocato fino a ieri già 43 morti e 263 casi confermati. In un editoriale pubblicato dal Financial Times, Kaseya ha inoltre informato che ci sono attualmente più di 1.100 casi sospetti e che la crisi è diventata una prova cruciale per i paesi colpiti, per l’agenzia che dirige e per l’Unione Africana, perché «il rischio di propagazione regionale è già una realtà».

Il contagio anche in Uganda

Kaseya non ha specificato la distribuzione dei contagiati, ma la stragrande maggioranza è stata identificata nella Repubblica democratica del Congo.

Nel suo ultimo bilancio, le Nazioni Unite stimavano che la provincia congolese di Ituri, epicentro della malattia, concentrasse l’88% dei casi confermati. In Uganda sono stati segnalati un totale di nove casi confermati, incluso un decesso. Kaseya ha insistito sul fatto che il contesto sta rappresentando un fattore critico nella propagazione. I combattimenti tra l’Esercito e le milizie nel nord e nord-est del paese hanno provocato un «movimento costante della popolazione attraverso i confini permeabili» tra Rdc e la vicina Uganda». I sistemi sanitari sono saturi e, per questo ceppo del virus, attualmente non esiste alcuna vaccina autorizzata né trattamento specifico», ha avvertito.

«Tra quattro e sei mesi per sconfiggere o contenere il focolaio»

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus si trova questo fine settimana a Bunia, capitale della provincia di Ituri, per valutare la situazione di persona e incontrare le autorità sanitarie del paese, fra le quali il ministro della Salute Roger Kamba. Nella sua prima conferenza stampa di ieri, Kamba si è dato un periodo «tra quattro e sei mesi» per «sconfiggere o contenere il focolaio».

Il capo dell’Oms, da parte sua, ha ricordato la risposta di Kinshasa nei focolai passati e ha sostenuto che, sebbene non esista un vaccino conosciuto per il ceppo del focolaio attuale, l’esperienza del paese è al momento la migliore arma. «Sappiamo che si tratta di una crisi piuttosto complessa, ma la RDC vanta già un’ampia esperienza nella lotta contro il virus. Confidiamo di poter contenere questa epidemia ancora una volta», ha affermato Tedros.

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