Pandemia silenziosa

Allarme Oms: un’infezione su sei è ormai resistente agli antibiotici

Dal 2018 aumento del 40% dei casi. I ricercatori tracciano un secolo di evoluzione batterica, mentre servono nuovi farmaci, diagnosi rapide e un uso più responsabile delle cure

di Francesca Cerati

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Nel 2023 una persona su sei nel mondo ha contratto un’infezione batterica resistente ai trattamenti antibiotici. È quanto emerge dal nuovo rapporto globale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), basato sui dati del sistema di sorveglianza Glass (Global antimicrobial resistance and use surveillance system), che raccoglie informazioni da oltre 100 Paesi.

I risultati mostrano una crescita della resistenza antimicrobica (Amr) del 40% tra il 2018 e il 2023, con un aumento medio annuo compreso tra il 5% e il 15%. Nel mondo, le infezioni causate da otto batteri comuni – Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Salmonella, Shigella e Neisseria gonorrhoeae – sono quelle più colpite dal fenomeno.

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Sud-Est asiatico e Mediterraneo orientale le aree più colpite

La resistenza antimicrobica non colpisce in modo uniforme. Secondo l’Oms, nelle regioni del Sud-Est asiatico e del Mediterraneo orientale un’infezione su tre è ormai resistente agli antibiotici, mentre in Africa il dato è di una su cinque. Le aree più vulnerabili sono anche quelle dove i sistemi sanitari non dispongono di laboratori in grado di identificare i patogeni o di trattarli con farmaci efficaci.

In molti Paesi a basso e medio reddito, i pazienti affetti da infezioni resistenti non solo non ricevono le cure appropriate, ma non hanno nemmeno accesso agli antibiotici di base. «La resistenza antimicrobica sta superando i progressi della medicina moderna, minacciando la salute delle famiglie in tutto il mondo - ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms - Serve un uso responsabile degli antibiotici e un accesso equo a diagnosi e trattamenti di qualità».

Batteri “Gram-negativi”: la minaccia più grave

Tra i batteri più pericolosi figurano i Gram-negativi, particolarmente resistenti e difficili da trattare. Nel 2023, oltre il 40% dei ceppi di Escherichia coli e più del 55% di Klebsiella pneumoniae si sono rivelati resistenti alle cefalosporine di terza generazione, antibiotici di prima scelta per le infezioni del sangue.

In Africa, la resistenza supera il 70%, lasciando ai medici pochissime alternative terapeutiche. Anche altri antibiotici salvavita, come i carbapenemi e i fluorochinoloni, stanno perdendo efficacia contro E. coli, K. pneumoniae, Salmonella e Acinetobacter.

La resistenza ai carbapenemi, un tempo rara, è ormai in rapido aumento, costringendo molti Paesi a ricorrere a farmaci “di ultima istanza”, spesso costosi, difficili da reperire e non disponibili nei sistemi sanitari più fragili.

Un secolo di evoluzione batterica svela le origini della resistenza

Un’indagine condotta dal Wellcome Sanger Institute e pubblicata su Science ha ricostruito 100 anni di evoluzione batterica per capire come la resistenza ai farmaci si sia diffusa nel mondo.

Analizzando oltre 40.000 plasmidi – minuscole strutture di Dna trasferibili tra batteri – provenienti da campioni raccolti in sei continenti, i ricercatori hanno scoperto che una piccola minoranza di plasmidi è responsabile della maggior parte della resistenza multifarmaco (Mdr) oggi in circolazione. In altre parole, pochi “super–vettori genetici” hanno trasformato i batteri in organismi capaci di sopravvivere a quasi ogni trattamento.

I plasmidi più antichi, risalenti ai primi decenni del Novecento, non contenevano geni di resistenza; questi si sono evoluti con l’uso crescente di antibiotici dopo la Seconda guerra mondiale, fino a creare i ceppi resistenti che oggi preoccupano la sanità globale.

«L’uso massiccio di antibiotici ha rimodellato il paesaggio genetico dei batteri, dando origine a plasmidi che ora trasportano geni di resistenza multipla - spiega Zamin Iqbal, professore di Genomica algoritmica e microbica dell’Università di Bath - Capire come si sono evoluti è il primo passo per contrastarli».

Farmaci in calo, resistenza in crescita

Il quadro globale è aggravato da una crisi di innovazione farmaceutica. Secondo i più recenti rapporti Oms, nel 2025 sono in sviluppo solo 90 antibiotici in tutto il mondo: di questi, appena 15 sono considerati innovativi e soltanto cinque mostrano efficacia contro almeno uno dei batteri “critici” presenti nella lista dei patogeni prioritari dell’Oms.

Nel frattempo, la resistenza continua a diffondersi più rapidamente della capacità di sviluppare nuovi farmaci e la situazione rischia di trasformarsi in una vera e propria pandemia silenziosa. Le stime più aggiornate, pubblicate su The Lancet, parlano di oltre 39 milioni di decessi cumulativi tra il 2025 e il 2050 causati da infezioni resistenti ai farmaci, quasi 2 milioni di morti all’anno entro la metà del secolo.

Italia tra i peggiori in Europa per uso di antibiotici

Anche in Italia la tendenza è preoccupante. Il consumo di antibiotici è salito a 22,4 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti, un valore più del doppio rispetto alla media dell’Unione europea. L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha recentemente raccomandato una revisione dell’uso dell’azitromicina, un antibiotico essenziale da decenni, per evitarne l’inefficacia futura dovuta alla crescente resistenza.

Il ministero della Salute, da parte sua, richiama l’attenzione sulle infezioni correlate all’assistenza sanitaria (Ica), che colpiscono sempre più pazienti negli ospedali italiani e rappresentano una delle principali criticità per la sicurezza e la sostenibilità del sistema sanitario. Si tratta di infezioni che insorgono durante ricoveri o procedure mediche e che, a causa della resistenza, richiedono cure lunghe, costose e spesso inefficaci.

La chiamata dell’Oms: “Agire ora”

L’Organizzazione mondiale della sanità invita tutti i Paesi a potenziare i propri sistemi di sorveglianza e laboratorio e a fornire dati affidabili sulla resistenza antimicrobica entro il 2030. Nonostante i progressi - la partecipazione al programma Glass è passata da 25 Paesi nel 2016 a 104 nel 2023 — quasi la metà degli Stati non ha ancora comunicato dati completi, e molti non dispongono delle infrastrutture necessarie per generare informazioni attendibili.

L’Oms chiede inoltre di rafforzare le strategie “One Health”, che integrano la salute umana, animale e ambientale, e di aggiornare le linee guida terapeutiche secondo i modelli locali di resistenza. Solo un approccio globale e coordinato, conclude l’Organizzazione, può fermare una crisi che rischia di farci tornare indietro di un secolo nella lotta alle infezioni.

Se il Novecento è stato il secolo degli antibiotici, il XXI dovrà essere quello della loro difesa, con prevenzione, diagnosi, ricerca e responsabilità.

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