Allarme bleaching: salviamo i giganti di corallo delle Maldive
Un progetto italiano sta provando a proteggere questi monumenti marini come si fa con quelli artistici, perché sono custodi di informazioni sul clima vitali per il futuro.
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Lontano dalla nostra attenzione, la biodiversità marina rischia di scomparire nel silenzio generale. Negli ultimi cinquant’anni, la popolazione di squali del mar Tirreno è crollata del 99 per cento, a livello mondiale la pesca intensiva sta spingendo un terzo delle specie di squali e razze verso l’estinzione, mentre le temperature anomale degli oceani hanno portato al quarto evento di sbiancamento globale delle barriere coralline, che dall’Asia all’Australia stanno perdendo colore e vita a causa dei cambiamenti climatici.
Tenere alta l’attenzione sul tema significa anche aiutare la cura e la conservazione: è per questo che sono importanti le operazioni di monitoraggio e divulgazione. Fronte squali, per esempio, in Italia è attiva Eleonora de Sabata, giornalista e citizen scientist: ha avviato un progetto di raccolta di informazioni dal basso – grazie a turisti, diver e pescatori – sugli avvistamenti degli squali nel Mediterraneo, minacciati dal degrado degli ecosistemi e dalla pesca, accidentale e non (i Paesi europei sono tra i primi fornitori dei mercati asiatici). La sua campagna Stellaris ha permesso, tra le altre cose, di migliorare lo status di tutela del Banco di Santa Croce, una secca a ridosso del golfo di Napoli frequentata, per riprodursi, da gattopardi o gattucci maggiori, e piccoli squali a pois.
Il bleaching, lo sbiancamento delle barriere coralline, è invece un problema su una scala molto più vasta, una delle più grandi tragedie ecologiche della nostra epoca di cambiamenti climatici. Come spiega Simone Montano, ricercatore dell’Università Milano-Bicocca, le ondate di calore marine, sempre più lunghe e frequenti, fanno saltare la simbiosi tra il corallo e l’alga, che sta alla base di tutto l’ecosistema. «Senza le alghe, i coralli non possono più nutrirsi perché non sono in grado procedere con la fotosintesi. Lo scheletro di calcare a quel punto appare bianco e comincia a brillare come se qualcuno avesse acceso sott’acqua delle lampadine che emettono luce fredda e spettrale. Così, la natura manifesta la sua sofferenza». Il paragone che spesso fanno i biologi marini è con un esteso incendio forestale, che però avviene sott’acqua, quindi è ancora più difficile da raccontare e soprattutto portare all’attenzione del mondo. Ma anche da spegnere.
Montano ha osservato il primo episodio di sbiancamento in Kenya quindici anni fa, poi ha iniziato a studiare i reef delle Maldive, che sono diventati la battaglia della sua vita. Ha visto gli episodi aumentare, proporzionalmente all’incremento delle temperature oceaniche, ha osservato le barriere coralline riuscire a riprendersi, anche grazie all’aiuto degli scienziati, e poi crollare di nuovo: un pezzo di vita marina che prova a sopravvivere in un ecosistema che stiamo rendendo sempre più inospitale a colpi di emissioni di gas serra. «Con il tempo noi biologi marini ci siamo dovuti trasformare da studiosi in ricostruttori», spiega Montano. Un’osservazione neutrale di ecosistemi al collasso è sempre più difficile: chi fa ricerca deve ormai partecipare alla lotta per la sopravvivenza dell’oggetto della propria ricerca. Questo lavoro sarà vano se avverrà in silenzio, con la comunità scientifica separata dall’opinione pubblica: alla biodiversità servono partecipazione emotiva e politica, anche da parte di chi non vedrà mai una barriera corallina.
È per questo che è nato il progetto Map the Giants dell’Università Milano-Bicocca: una spedizione scientifica per «mappare i giganti di corallo» delle Maldive, documentarne le difficoltà, ma anche l’estensione e la maestosità: il sogno di Montano è trasformarli in monumenti del mare, da proteggere come si fa con quelli artistici. «Dobbiamo renderci conto di cosa perderemmo senza questi giganti, che sono degli unicum naturali, in grado di crescere in maniera indisturbata per secoli, diventando davvero grandi: alcuni sono alti come palazzi di tre piani. Inoltre, possono custodire informazioni sul clima passato, vitali per il futuro». Per la missione servono risorse, Map the Giants è anche una campagna di crowdfunding, nata con lo scopo di raccogliere 10mila euro sul portale Ideaginger, a cui l’Università aggiungerebbe un co-finanziamento.









