L’insider

Alla scoperta di Muscat, tra colori del suq e il più prezioso profumo del mondo

Sentirsi a casa, anche in viaggio: nella capitale dell’Oman, l’artista Alia Al Farsi guida alla scoperta dei migliori prodotti da acquistare, le meraviglie della corniche e la maestosa residenza del sultano Qaboos.

di Lucia Galli

L’artista Alia Al Farsi nella sua galleria in Oman con l’opera “My Eyes Carry a Revolution of Feeling”. (©LUCA PELAGATTI)

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Muscat è una metropoli che può far sentire a casa ogni viaggiatore, perché il senso dell’accoglienza fa parte del Dna omanita. Io inizio la giornata con una camminata sulla spiaggia e un caffè in riva al mare. La città è lunga e stretta, potrebbe sembrare piccola: è abbracciata alle spalle da alte montagne e pervasa nell’area più antica dal color miele delle architetture di epoca portoghese, mentre il confine è il litorale. Molti la descrivono, invece, come la città bianca per i suoi palazzi, alcuni maestosi – come la residenza del sultano Qaboos, la moschea, la Royal Opera House e il museo nazionale – altri contemporanei con interni coloratissimi. Io amo molto il museo Bait Al Zubair, per la sua atmosfera intima, la preziosità degli oggetti e l’estrema cura negli allestimenti. Sono nata qui vicino, a Mutrah, lungo la corniche, a due passi dal sūq: un caos multicolore, pieno di sapori, suoni, profumi, curiosità, uno stimolo continuo.

La caesar salad in versione omanita del ristorante Bait Al Luban. A destra profumo Reflection Man, AMOUAGE (365 €, 100 ml).

Lo ritraggo spesso nei miei Alleys, le tele che ho esposto anche a Venezia, nella scorsa Biennale. La mia galleria si trova in una zona defilata, quel che era l’industrial hub di Al Rusayl, che sta rinascendo poco a poco grazie a nuovi progetti. È il luogo che ho sempre sognato, dove ho raccolto 30 anni di lavoro, visto che dipingo da quando avevo 8 anni: un grande open-space con oggetti, libri e suggestioni e su, al primo piano, la biblioteca e il caffè. A noi omaniti piace così, crescere nel rispetto della tradizione, ma restare locali. Così è stato per Muscat: la città ha resistito all’omologazione globale, difendendo la sua identità. Se altri Paesi della Penisola arabica e del Golfo hanno scelto uno sviluppo verticale, qui si coltivano il cuore, le tradizioni e l’anima dei quartieri. In questo periodo il mondo dell’arte è in grande fermento: oltre ai musei, sono molti gli alberghi che stanno aprendo piccole gallerie al loro interno, sostenendo il lavoro di giovani emergenti. Per esempio, il Mandarin Oriental, aperto da poco più di un anno ad Al-Qurum. Sulla spiaggia di Al Ghubra, mi piace molto anche The Chedi Muscat, ormai un’istituzione in città, per la sua estetica minimalista e l’atmosfera accogliente e rilassata.

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Una via ferrata tra i canyon neri di Jebel Akhdar. (COURTESY Alila Jabal Akhdar)

Fuori Muscat, un giro in montagna è d’obbligo: fra i canyon neri di Jebel Akhdar, non si può perdere Alila. Significa sorpresa ed è un boutique hotel per riconnettersi con la natura. Da qui si raggiunge Misfat Al Abriyeen, villaggio dove si respira un’atmosfera fuori dal tempo. A Nizwa, antica capitale e porta d’ingresso di questo regno montuoso d’alta quota, ha da poco aperto il museo Accross Ages, meravigliosa celebrazione della nostra storia nazionale.

La grande moschea del sultano Qaboos.

Il mio luogo del cuore, però, alberghi e musei a parte, ci riporta sulla costa: scelgo l’isola di Masirah per la sua pace, o le spiagge di Sharqiyah dove le dune di sabbia incontrano le onde. Qui mi ricarico e ritrovo l’energia: credo che in questi paesaggi stia la vera essenza dell’Oman, la potenza dei suoi contrasti cromatici e climatici, gli opposti abbracciati e contigui, cime e mare, deserto e acqua. Anche la cucina omanita è un viaggio di continue scoperte: in città ci sono alcuni indirizzi da non mancare. Ci vuole pazienza per trovare un tavolo da Bait Al Luban, ma l’esperienza vale l’attesa. Godetevi l’atmosfera da gran caravanserraglio moderno di Rozna, mentre per un morso di modernità, fra i miei caffè preferiti, c’è Al Mohandis. Per portarsi a casa un poco di Oman, consiglio il sūq in versione moderna: il Mall of Oman è la risposta contemporanea agli antichi mercati. Nel mio Paese si distilla uno dei profumi più preziosi al mondo: la perfumery house Amouage non ha mai interrotto il fil rouge con le coltivazioni di rosa trattate ancora con il metodo tradizionale, seguendo le stagioni, fra i monti, estraendo l’essenza dei petali dentro antiche cantine scavate nella pietra. A proposito di tradizioni, vale una visita anche il cantiere dei boutres, le imbarcazioni di legno che perpetuano un savoir-faire secolare marittimo e sono un’attrazione culturale, gestita con il supporto del governo per preservare il patrimonio. Si trovano a circa 4 chilometri dalla città, in una laguna suggestiva.

la Spa del Mandarin Oriental Muscat. (COURTESY © Mandarin Oriental Hotel Group)

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