Scelte olfattive/2

Alla scoperta del layering, per costruire il proprio profumo come un ritratto

Strato su strato avvicinandosi per gradi a quello che ci piace e soprattutto a quello che ci rispecchia. Per comporre una fragranza custom, serve un approccio giocoso e lento, che crea legami molto sperimentali.

di Laura Belli

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Fin dall’antichità, l’utilizzo di incensi, balsami e oli aromatici sovrapposti era una consuetudine. E non solo tra le classi nobiliari o nelle pratiche religiose, ma anche nella vita quotidiana. Anche oggi si utilizzano prodotti diversi nella skincare, per lo styling dei capelli o nel make-up, e ciascuno è caratterizzato da una sua più o meno percettibile aromaticità. Ma se il risultato olfattivo qui è casuale, il layering è un processo ragionato e consapevole: si applica il primo profumo più intenso e persistente, si lascia asciugare per qualche minuto e quindi si stratifica con la seconda fragranza, più fresca e luminosa. Con una finalità precisa: personalizzare il jus che indossiamo. «Il trend nasce dal rifiuto dell’omologazione, quella che negli anni Ottanta era, invece, una dichiarazione di status, un simbolo di appartenenza: stessi abiti, make-up, acconciature, accessori e profumi», sottolinea Claudia Scattolini, disegnatrice di fragranze e divulgatrice olfattiva. «Oggi abbiamo completamente superato il concetto di standardizzazione: tutto ciò che parla del sé deve usare un linguaggio soggettivo e il profumo, in particolare, è diventato un’espressione di identità. Del resto, il gesto di profumarsi è personale: lo facciamo per noi stessi, perché quelle note ci piacciono, ci fanno stare bene. E ci rappresentano. La profumeria artistica, con la sua originalità, la produzione limitata e l’impiego di materie pregiate è la grande protagonista del layering olfattivo, ma nulla vieta di utilizzare profumi mainstream, includendo nella giustapposizione anche creme, oli e balsami profumati». C’è chi semplifica l’how-to del layering nella traduzione strato su strato, ma dietro c’è molto di più. «Bisogna conoscere bene la composizione olfattiva di quello che usiamo, per non creare una sorta di cacofonia. Inoltre, quando si applica il profumo sulla pelle, è sempre bene usare come base una crema nutriente: assicura una miglior presa e prolunga la persistenza della fragranza. Va poi sovvertito l’ordine della piramide olfattiva classica. Si parte, sì, con le note della base come vaniglie, ambre, resine, legni che sostengono. Ma, subito sopra, note di testa che illuminano, come quelle agrumate. Prova della perfetta riuscita è quando il profumo nel suo insieme si rivela nel tempo, proprio come avviene per una fragranza classica, nota dopo nota». Quindi, da questa piramide che non segue la classica geometria testa-cuore-fondo, le note centrali sono uscite di scena. «Esatto, possono però essere l’alternativa da usare come base. Chi ama i sentori fioriti e fruttati tipici del cuore di una fragranza, può applicarli come primo step e poi illuminarli. Lo si può fare sul décolleté, ma, volendo un risultato più impercettibile, che si manifesta solo quando ci muoviamo o ci avviciniamo a qualcuno, i punti di elezione sono quelli caldi, di pulsazione: collo, polsi, incavi delle braccia e persino dietro alle ginocchia. In questo caso è bene limitarsi a una o due note, evitando fragranze dalla costruzione troppo complessa». Considerando che sono i profumi artistici la prima scelta di chi fa layering, la stratificazione olfattiva sembra un esperimento per pochi. «Non necessariamente. Oggi il lusso non è possedere, ma scegliere. Creare una propria identità olfattiva è una scelta, quindi un lusso di per sé. Così come dedicare del tempo per idearla e portarla alla luce. C’è poi un aspetto da tenere in considerazione, che lega il layering a sostenibilità e repurposing: un po’ come in sartoria possiamo rendere più moderno un capo d’abbigliamento, allo stesso modo è possibile rendere cool una fragranza che abbiamo, che ci è stata regalata, ma magari non risponde al nostro gusto». La raffinatezza passa quindi soprattutto dal tipo di accostamento olfattivo. «Oggi l’eleganza è rappresentata da note che abbracciano, morbide e avvolgenti come il legno di cashmere (ottenuto da una combinazione di sentori di ambra, cedro, vaniglia e muschio), le resine luminose, i muschi soft, i tè: un effetto seconda pelle che esprime un comfort sofisticato. La dichiarazione olfattiva urlata non è mai elegante, mentre quella sussurrata lo è».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Analogamente, in campo business, il layering si è diffuso come naturale evoluzione ed espansione di due importanti strumenti strategici: il marketing olfattivo in cui la profumazione degli ambienti è finalizzata a migliorare la customer experience, aumentando il tempo di permanenza e la propensione all’acquisto, e il branding olfattivo, che traduce identità e valori di un brand in una sorta di logo profumato. «Mezzi estremamente efficaci e largamente utilizzati perché l’olfatto è direttamente connesso al sistema limbico del cervello, che governa ricordo ed emozioni», afferma Maurizio Cavezzali, co-founder Esxence e ceo Equipe International, autore di Olfatti non parole. Guida alla comunicazione olfattiva nel marketing e nel personal branding (Ideazioni, 18 euro su amazon.com). Sia nel marketing sia nel branding olfattivo, il layering non è solo un esercizio teorico, ma una leva importante, concreta, per modellare l’esperienza sensoriale. L’esempio più classico riguarda gli hotel di alta gamma, dove si lavora con profili stratificati, modulando fragranze diverse in differenti aree (lobby, reception, ascensori, camere). Anche legandoli a complementi d’arredo e opere d’arte. Un esempio semplice: dove c’è un quadro a soggetto floreale, viene diffusa un leggera fragranza di petali e corolle.

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Il layering nel branding olfattivo, invece, si concretizza nella riproduzione del signature scent del marchio in tutta una serie di profumazioni come candele, diffusori a bastoncino, spray per ambienti e tessuti d’arredo, per portare anche a casa la narrazione olfattiva di una maison. Un potente strumento purché ben strutturato e calibrato. «Così come per il layering sulla persona, anche in ambito business la sfida è controllare intensità, persistenza e coerenza: l’esperienza deve integrarsi con lo spazio e con la sua atmosfera, si deve avvertire senza mai risultare invadente. Anche la frequenza con cui ravvivare la profumazione deve essere ben calcolata». Un’ulteriore evoluzione del layering è la stratificazione di fragranze per il bucato. «Parliamo sempre di prodotti di nicchia, un corredo di detergenti, profumazioni da aggiungere all’ammorbidente, scenting per armadi e cassetti fino ai pillow spray da usare in sequenza. Anche in questo caso, senza mai esagerare».

SU MISURA CLAUDIA SCATTOLINI organizza corsi di profumeria base e avanzato, 330 € e il Ritratto Olfattivo, una giornata di creazione della propria eau de parfum su misura, 950 €, claudiascattolini.it. ESXENCE organizza The Art Perfumery Event, dal 3 al 6 giugno, al MiCo di Milano, 23 €, esxence.com.

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