Viaggi su misura

Alla scoperta di Cape Town, fra wild swimming e rari manufatti artigianali

Esplorare le bellezze di un luogo con l’aiuto di un’insider: Hanneli Rupert, vicepresidente della Michelangelo Foundation, racconta come vivere la sua città al ritmo della natura.

di Caterina Maconi

Un ritratto di Hanneli Rupert, vicepresidente della Michelangelo Foundation, che cura la kermesse veneziana Homo Faber.

4' di lettura

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Quando sono a Cape Town, la mia giornata inizia presto. L’oceano e la Table Mountain che incorniciano e dominano la città hanno un potere magnetico sulla mia routine. Appena mi alzo nuoto nelle Tidal Pools di Camps Bay, piscine d’acqua salata ricavate nel mare, dove rilassarsi e fare sport in sicurezza. Poi, passo a prendere un caffè da Okja, oppure da Strangers Club, che offre anche un’accurata selezione di vestiti eco chic di ispirazione locale. Mi piace l’indole cosmopolita di questa metropoli: qui si parlano 11 lingue e convivono diverse comunità internazionali, ma è possibile vivere una dimensione intima e apprezzare un’offerta culinaria vivace. Nel weekend, la mattina, vado all’Oranjezicht Farmers Market, dove fare shopping di cibo fresco e verdure, e scovare prodotti artigianali interessanti. L’offerta di locali è varia: ne aprono continuamente di nuovi, ma la mia mappa riporta soprattutto indirizzi storici. Per un pranzo veloce punto su Hemelhuijs, per le migliori insalate.

Gli interni dell’hotel Ellerman House.

Il pesce è imperdibile e sempre fresco: lo si mangia da La Perla, un’istituzione dagli anni Sessanta, mentre altri nomi per cene speciali sono Between Us e La Colombe, che con i suoi sei ristoranti è un punto di riferimento per il fine dining in tutto il Sudafrica: gli chef e lo staff ogni anno vengono portati a visitare un Paese diverso per conoscerne suggestioni e ingredienti, che raccolgono poi nei loro menu. Per una serata più casual ci sono invece Il Leone, italiano, o Mano’s, con influenze mediterranee.

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“Inkomo yeKoyi” (2024), di Zizipho Poswa, uno degli artigiani presenti nell’edizione in corso della manifestazione.

La mia casa è vicina all’oceano e fermarmi a osservarlo è un modo di ricaricarmi. Per godermi il tramonto, mi piace aprire una bottiglia di vino a Bakoven Beach, oppure salire sulla Lion’s Head, il luogo perfetto per avere una vista a 360 gradi sulla zona: sono due mete classiche a Cape Town, soprattutto d’estate. D’inverno, invece, si può bere un drink al Bascule Bar, al V&A Waterfront, guardando gli yacht.

La scena artistica è un altro plus di questa città, e infatti un momento ideale per visitarla è durante la Cape Town Art Fair (prossima edizione, 21-23 febbraio 2025, ndr), che consente di scoprire le novità delle gallerie: espongono soprattutto artisti contemporanei e giovani emergenti africani. Anche io sto supportando la scena locale: nella mia boutique Merchants on Long, un concept store che ho aperto nel 2010, ospito collezioni di vestiti e accessori realizzati da artigiani e designer da tutto il Continente. Si possono trovare brand come Dye Lab, Frances VH Mohair, Lené Ehlers per le

Una vista della Lion’s Head.

ceramiche, AAKS per le borse, GuguByGugu.

Altri artigiani locali che amo, eccellenti nelle ceramiche, sono Zizipho Poswa, i fratelli Madoda e Siyabonga Fani, oltre a Porky Hefer per le sue installazioni: partecipano tutti a questa edizione di Homo Faber, in corso a Venezia, curata dalla Michelangelo Foundation, di cui sono vicepresidente. Per scoprire l’arte africana è d’obbligo lo Zeitz MOCAA, ma anche la collezione della Ellerman House, boutique hotel con una selezione unica di opere contemporanee che accompagnano i visitatori in un viaggio nella storia culturale del Paese. Tra gli hotel, suggerisco poi The Winchester, sulla promenade. È una delle strade più note, perfetta per una passeggiata o per fare sport con vista sull’oceano: ogni tanto la mattina la percorro di corsa, è una sferzata di energia.

Una stanza all’ultima edizione della Cape Town Art Fair.

Il mio approccio alla città è legato all’attività fisica e alla natura: in pochi minuti di macchina si raggiunge le Table Mountain, percorsa da oltre 300 sentieri. Uno dei miei preferiti è il Kasteelspoort, con vista su Camps Bay e Lion’s Head, ma per i trekking più complessi è meglio affidarsi a Rodger Bowren o Escape+Explore, che studiano avventure private, su misura. Non solo hiking e sport acquatici: a Cape Town i golfisti possono giocare su campi suggestivi, come quelli del Royal Cape Golf Club e del club Pearl Valley, mentre per gli appassionati di botanica ci sono i Kirstenbosch Botanical Garden. La città è piccola, si raggiunge tutto velocemente e, a pochi minuti di macchina, il paesaggio muta completamente.

“The New Negro Escapist Social and Athletic Club (Thurgood)” 2008, di Rashid Johnson, esposto allo Zeitz MOCAA.

Consiglio una giornata a Stellenbosch, il luogo dove sono cresciuta: dopo una tappa al museo della mia famiglia, il Rupert Museum, dove è esposta una collezione di arte africana dal 1940 al Duemila, si pranza da The Fat Butcher per la carne squisita. Immancabile un wine tasting da DeMorgenzon, dove degustare i vini locali, per poi esplorare le statue nel giardino indigeno del Dylan Lewis Sculpture Garden. La cena è da Rust en Vrede, ristorante della nota tenuta vitivinicola omonima: si prenota un tavolo nel giardino per assaggiare la migliore carne accompagnata da vini che hanno reso famosi nel mondo i terroir della zona. Nella regione il barbecue ha una grande tradizione.

Mi piace rinnovarla per il pranzo domenicale: carne, verdure, pesce e un vino sudafricano. Il mio preferito è Optima, rosso prodotto nelle cantine Anthonij Rupert Wine. Da appassionata di wild swimming, l’ultima cosa che faccio prima di lasciare Cape Town è una nuotata. Per un’esperienza eccezionale di freediving si può contattare Hanli Prinsloo: organizza tour in tutto il mondo, ma ha base in città, e conosce queste acque alla perfezione.

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