Scenari

Alla ricerca di modelli più abbordabili ma sostenibili

Si riduce l’offerta di auto economiche e la guerra dei prezzi diventa una priorità stringente di un’industria in consolidamento

di Mario Cianflone

Renault 5 E-Tech, 100% a batteria dallo stile iconico

3' di lettura

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L’automotive affronta una nuova tempesta perfetta: un’altra ancora, le cui onde, altissime, sono costituite da un mix di fattori. Innanzitutto, le auto elettriche non hanno conquistato (Tesla a parte) il mercato: le vendite sono in calo in tutta Europa e al lumicino in Italia (dal 4% a poco più del 2%). Sui motivi delle difficoltà delle Bev ci sono molte spiegazioni, ma due sono quelle principali: rete di ricarica non adeguata (o che spaventa i clienti anche per mancanza di una cultura sulle e-car) e prezzi ancora molto più alti delle vetture Ice, lontani dall’incontro tra domanda e e offerta.

Oltre a questo, nella tempesta perfetta 2024 ci sono anche tre macro trend intersecati fra loro. Il primo verte sulla progressiva scomparsa dell’offerta nel segmento A, quello delle citycar più economiche, e questo danneggia la mobilità della classe media. Il secondo vede sorgere la necessità per l’industria di trovare nuove economie di scala e accordi industriali tra gruppi per abbattere i costi mentre il terzo è quello della guerra dei prezzi, innescata da Tesla, che distrugge il valore residuo con impatto sul mercato dei privati, delle flotte e degli operatori del noleggio a breve.

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«In Europa – dice Dario Duse, responsabile per l’area Emea del team automotive di AlixPartners - continua la polarizzazione dei volumi verso un aumento dei segmenti più alti (C-D-E e Suv in generale) che tra il 2019 e il 2023 sono passati dal 50% al 53%, mentre il segmento A ha continuato a contrarsi passando dal 6 al 4% (-50%). In particolare il segmento A è previsto in ulteriore contrazione fino a raggiungere il 2% del mercato nel 2030».

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Infatti, in Italia (Paese storicamente spostato verso segmenti più bassi) i veicoli di segmento A sono passati dal 15% (circa 2 milioni) del 2019 al 12% (1,7 milioni) nel 2023. L’aspettativa degli analisti è che il segmento A subirà un ulteriore calo per arrivare intorno al 5% nel 2030, parzialmente bilanciato dall’aumento del segmento B (e B-Suv). «La ragione del calo - afferma Duse - è sostanzialmente legata all’evoluzione della domanda e dei costi, più vicini che in passato tra i segmenti per i veicoli con motore a combustione interna e ibridi. Le altre ragioni per il calo del segmento delle più piccole sono legati al cambio parzialmente strutturale della mobilità post Covid, l’avvento di forme di micro-mobilità e l’insostenibilità economica di soluzioni Bev».

Quanto alle economie di scala, nei mesi si è molto parlato di un patto tra Stellantis e Renault, mentre quest’ultima è pronta a offrire piattaforme (AmprSmall) ad altri costruttori, a partire da Vw. E lo stesso Ceo, Luca de Meo, ha più volte stigmatizzato la necessita di creare una sorta di Airbus per l’automotive.

«Le economie di scala - prosegue Duse - sono fondamentali per la profittabilità: i costi dei componenti dipendono in maniera importante dai volumi, per cui è chiaro che produrre volumi maggiori di uno specifico veicolo, o famiglia di veicoli, abilita economie di acquisto nell’ordine di 5-10% dei costi variabili al raddoppio dei volumi. Inoltre così si assorbono i costi di sviluppo».

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Secondo Dario Duse, accordi di condivisione delle piattaforme potrebbero essere particolarmente utili per i veicoli elettrici, per i quali il recupero di costi rimane prioritario. «Questo sarà ancor più possibile negli anni a venire, quando il valore strategico di possedere piattaforme e veicoli proprietari diverrà sempre meno rilevante».

Infine. la guerra dei prezzi non è certo una novità per l’automotive. «Negli anni - afferma Duse - i costruttori si sono sempre confrontati su questo, ma negli ultimi mesi stiamo assistendo a un ritorno all’utilizzo della leva prezzo per sostenere volumi, soprattutto per le elettriche. Intanto in Italia le Bev rimangono mediamente del 50% più costose delle termiche».

La revisione dei prezzi sul nuovo, nel quadro di incertezza sull’evoluzione della domanda e sulla reale applicabilità della transizione energetica in particolare in Europa, «spinge - dichiara Duse - l’attenzione sul valore residuo da parte di consumatori, produttori e grandi operatori delle flotte (inclusi i rent-a-car) soprattutto sulle elettriche, per i quali la percezione di durata della batteria negli anni e il possibile ingente costo di sostituzione amplificano la preoccupazione. Se a questo si uniscono il trend di accelerato rimpiazzo dei modelli e i nuovi trend di sviluppo e utilizzo del veicolo abilitati dal Software defined vehicle, è evidente che la definizione e la gestione del valore residuo è divenuta una delle priorità più calde per l’industria».

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