Cina-Taiwan, duello in Africa: il caso eSwatini e la politica dei dazi zero
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Marco Morino
3' di lettura
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Nell’attesa di scoprire se il prossimo autunno-inverno ci consentirà di superare definitivamente l’emergenza Covid, una certezza resta granitica: l’intero settore della sanità ha bisogno di nuovi investimenti per recuperare anni e anni di tagli e abbandono.
Come ripensare l’assistenza sanitaria italiana in modo da superare le criticità emerse durante la pandemia? Se, come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), risulta fondamentale adottare un nuovo modello territoriale, quali e quante risorse sono necessarie per renderlo realtà? Con quali benefici per il sistema Paese? Sono questi alcuni dei temi a cui intende fornire una risposta la ricerca realizzata da Nomisma e dalla società Rekeep, capofila del principale gruppo italiano attivo nell’integrated facility management. Lo studio si focalizza, in particolare, sugli spazi e le strutture necessari per portare cura e assistenza più vicine alle persone, in grado di superare le criticità emerse durante la pandemia. In futuro un ruolo fondamentale sarà ricoperto dallo sviluppo di una rete di strutture sanitarie territoriali che possano diventare punto di riferimento per i cittadini.
All’interno del Pnrr, la missione salute prevede 15,63 miliardi di euro da investire per il potenziamento del sistema sanitario nazionale.
Guardando al pacchetto di misure proposto dal governo Draghi, 7 miliardi saranno destinati al potenziamento degli ospedali stessi e dei servizi sanitari di prossimità, oltre che allo sviluppo della telemedicina. La medicina di prossimità diventa strumento strategico per combattere le sfide future e per questo, entro il 2026, saranno realizzare 1.288 Case della Comunità (o Case della Salute), dei veri e propri centri di intervento sanitario per i quali è previsto un investimento di 2 miliardi di euro. Un altro miliardo sarà investito per la realizzazione e l’attivazione di 381 Ospedali di Comunità (ancora entro la metà del 2026), ovvero strutture sanitarie a ricovero breve e per interventi sanitari non gravi. Infine, 308 milioni sono riservati al potenziamento delle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali).
Tuttavia, per attivare un modello di sanità che sia realmente più vicino alle persone e ai territori la ricerca Nomisma-Reekep sostiene che sia necessario fare di più, realizzando strutture aggiuntive a quelle indicate nel Pnrr. In Italia esistono circa 2 milioni di metri quadrati di strutture socio-sanitarie inutilizzate o inutilizzabili che, teoricamente, potrebbero essere riqualificate o ricostruite e destinate a Ospedali di Comunità, Case della Salute o Rsa. In questo modo gli spazi necessari potrebbero essere realizzati senza consumare ulteriore suolo.
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